[Gael et Gondry]
Perché il cinema nutre i nostri sogni. E abbiamo bisogno di un bicchiere di latte per rendere vivide le immagini.
Smettiamola con le cose inutili, i musi lunghi e gli sguardi altrove. Dunque. Sono semplicemente due settimane che passo da una festa di laurea all'altra.
Volevo dire che Michel Gondry è un grande. e pure l'amico David, c'è da dire. Vi spiegherò a mio giudizio perché Gondry è un grande. Perché ci vuole del coraggio, del gran coraggio per, semplicemente, tradurre in frame delle emozioni. Figuriamoci dei concetti profondi, figuriamoci qualcosa di davvero profondo, come l'inconscio. Come spiegare a delle persone una propria mentale follia, quel chiedersi cosa accadrebbe se solo potessi cancellare definitivamente qualcuno dalla mia mente? Una storia andata a male. E pensare che in questo istante ci metterei una firma per farmi cancellare dei ricordi, degli odori, una persona.
Dicevo, ci vuole coraggio per non aver paura e tentare l'impresa più ardua, disegnare su uno schermo i meccanismi sottili e impalpabili che si agitano sotto i nostri occhi. Dentro i nostri occhi. Per non parlare dei sogni. Ed è proprio quanto Gondry si è messo a fare, nel suo ultimo film, The Science of Sleep. Un uomo che lotta contro i propri sogni, per cercare di controllarli. Ma la cosa più bella, oltre alla non paura di Gondry, è che, guardando le sue creazioni, sembra di appoggiare gli occhi sopra i meravigliosi deliri di un bambino cresciuto. È come se riuscisse a tirare fuori la tenerezza insita in ognuno di noi.
E volevo dire grazie all'amico David e al suo superfantasticoblog, perché grazie a lui, lì, ho scoperto l'esistenza di una clip dal film del buon Gondry.
Oh. Pancia piena, ingordigia vuota. sazietà. curiosità.
E. Nel mese più 'laureando' e quasi fastidioso e quasi verrebbe voglia di fuggire, di nuovo, da tutto. Ma sono solo parole che ogni volta si confondono con lo sfondo, ogni volta che ne parli, ogni volta che sfugge un respiro. Nel mese più difficile e maldestro, succede di vedere V for Vendetta. Mi rifiuto di sostituire per italica pigrizia il "for" con un "per". Ma si diceva, che perdersi nell'improvvisa acqua bolognese può essere facile, idem scivolare, ma questo film è stato qualcosa di oh! Incredibile. D'improvviso scoprire in me il desiderio di fumetto, di scoprire Alan Moore. Perché sebbene Moore abbia disconosciuto il film, io ne sono rimasta folgorata. Sebbene io non abbia letto il fumetto, è quella critica profetica, critica ad una società di puro controllo, di manipolazione della comunicazione dall'alto. Ed è incredibile come ora siamo così dentro, immersi in quell'idea. Come siamo schiavi di una scatola incastrata nel salotto, come troppe persone sono schiave di una scatola incastrata nel soggiorno e non riescono a capire che sapere è potere. Detto in poche parole, insomma.
E che bellezza è chiarezza. Quando ti si rischiara la mente davanti ad un susseguirsi morbido di immagini che poi sono solo luce. Ed è cinema come si è sempre amato. Poltrone e buio, schermi enormi e magia.
E la perla vera, la perla di questi giorni dove la magia del buio dopo un biglietto staccato torna attraverso il sito del sopracitato film, diretto da James McTeigue sceneggiato dai già sentiti fratelli Wachowski. Davvero ricco e di un certo interessante livello.
