LE NOTTI AL MIRTILLO E LA MOGLIE DI ZEUS
La moglie di Zeus è incinta, e Chiara non riesce a smettere di ascoltare la colonna sonora di Juno. Ma prima, stessa sorte, è toccata alle colorate e dense notti al mirtillo di Wong Kar Wai.
Esiste insomma un problema, un’assuefazione dal controllo difficile. Un’assuefazione per colonne sonore. ma
Prima c’erano le notti al sapore di mirtillo di Norah Jones, o meglio le notti di Wong Kar Wai. Quelle notti che diventano in italia qualcosa di sdolcinato e ripieno di miele, notti che diventano “un bacio romantico”, mentre sfogli la pagina dei cinema della tua città.
È passato un po’ di tempo da Jude Law che fa il barman di un piccolo locale, e Norah Jones che viaggia per gli States, col sogno di comprarsi un’auto. I silenzi e gli sguardi di Norah Jones che diventano improvvisamente densi di pathos, così filtrati dalla mente pervasa di colori del Wong kar, mentre taglia l’incontro tra Norah e Jude, filtrandolo attraverso la vetrina del bar e la vetrina delle torte esposte della giornata. E se Norah sogna di dimenticare un amore sfumato, probabili occhi femminili di spettatrice sognano di affondare nelle note musicali che pervadono il film, mentre Norah Jones canta, mentre Cat Power canta, e mentre Jude Law sfoggia le sue espressioni migliori.
Ma il cinema corre e si consuma in fretta. Così passa una settimana, e sembrano secoli di partite di tennis che si seguono l’una all’altra, e un film visto in sala entra con indicibile violenza sottopelle e ti conquista, ma già dopo sette giorni è già tempo di consumare altri pasti veloci, leggere sui giornali altre vorticose polemiche e opinioni, e così dimentichi quell’emozione che sapeva di torte al mirtillo,
e cadi con la stessa infantile scorrevolezza di una bambina affamata di note e colori, dentro la tela di un film che avevi snobbato tempo fa, durante la festa del cinema di Roma. E così arriva “Juno”, finalmente lo vedi, e prima ancora te ne innamori perché quel “Juno” così denso di note indie e ricordi musicali (come i Sonic Youth o i Velvet Underground) e crolli dentro l’innamoramento facile per una colonna sonora così carina, e così abile.
Poi arriva anche la parte semirazionale. In radio racconti di come il film non ha davvero niente a che fare con le mille parole contro l’aborto e contro la vita, che qualcuno forse il film proprio non l’aveva visto, prima di proclamarlo a simbolo di un credo. Ripenso invece a febbraio, quando “Juno” uscì a Dublino, e i giornali che lo accostavano, spesso, a “Little miss sunshine”. Ma il mio voto di preferenza va a “Juno”, anche se “Little miss sunshine” era piaciuto, eccome.
Così il vento spezza gli alberi appena fuori dal cerchio delle mura bolognesi, e “Juno”, e la sua protagonista che sembra un’eroina da fumetti, rimane un film bello, così piacevole che ti viene voglia di rivederlo, ancora, altre volte. Davvero leggero, davvero ironico, anche se nella versione italiana hanno tolto un riferimento a McSweeneys. Ma c’è gente in Italia che conosce la rivista di Dave Eggers, per cui, perché?
Poi nello sproloquio delle mille parole dette e scritte, risento la mia voce in radio e non so perché faccio finta di dimenticare. Ridendo di me stessa, davanti a foto scattate anni fa, davanti all’oceano atlantico.
E continuando sull’onda verde delle colonne sonore, già mi sdraio, di nuovo, sulle note di ah-unfilm-stupendo, quel “the darjeeling limited” e quelle note così indiane, così eterogenee, mentre dai rolling stones si scivola sui the kinks, e poi beethoven, e poi è di nuovo musica da bollywood, che sembra di ritornare all’estate scorsa, in piazza maggiore, davanti a un film di bollywood dal titolo accantonato, e così tante persone a seguire la romantica-storia-strappalacrime-epica.
E continuando, fino al 24 aprile quando finalmente Wes e il suo ultimo film usciranno anche in Italia.