Il Cinefilo Errante

   "Avete mai confuso un sogno con la realtà? Avete mai rubato qualcosa quando tenevate la cassa? Vi siete mai sentite tristi? Avete mai pensato che il vostro treno si muovesse, mentre invece eravate ferme? Forse ero solo pazza, o forse erano gli anni Sessanta. O forse ero solo una ragazza interrotta."

 

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martedì, 22 aprile 2008
 

WE KEEP AN EYE ON YOU, GIANNI Z.

Ovvero elogio di quella soffice, pastosa e accogliente (ex) solitudine

Gianni Zanasi ha fatto proprio un bel bel bel film. La pensi così mentre esci dalla sala. Dovevi pensarla così anche otto mesi fa, mentre ballavi accanto a Battiston e guardavi Mastandrea muoversi tra la folla di una festa, dedicata proprio al loro film. Mentre bevevi cocktail gentilmente offerti, ex colleghi facevano cenni di saluto, e il lido di venezia vellutato accarezzava i tuoi zigomi.
So it goes, direbbe il mio idolo Vonnegut.
Forse la cosa migliore del film, tra l’altro, è proprio il finale.

Forse la cosa migliore è che, per la gran parte delle volte, pesco ottimi titoli, ma poi il resto è pallida fuffa. Così arriva la primavera, e mi travolge e come al solito si installa l’ennesimo teatrino delle mosche. Stesse mosse, stesse battute, stessa scenografia.
La primavera invade il mio corpo con l’allergia mattutina, ma fai finta di niente. Così chiudi gli occhi, pensi ai fumetti, e invece no.

Il fatto è che io non capisco perché, ma spesso tutto si incastra magicamente e perfettamente, come ad un incrocio. Ecco tutto che torna, come un incastro di colori, auto, tram. È il capitolo dedicato alle precedenze, passa prima L, H, o B? Qualcuno li ricorda? I quiz per la patente con i disegnini degli incroci?
Io ho capelli dal colore sempre più chiaro, ho le gote rosse, sempre più rosse, ma non sono la sbarbina di 18 anni che sogna di avere i dreadlocks e tra qualche mese realizzerà quel sogno, mentre già ascolta musica reggae e la primavera porta sempre strane e nuove sensazioni.
No.
Sono passati otto anni, sono la ragazza con la sigaretta tesa fra le dita, e i quiz sulle precedenze, per ora, sono tutti correttamente eseguiti.
Ma, si diceva, io non capisco perché, ma spesso tutto si incastra in maniera bizzarra e sintomatica. E sincopaticamente, tutto va a ritmo, come il battito di ciglia ritmato dell’orologio del bagno. Che all’1.40 di notte suona frastornante e inquisitorio, nei miei confronti.
Così,
tutto assomiglia ad un incrocio.
Scendi nel palazzo, e nella buchetta della posta c’è il più bel biglietto di invito a nozze mai visto prima. Splendido. Così splendido da non avere più paura dei matrimoni e cerimonie annesse. O quasi.
Ma esiste un bignami per “andare alle cerimonie nuziali”? Ho sempre avuto parentado festante e alcolico attorno a me, a fare da cuscino morbido ma inquietante, tra me, la mia irrequietezza e il resto degli invitati.
Un po’ mi fa paura.
Ma l’invito a nozze va a svolazzare leggiadro e incosapevole su un tappeto di insana primavera. Che recita piogge mattutine e poi sole improvviso e sprezzante nel pomeriggio. Serate che sembrano fredde e poi. E poi c’era l’unica certezza solida e salda della mia vita. Quel correre perennemente sola e forte in qualsiasi contesto, incurante del tutto. Sono il giocatore solitario, e il ballerino solitario, il vettore unidirezionale, il rumore sordo e monocolore di un clacson in via murri. Il solista perenne, insomma, ma che va fiero della propria soffice pastosa e incredibilmente accogliente, solitudine.
Ed ecco, primavera che come unica e sola parola va a soffiare forte e decisa contro il castello di carte da gioco, e fa vacillare pericolosamente il tutto. Ok, era solo un castello di carta, ma ci sono certezze nella vita, e quel castello visto da lontano, comunque, il suo fascino comodo ce l’aveva.
E invece, la pericolosità di essere in due a camminare nella stessa strada, e nella stessa direzione.
E la primavera molecola instabile va a sfondare il muro della credibilità del mio unico solitario suono. E va a percuotere i confini dello sguardo proprio mentre Zanasi chiude il suo film affondando le dita nel terreno dell’incerto e del sospeso. Un fermo immagine semplicissimo che non spiega minimamente come andranno poi a risolversi le vite dei protagonisti fino a quel momento.
La molecola instabile fa una scintilla e strizza l’occhio al bravo Zanasi. Troppo facile decidere e dare una conclusione, ed esplicare come la storia va a finire. La vita non è così, per cui ci può anche stare quella sensazione finale, di essere stati lasciati nel bel mezzo, di un dimenticabile inverno.
E mentre la scintilla si attenua, e scatta la rielaborazione del film, passano all’improvviso una serie di parole, una in fila all’altra, proprio lì, di fronte al mio sguardo, sono:
spigliatezza, disinvoltura, scioltezza, sicurezza. Decisione.

Ecco che passano e le osservo, inarcando però il sopracciglio sinistro. Perché nella realtà, nella mia disdicevole e pratica realtà, ecco, sta avvenendo esattamente il contrario illustrato dalle suddette parole.


sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 02:18 | commenti (3)


martedì, 08 aprile 2008
 


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- WHAT’S WRONG WITH YOU ?

-         LET ME THINK ABOUT THAT


Cosa accadrebbe se la vita fosse come una tela di sabbia...no, meglio, una spiaggia. Scrivere frasi, incidendo la sabbia, e poi colpi di onde e acqua di mare che a intervalli regolari cancellano tutto. E dimentichi il passato, dimentichi la scritta precedente.

(intanto, Guidare per Bologna. Osservare la città dalla prospettiva di un auto. Ma. Posizione, guidatore. Il guidatore, che parola trasversale e allo stesso tempo calmante, effetto tranquillante.)

Postille di vita. (The Darjeeling Limited, W.A., 2007)

So e ribadisco, non è il miglior film di Wes Anderson. Qui lo dico, lo firmo lo affermo, lo confermo. Ma è Wes Anderson. Ciò che mi pervade, sottopelle, è una complice accordanza di suoni, e la mia mente e il mio cuore stanno a Wes Anderson, un po’ come i Signori della Nouvelle Vague stavano a Hawks o compagniabella. Insomma, lo adoro per quello che è, per quello che fa. Come una bambina ama indistintamente e senza razionalità la sua fetta di pane infarcita di cioccolata.
Lui ai miei occhi è un autore e tale rimane, anche se un film risulta vagamente minore, anche se la trama non ha sviluppi interessanti e ad un certo punto potrebbe anche annoiare. Io adoro Wes per quelle tipiche sfumature e venature, propriamente sue, che io ritrovo in ogni fotogramma dei suoi film. È come tornare nel posto che hai sempre amato, il fustino dei playmobile, la scatola dei lego. Perfetto, sono a casa, ho 8 anni, e non sono mai stata così felice.

È questo che amo di Wes, i suoi cosiddetti marchi autoriali. Io li adoro visceralmente, come fossero le mie figurine in assoluto preferite, e le porterei con me dovunque, in capo al mondo.
Grazie a lui riesco perfino ad adorare lo sguardo tipicamente vago e perturbante di Jason Schwartzmann.
E soprattutto ogni cartolina che esce dalle sue mani riesce rimanere in qualche modo incastrata nei miei ricordi visivi, emozionali. Come una spilla da balia. Non è questione di comprensione sottile che possa scavare tra gli strati, no assolutamente. Qui si tratta di sintomatologia dell’affetto diretto, dell’impressione istantanea, della conquista endovenosa fulminea. Che poi colpisce anche l’apparato uditivo, perché il Wes ben sa come nutrire i suoi adepti, a colpi di vecchio rock, o perle di musica classica. Prima beatles e poi rolling stones. Come fossero biscotti inzuppati, prima nel latte poi nel caffè. Perché è tutta questione di classe ed eleganza

(e io so già che quando uscirà il film al cinema, inzupperò la mia rubrica di cinema in radio con solo musica dai suoi film. Lo so già, non tento nemmeno di fermarmi)
(e niente paura, il film in Italia uscirà con l’enigmatico titolo “Un Treno per Darjeeling”)
(e pare che la data venga procrastinata di giorno in giorno. ora pare che il film esca nelle sale it. il 2 maggio)

intanto:

Il trailer di “the darjeeling limited”

I Behind the darjeeling limited


sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 01:39 | commenti


lunedì, 07 aprile 2008
 

LE NOTTI AL MIRTILLO E LA MOGLIE DI ZEUS

La moglie di Zeus è incinta, e Chiara non riesce a smettere di ascoltare la colonna sonora di Juno. Ma prima, stessa sorte, è toccata alle colorate e dense notti al mirtillo di Wong Kar Wai.
Esiste insomma un problema, un’assuefazione dal controllo difficile. Un’assuefazione per colonne sonore. ma
Prima c’erano le notti al sapore di mirtillo di Norah Jones, o meglio le notti di Wong Kar Wai. Quelle notti che diventano in italia qualcosa di sdolcinato e ripieno di miele, notti che diventano “un bacio romantico”, mentre sfogli la pagina dei cinema della tua città.
È passato un po’ di tempo da Jude Law che fa il barman di un piccolo locale, e Norah Jones che viaggia per gli States, col sogno di comprarsi un’auto. I silenzi e gli sguardi di Norah Jones che diventano improvvisamente densi di pathos, così filtrati dalla mente pervasa di colori del Wong kar, mentre taglia l’incontro tra Norah e Jude, filtrandolo attraverso la vetrina del bar e la vetrina delle torte esposte della giornata. E se Norah sogna di dimenticare un amore sfumato, probabili occhi femminili di spettatrice sognano di affondare nelle note musicali che pervadono il film, mentre Norah Jones canta, mentre Cat Power canta, e mentre Jude Law sfoggia le sue espressioni migliori.

Ma il cinema corre e si consuma in fretta. Così passa una settimana, e sembrano secoli di partite di tennis che si seguono l’una all’altra, e un film visto in sala entra con indicibile violenza sottopelle e ti conquista, ma già dopo sette giorni è già tempo di consumare altri pasti veloci, leggere sui giornali altre vorticose polemiche e opinioni, e così dimentichi quell’emozione che sapeva di torte al mirtillo,
e cadi con la stessa infantile scorrevolezza di una bambina affamata di note e colori, dentro la tela di un film che avevi snobbato tempo fa, durante la festa del cinema di Roma. E così arriva “Juno”, finalmente lo vedi, e prima ancora te ne innamori perché quel “Juno” così denso di note indie e ricordi musicali (come i Sonic Youth o i Velvet Underground) e crolli dentro l’innamoramento facile per una colonna sonora così carina, e così abile.
Poi arriva anche la parte semirazionale. In radio racconti di come il film non ha davvero niente a che fare con le mille parole contro l’aborto e contro la vita, che qualcuno forse il film proprio non l’aveva visto, prima di proclamarlo a simbolo di un credo. Ripenso invece a febbraio, quando “Juno” uscì a Dublino, e i giornali che lo accostavano, spesso, a “Little miss sunshine”. Ma il mio voto di preferenza va a “Juno”, anche se “Little miss sunshine” era piaciuto, eccome.
Così il vento spezza gli alberi appena fuori dal cerchio delle mura bolognesi, e “Juno”, e la sua protagonista che sembra un’eroina da fumetti, rimane un film bello, così piacevole che ti viene voglia di rivederlo, ancora, altre volte. Davvero leggero, davvero ironico, anche se nella versione italiana hanno tolto un riferimento a McSweeneys. Ma c’è gente in Italia che conosce la rivista di Dave Eggers, per cui, perché?

Poi nello sproloquio delle mille parole dette e scritte, risento la mia voce in radio e non so perché faccio finta di dimenticare. Ridendo di me stessa, davanti a foto scattate anni fa, davanti all’oceano atlantico.
E continuando sull’onda verde delle colonne sonore, già mi sdraio, di nuovo, sulle note di ah-unfilm-stupendo, quel “the darjeeling limited” e quelle note così indiane, così eterogenee, mentre dai rolling stones si scivola sui the kinks, e poi beethoven, e poi è di nuovo musica da bollywood, che sembra di ritornare all’estate scorsa, in piazza maggiore, davanti a un film di bollywood dal titolo accantonato, e così tante persone a seguire la romantica-storia-strappalacrime-epica.

E continuando, fino al 24 aprile quando finalmente Wes e il suo ultimo film usciranno anche in Italia.


sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 11:10 | commenti