COSA SIGNIFICA RENDERSI CONTO. CHE VIVI IN UN POSTO IN CUI NON VORRESTI VIVERE
Ascoltare in loop una canzone, per più di trenta minuti non è qualcosa di altamente consigliabile. Innanzitutto.
Sull’immenso stereo regolatore, si è attivato da un po’ la modalità “incredibly busy”, per cui si corre, tenendo ben presente che non tutte le viti sono a posto, che non tutto, effettivamente, gira in maniera coerente. ma
Innanzitutto si riconferma la vecchia regola che molti sforzi producono poi delle conseguenze; e così guardando il programma del prossimo Festival di Torino, sorrido soddisfatta nel vedere che finalmente i film irlandesi non solo si stanno rivelando più maturi e interessanti, questo lo so da un po’, ma stanno girando il mondo. finalmente
Non ci potrebbe essere gioia più grande ed inspiegabile. Nel medesimo istante. per me
Mentre continuo ad ingannare le stesse carte, indossando guanti di velluto: quando mi circondo di parole e sintassi inglese, quando accendo una radio dublinese, o , per personale finale percorso universitario, mi ritrovo a calpestare parole scritte in inglese con incursioni di slang irlandese. E così scopro che internet è la piscina più meravigliosa e dai non-confini, perché se trovo un dizionario di slang urbano, non so perché, ma sono felice.
Ma in realtà
Vorrei solo poter scrivere a qualcuno circa il concetto di mancanza. Vorrei pensare ai film che escono al cinema, alla mia rubrica di cinema alla radio, a una tesi che devo scrivere. Vorrei esprimere la gioia che abita ogni singolo istante in cui ogni singola mia parola nasce in inglese. Vorrei poter disegnare, almeno, e colorare ogni casella di ogni nuova amicizia irlandese che è entrata a far parte della mia vita.
Ma non riesco. Ma, nell’incapacità di esprimere. e se cerco di far finta di nulla è solo perché fa parte del mio copione. Perdendo me stessa tra mille e più frasi in inglese, e come un videogioco sono mille e più gli stimoli e gli ostacoli e gli imput continui che arrivano e colmano il quadro attuale. Ma ogni immagine che si nasconde dietro un paio di occhi chiusi ormai sa solo di Dublino. Ed è disarmante monotematicità che non so più esprimere, spiegare, mi dispiace; io e me stessa per le strade di un sabato pomeriggio affollato dublinese, in cerca di regali, in attesa che la mia controparte torni dal lavoro.
Una volta c’era tutto quello che sognavo e mi aspettavo, in un futuro indeterminato. Ora è quello che ho vissuto, quello che sto vivendo ma soprattutto quello che mi aspetta, a un paio di ore di aereo da qui.
L’indeterminatezza di una virgola. O forse la nostalgia di una sera e basta, quella nostalgia che sa di tracce di birra sulle labbra, e poi lunghe camminate nella notte fredda e senza stelle di una città di mare.
Non so perché ma in momenti come questo mi viene in mente solo la faccia di Bill Murray che canta “more than this..you know there’s nothing...more than this”. mentre canta, al karaoke, dentro una virgola di “Lost in translation”.
Perché le parole, quelle parole, nella mia testa risuonano solo come “more than this. you know, there’s something”.