
UN POST SBRONZA PER MORDICCHIARSI LE UNGHIE
e fronteggiare con eleganza il vuoto creato dentro il vostro cuore, causa cattivi rapporti con il vicinato.
Antipasto: uno di quei specialoni con il meglio di John Belushi e Bill Murray e Dan Akroyd al saturday night live.
Quando torni a casa e sai che non scriverai mai ciò che avresti voluto scrivere(/dire).
Primo:perché ci sono troppe cose da scrivere, dire. Un weekend asimettrico, una nuova forma di casalingo ritiro serale lontano da bagordi e feste. E poi eccezioni. Uno scambio di sguardi allineato sull’asse sbagliato ma incredibilmente affascinante, per una vertiginosa frazione di secondo che ti ha riportato indietro di quattro anni e di quattro estati.
Secondo: i sei gradi di separazione. Quel concetto che è scivolato tante volte, di bocca in labbra e in parole lanciate in aria. E, chi l’avrebbe mai detto che tra me e l’idolo sospinto tre metri sopra il cielo r.scamarcio c’è in realtà un solo grado di separazione? E anche tra me e il vero idolo personale massimo coppola si stende un solo grado di separazione. Sorprendente, come solo un certo numero di termini inglesi potrebbero esprimere.
sorbetto: quando l’autoreferenzialità gioca brutti tiri mancini. Ho perso il cuore, per strada, metaforicamente parlando, nel senso più aulico e drammaticamente sentimentale del termine, solo due volte nella mia vita. Una volta in italia, una volta a dublino. Le cause di certa incauta sbadatezza: il primo era nato il 25 giugno, il secondo il 30 giugno. Nel primo caso era perdere il cuore per strada, tra le rotaie di un tram cittadino, ai bordi di un fiume, senza disarmante risposta. Con il solo rumore sordo dei propri passi e basta. Una birra dimenticata ai bordi di un letto, e la consapevolezza che la persona accanto a te è anche la persona più distante da te. Ma nonostante ciò distendersi con tutto il corpo, in quella solitudine disarmante. La solitudine di chi non ha nulla in cambio, come quando torni a casa, in treno, e sai che non è tuo diritto avere speranze. Almeno in quella mano del gioco.
Nel secondo caso invece, si può riassumere il tutto in una semplice e singola scena mattutina da film:
svegliarsi, accompagnarlo alla fermata dell’autobus, tornare a casa e guardare la tua compagna di stanza con le lacrime agli occhi e capire che la smielata sensazione della reciprocità sentimentale esiste. Non sono binari di un tram perché ci sono solo autobus in questa città, dove le macchine corrono a sinistra, e la gente guida “dalla parte sbagliata”, la birra scorre a fiumi, invece di restare dimenticata in un angolo. La fermata di un autobus a due piani, strade ricolme di troppi italiani. Ma soprattutto un’infinita serie di gesti che. Ti fanno sciogliere e crollare.
Un sorbetto se pur piacevole non dura mai troppo a lungo quanto un dolce, e anche l’amaro torna e il cerchio si chiude. E si chiude con la fine più inaspettata, il distacco di un film che finisce come non te l’aspettavi, nel modo più brusco e lontano da un happy-end. Lacerando ogni fibra e ogni cellula, mentre il pensiero si scardina e si decompone
Dessert: la telefonata-abitudine del lunedì mattina. I ricordi che si accortocciano lentamente, insieme ai nomi e ai rumori. Tornare in un posto che non hai mai lasciato.
E perché tra me e il comico irlandese ed byrne esiste un lacerante ed indelebile grado di separazione.








