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venerdì, 18 maggio 2007
GOD BLESS VENICE
è passata una settimana. e venerdì scorso è stata una di quelle giornate abbastanza particolari. infilata tra una passione per lost ed impegni vari, capita di osservare giornate particolari fondersi sul proprio sentiero.
E se i pezzi del puzzle questa volta parlano, ricomponendosi da soli, non c'è da stupirsi, ma solo da sorridere, davanti a certi gustosi incontri che accadono, all'improvviso, un venerdì sera. Oppure si potrebbe semplicemente partire dal primo pezzo del puzzle, caduto dall'alto, esattamente un venerdì fa.
perché più che una settimana fa, vorrei partire da tre anni fa. Era agosto, e io stavo per realizzare uno dei miei semplici e banali piccoli desideri, la mia prima volta al festival del cinema di venezia, e le piccole porzioni singole di amabile felicità.
Prima di partire scopro che la Mostra ospiterà un omaggio al cinema italiano anni 60 e 70, quei b-movies spesso un po' dimenticati che d'improvviso tornano alla ribalta grazie soprattutto ad un uomo padrino di tale omaggio. prima volta al festival, e indovina
chi viene a cena? Quentin Tarantino.
poi. Sette giorni fa. Ricordo di come Venezia ha aperto una falla incredibile tra i miei sentimenti più puri e profondi. perché a Venezia i miei occhi hanno visto splendide cose, perché i miei occhi, soprattutto, tre anni fa hanno conosciuto persone meravigliose, amicizie di un certo peso e soprattutto giornate vissute così intensamente accanto ad un carissimo critico abbronzato, dallo spiccato accento
padovano.
poi. Sette giorni fa. Una telefonata e il critico abbronzato porta la lieta novella ormai diffusa da tutti i media, ma a me allora sconosciuta. Venezia quest'anno omaggia il cinema western all'italiana. Oh, sospiro. Ma la telefonata si poggia su un nome, in realtà: chi è, infatti, che può amare così tanto i western, italiani, Chi può amare così tanto i negroni e i martini, Chi amava così tanto (come i miei ricordi recitano)
camminare di notte lungo il lido, dilettandosi col karaoke di uno stand, chi così folle da parlare con tutti, bere con tutti, non risparmiarsi a nessuno, e dare del maestro a Lino Banfi? quel Chi, che era la faccia che ogni giorno di lido, tre anni fa, colorava la mia quotidianità, e strizzava l'occhio al mio personale critico abbronzato, brindando con noi, e la mano salda su un bicchiere colmo di 'americano' ; vederlo era bello e rassicurante quanto bere il caffe mattutino accompagnato da una sigaretta. Insomma, il padrino dell'omaggio ai western all'italiana, al lido, quest'anno
è un uomo il cui nome inizia per Q e finisce per tarantino.
sette giorni fa, tale notizia mi ha rivestito di imbarazzo davanti a sconosciuti e non, perché il mio entusiasmo unito all'entusiasmo pseudo alcolico di un critico abbronzato può sfociare in un profluvio di gioia un po' infantile.
e poi così intima e quasi sottile, di fronte a tutte le preoccupazioni che occupano le mie giornate e i miei incubi notturni.
solo che, certe porzioni singole di felicità, in un pomeriggio di sole, possono farti ricordare quanto era bello bere 'un americano'
al lido, e in sottofondo il rumore del mare.
giovedì, 10 maggio 2007
  
  
  
CAN YOU DEFINE IRONY?
come farsi trafiggere il cuore, da una pragmatica solitudine
I pezzi del puzzle si mossero in fretta. Creando sgomento. è ancora Bologna, sono ancora i libri, ma il rumore del cinema è ancora presente, ancora suadente. Sono cinque quasi esatti anni che respiro Bologna, e ogni istante contiene ancora attrazione
e repulsione. Non mi invento più parole che descrivano film in uscita, o festival di cinema in azione. Ma è maggio che odora di una strana pruriginosa sensazione, è l'allergia che mi coglie, è l'occhio sinistro gonfio di fronte allo specchio. è che scrivere assomiglia a non pensare, e in questa serata così luminescente di via murri, è un po' come come tornare a pensare dopo mesi, un po' come risvegliarsi e guardare con occhi nuovi tutto quello che è passato sotto al ponte della saggezza.
Forse Bologna ha perso una qualche sfumatura di senso, per me. forse . Anche se è comunque strano ed indescrivibile, vedere qualcuno di caro appena partito per Milano. e poi tornare, dopo neanche un mese. Perché assaggiare Milano può forse essere pericoloso
e tagliente, e in certi istanti Bologna è un tappeto più morbido.
Ma quello che resta, dopo una notte tormentata, è un indefinito sapore di disorientamento sulle labbra, un accozzaglia di colori. Ho smesso di alzarmi alle 8 del mattino tirando pugni contro l'aria, solo per voler dormire ancora un po'. ma soprattutto, ho smesso di reggere il microfono o premere rec e regolare il diaframma sui volti del nuovo cinema italiano. anche se
il giorno che ho incontrato Giovanna Mezzogiorno ho avuto, per qualche labile minuto dei dubbi di natura seria e profonda circa le mie scelte sessuali. mentre il pomeriggio in cui ho premuto rec e regolato il diaframma sul volto da schiaffi della nuova stella da tre-metri-sopra-il-terreno del cinema italiano, quello dallo sguardo languido che trasuda soldi e ragazzine in visibilio, beh, in quel momento ricordo che pensai a quanto poteva essere stupido il baraccone dei soldi, della popolarità. ma soprattutto,
perché osannare tanto quest'uomo. bah.
attori migliori, attori simpatici, situazioni grottesche, solite facce. fare queste cose, a Bologna, assomiglia sempre di più ad assistere una partita di poker. che sai già come andrà a finire.
ma a certe cose è meglio non pensare, e giro di boa, le carte in tavola si spostano.
e ci si ritrova un venerdì sera a maneggiare l'affilata arma dell'ironia. Il presente è maledettamente incerto, le dinamiche interpersonali sempre più sdrucciolevoli. ho di nuovo l'Irritante Raffreddore. e la mia tempistica mal si accorda a quella altrui. tanto per cambiare ma ho riprovato di nuovo l'ebrezza di giocare alla finzione con una telecamera. con risultati almeno piacevoli, per le persone coinvolte.
eravamo in una giornata immersa nel verde, lontani dal cuore torrido di bologna.
e credo che smetterò di fumare la mia gola lo richiede. anche se non riesco a smettere di giocare con l'ironia e provare un sottile piacere, nel ritrovarmi avvolta dall'ironia stessa. perché se ferisco e non me ne accorgo, allora è solo un pezzo di me che crolla. e mi dispiace
e ammettiamolo in fondo siamo tutti un po' soli, nella nostra sognante o pragmatica solitudine. dipende dalle giornate
(grazie marcè per le foto-di-scena)
lunedì, 07 maggio 2007
PROGETTI PER IL FUTURO: NON SOTTOVALUTARE LE CONSEGUENZE DELL'AMORE
ogni tanto forse si ricomincia. ma con calcolata, labile calma. facendo il conto
di tutti i pezzi che sono cambiati, che sono stati scheggiati. che hanno mutato posizione.
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