C'ERA UNA VOLTA LA DIMESTICHEZZA NEL METABOLIZZARE e DIMENTICARE
"L'Arte del Sogno" è un film sublime, che si dica subito. e io , sebbene evidenti elementi contrastanti, sono Stephane. sappiatelo.
Combino tante cose, si diceva. Il mio portatile in assistenza, e un blog abbandonato, che ridiventa per l'ennesima volta una scrivania impolverata.
come nelle migliori tradizioni, la retorica regge, e ci sarebbero troppe cose da dire. punto.
Il fatto che sto trascurando troppe persone, perché passo quasi tutte le mie giornate con gli occhi incastrati tra premiere-final cut-avid. E così, tutto potrebbe diventare una lunghissima lettera di inclinata tristezza, per chiedere scusa etc etc.
Solo che le parole spesso sfuggono, spesso tradiscono, spesso dimenticano l'angolo di Bologna in cui vivo.
Ho le mani nascoste per eccessiva timidezza dentro i miei capelli, e avevo messo il cervello in stand by, ed è da troppo tempo che ho perso la dimestichezza nell'analizzarmi.
Perché quado fai troppe cose contemporaneamente, o pardon, mi correggo,quando Impari troppe cose contemporaneamente rischi di perdere, rischi di annegare, rischi di soffocare. Eviti certe persone perché inconsapevolmente ti feriscono sempre più profondamente ogni volta che ci parli. eviti di guadare la gente, mentre cammini verso casa e le foglie si muovono e il vento soffia e non sai se fa troppo caldo o troppo freddo o cosa.
Quando fai stai imparando troppe cose, e troppe persone si aspettano troppo da te, irrimediabilmente i troppo cominciano a traboccare, come acqua eccessiva in un bicchiere, straborda e ciò che è peggio è che non solo trascuri chi ti vuole bene, ma finisci per ricadere nell'autolesionismo, e, ancora peggio, finisci per non apprezzare i successi che hai raggiunto tu stessa, da sola. Solo perché nel tragitto, scalando un'immensa montagna, hai tagliando qualsiasi nervo del tuo corpo, hai annaspato in mezzo al sangue, hai disseminato strade bolognesi nascondendo le lacrime ma soprattutto hai sentito all'ennesimo grado tutto questo, senza però riuscire a trasmetterlo a nessuno.
Così inizia un nuovo mese in un nuovo anno.
sembra di aver vissuto già 5 vite incastrate e intesssute insieme. non c'è tregua. Non c'è più il tempo di pensare, a cosa davvero vorresti fare, c'è solo il tempo di veder rallentato tutto, non avere il tempo di spiegare, di fermare, di capire.
Litigare con la burocrazia universitaria per capire finalmente che, della laurea non te n'è mai fregato nulla. ma non solo. Che l'università è un baraccone fantasma, e per quanto ti riguarda, ormai non ha più nessun significato.
Allora finisci per rinchiuderti in quella che è diventata la tua attuale routine. che sembrerebbe un lavoro, strano manchi un cartellino da timbrare. E tutto finisce per scivolare via e fare sempre meno rumore.
Ripensavo ai diari di bordo incastrati qui, negli ultimi anni, verso metà gennaio, quando si coloravano d'azzurro e tecnologia, quando raccontavo le mie incursioni, lavorative o meno, al Future Film Festival. Forse non mi è mai capitato di lavorare così tanto e così duramente durante un festival. escluso ovviamente quando mi ritrovavo, senza assolutamente e ancora adesso capendone il perché, ad essere responsabile di un ufficio accrediti. E pensare che mentre la scorsa settimana passava, e i miei giorni si consumavano lenti, ero anche felice. inconsapevole e felice. Inconsapevole degli errori che stavo facendo. felice, che-ne-so, di parlare con chi ha operato negli effetti speciali di Star Wars, o dei Pirati dei Caraibi, o di Fight Club.
è vero che dagli errori si impara. ma è anche vero che se mentre sbagli continui a ruzzolare verso il basso, perché diecimila pietre si stanno scagliando contro il tuo corpo, beh, io continuo a pensare che sia comunque davvero difficile imparare davvero. in condizioni così.
per fortuna che esiste l'ironia.
avevo 14 anni, indossavo sempre i pantaloni delle tute adidas. vestivo in maniera indefinita e il meno possibile indentificabile. non accettavo il mio corpo e continuavo a combattere con la mia timidezza galoppante. avevo 14 anni e tra i banchi della prima liceo imparai che cos'era l'ironia.
ora ho quasi 25 anni, delineo il meglio di me, tentennando continuamente. sulla linea d'ombra che divide forse le fasi, quelle importanti della vita, a volte vorrei che la notte non finisse mai, non vorrei vedere la notte finire, non vorrei vedere il giorno arrivare. ma so che l'ironia da qualche parte si nasconde. e a costo di mettere a soqquadro la mia stanza caotica e piena di cose, so che la ritroverò. sacra ironia