

In between, we try
Come a ventiquattro anni imparai ad adottare una prospettiva deleteria ed obliqua.
Mi si è aperta l’agenda a caso. Ho scoperto che la mia agenda è giunta alla fine, come un fiammifero che sta bruciando e ora si è già spento. Questo torrido anno, e la multitasking generation che si è presa la mia vita, il mio cuore.
Mentre imparo a gestire, fare, troppe cose, e sembra un disco incastrato, in loop è solo l’ironia che mi piove addosso mentre tutti si compiacciono del mio non cambiare mai, del mio scivolare sempre, con ansiogena disinvoltura, in mezzo a troppe cose, troppe frasi, troppi impegni.
Mentre confondo le mie dita tra i tasselli dello scarabeo e tiro fuori frasi a caso e ascolto a caso, canzoni che non ho la forza di scegliere. random mode,
La realtà, la realtà, il presente. Stropicciarsi il naso quando non sai cosa fare/dire. Quando tiri le tende sul tuo silenzio, o quando guardi fuori da un finestrino e trascini lo sguardo, scorrendo il dito su una fessura nella notte.
Tamburellare le dita su una tastiera, senza produrre nulla. Ingannare i pensieri lasciandosi indietro certi ricordi bui. Certe costruzioni di legno, un mezzo soppalco, e mille foglie a tamponare ogni passo per terra, e un bagno asettico, e della musica dimenticabile. E dei colli, attorno.
Danzare intorno al nulla, solo il soave pensiero che le mie dita sono ricoperte da tasselli dello scarabeo, e una sera di dicembre. non troppo tardi
Perché è divertente giocare con le parole. scritte. Quando hai una singolare e sincopata dimestichezza con le parole, quelle dette, quelle pronunciate. Quelle che diventano realtà che cerchi di disegnare davanti ad occhi altrui. E un lettore con modalità random non aiuta. Non seleziona le canzoni giuste.
Ed è solo un esercizio di stile. Vedere la propria vita cambiare. Esercizi di stile come prendere telecamera e microfono e andare a filmare presepi per Bologna. ma questa è un’altra storia.
E l’esercizio di stile più tipico di questi tempi diventa il pensare che un anno così pieno di cose, così pieno di facce, è già andato. Come un fiammifero che si consuma in mezzo ad un sacco di frasi e tempi morti passati ad osservare l’inutile. Passati pensando a quale canzone abbinare al mood del secondo, passati ad aggiustare, a perfezionare un novello modus vivendi. Che scattò
quando l’accordo si fece triste, le carte in tavola cambiarono e certe ferite che ti rendi ormai conto sono forse delle cicatrici che rimarranno lì a segnare il passo per i successivi avventori.
La notte dei colli, e del legno e di certa desolatezza che può solo stare in un angolo di respiro accanto agli appennini, è lì che ho ritrovato un certo significato, una certa importanza che io davo nella mia ricerca verso le parole.
Random mode, e le canzoni non sono d’aiuto, non sempre nelle canzoni ci sono risposte.
Danzare intorno al nulla, esattamente come sto facendo ora, stupendomi con finta ironia di come il tempo sia passato, così velocemente, sembrava ieri, la voce di Ben Gibbard, Venezia, i rimasugli delle olimpiadi in piazza Solferino a Torino. Aprile. che spezza le corde, e l’accordo cade di nuovo e flette verso il basso. Cade perché mi sforzo di non ricordare. cade perché ricordo serate milanesi guardandole dall’alto di un balcone aggettante sui navigli. Crolla, e poi crolla perché penso ai brunch milanesi, penso a certe strade che si inerpicano sinuosamente tra ville nascoste su, verso i colli bolognesi, perché il sapore che il caffè ti lascia al mattino, perché ogni volta che il rosso ‘brilla’ su una sigaretta che prende vita. perché le licenze poetiche di certi maestri del corto. perché è sublime chiudere la porta
Perché tutto questo mi ricorda il finale di “transatlanticism” dei Death cab for cutie. Quando tutto si ripete e sembra scavare un centimetro sempre di più sotto pelle.
E, oddio, è solo di già finita un’altra agenda. Ed è stato già tempo di comprarne un’altra. e non è di certo il tempo di fare inutili esercizi di stile su quanto è già stato. Soprattutto quando il random mode mal si accorda al tempismo emozionale di un giovedì sera.