Il Cinefilo Errante

   "Avete mai confuso un sogno con la realtà? Avete mai rubato qualcosa quando tenevate la cassa? Vi siete mai sentite tristi? Avete mai pensato che il vostro treno si muovesse, mentre invece eravate ferme? Forse ero solo pazza, o forse erano gli anni Sessanta. O forse ero solo una ragazza interrotta."

 

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lunedì, 20 novembre 2006
 


To.











LA MILANESE CHE SALì LA COLLINA E SCESE DA UNA MONTAGNA

 Tutti conosciamo gli antichi pregi del staccare la spina e cambiare aria. Quando prepari una valigia leggera, per un quattro giorni, prendi un treno, qualche ora di viaggio, e uno stacco culturale, un’altra città e un festival di cinema. Tanto per cambiare.
E ancora tutti, suppongo, sappiamo cosa possa significare staccare e andare a prendere aria al mare, o in montagna, o in una città super caotica, o in una città che negli ultimi anni ti ha segnato abbastanza profondamente. Per ragioni diverse, per intersezioni strane.
Così, i rimasugli torinesi delle olimpiadi invadono il mio campo visivo mentre arrivo verso il cuore pulsante di questa città.
E, poi. Non so se sia quel fare algido, o i lunghi e larghi viali alberati. Le tracce d’artista e le Luci d’artista che invadono le strade, le piazze. La realtà è che il Torino Film Festival si perde tra tutte queste tracce luminose, tra tutta quell’arte contemporanea che amo, che inseguo e che in questa città sembra quasi inseguirti. Tracce di arte contemporanea che zampillano ed è quasi incredibile, poi, tornare a casa, tornare a Bologna e rendersi conto di quanto questa città abbia da imparare, in fatto di estetica ed arte, dall’attuale Torino.
E, in mezzo a tutto questo, in mezzo a persone che si sono appena trasferite in città, sotto ad un cielo grigio-ghisa è davvero spiazzante il mio rimbalzare tra i film e soprattutto tra certi discorsi. Tante persone, troppe persone, mi chiedono come faccia a resistere ancora e vivere, ancora, a Bologna. Ma Bologna è così inflazionata? Cos’è successo, mi chiedo. E non ho voglia di darmi intelligenti risposte. Perché sono troppo impegnata a cogliere il senso di un festival sempre più eterogeneo e spaccato. Spaccato tra il portare agli occhi di più spettatori possibili, opere prime o seconde di giovani autori, ampie e curate restrospettive di maestri come Aldrich o Chabrol e opere personalmente discutibili e opere decisamente piacevoli, come “The Guatemalan Handshake” che ha vinto il premio per la miglior regia. E chissà se raggiungerà le sale italiane. Me lo auguro. Di film che raccontano la provincia americana ne abbiamo fin sopra le orecchie; ma di film bizzarri, strambi, originali e dissacranti, forse, non ne abbiamo mai abbastanza.
Per il resto mi rendo conto di aver perso cose interessanti, che il mio tempismo mal si accorda alla programmazione festivaliera, e che Torino finisce sempre per rendermi un po’ arida, un po’ asettica, un po’ troppo vuota e senza parole.

To.3

 Ci sono poi scie luminose improvvise ed inaspettate. Impari come funziona una macchina da presa a pellicola, grazie ad un workshop. Non è facile, soprattutto perché chi ti spiega lo fa giocando con un inglese lanciato e tecnico, e il tuo cervello zoppica collegando i termini tecnici inglesi e i corrispettivi italiani. ma nonostante ciò gli occhi scivolano sulla piccola pizza di pellicola a 16mm, gli occhi vagano cercando punti di luce, ma Torino è fredda e impenetrabile, è grigia, è fascinosa e alla fine trovo una luce calda e accogliente dentro la vetrina di una salumeria. Dove mi diletto e alleno il mio cine-occhio, gettato dentro il mirino, mentre inquadro pezzi di manzo, confezioni di mostarda e silhouettes di clienti che si stagliano nella vetrina. Non ho assolutamente idea di quello che ho fatto, so solo che un giorno accadde questo, e per un giorno ho usato davvero il mio cine-occhio.
Ma workshop a parte, tecnicismi a parte, succede anche di fare conoscenze improvvise, non tipicamente torinesi. È qualcosa di così trasparente e colmo di sfumature da essere davvero arduo da spiegare. Quelle cose che accadono nei film, che non hanno spiegazione, e funzionano nel terreno filmico perché vogliono esprimerti la magia, e non la razionalità. Nella quotidianità invece non è così.
E invece, proprio mentre non vedevo l’ora di andare e allontanarmi dalla città dei gianduiotti, accade di conoscere le classiche eccezioni, quelle che remano contro le tradizioni di un posto. Capita di conoscere persone che ti fanno riaffiorare il sorriso, il sorriso più bello e intenso. Quel sorriso che di solito proprio in quella città perdevi.

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 13:26 | commenti (19)