EVERYTHING I LOST. EVERYTIME I DIE.
Amaro e irritante. Ogni volta che perdi. anche qualcosa. Perdi un’asta e ti sfuggono, nell’arco di infinitesimali secondi, oggetti di culto incastrati nella memoria dei tempi. E il tuo momentaneo oggetto del desiderio che se ne va.
Perdi un oggetto fittizio, virtuale. Perdi un oggetto significativo, reale. Perdi i pedali che i tuoi piedi accarezzavano, venendo giù per via murri. Perdi le ruote, il manubrio e l’equilibrio precario sopra i sampietrini. Perdi il tempo speso a fendere il vento e delle cuffie, e della musica nelle orecchie.
In un lunedì ancora assolato, ancora mite, ancora sano, una città che ti fagocita con lentezza e senza troppo rumore. Fagocita i pensieri, e si prende via anche la tua bicicletta
Pungente e solerte. Lo sguardo lavorativo che si esaurisce. E un comunicato stampa che balena e brilla, sotto gli occhi. Dentro il trenino festivaliero che percorre le tappe, e il cinema si esaurisce, evapora e mille manifestazioni. E ricordarsele tutte vien quasi difficile. Ma il calendario festivaliero, e le sorprese. E il Torino Film Festival con il nuovo di Clint Eastwood, e il “Maria Antonietta” di Sofia Coppola, presentato a Cannes, che fa così il suo ingresso anche in Italia. E poi le mille sezioni, i mille posticini concessi al cortometraggio, al documentario. Le retrospettive, gli omaggi. Il Torino Film Festival è sempre stato un campo altamente interessante. Ed è bello programmare i prossimi spostamenti da Bologna. Sarà bello tornare a respirare l’aria che gira sotto la Mole.
Boiling in the fire. Le annotazioni singole, le porzioni singole. Vivere, ‘alimentarmente’ parlando, da single, e la difficoltà di trovare vere porzioni singole fatte a misura di single. Vivere il caos burocratico che oppone il tuo piano di studi alla signora alma mater. Vivere ‘passionevolemente’ una tesi che ad ogni secondo cresce d’intensità e successo tra i miei neuroni. Vivere la lentezza burocratica che si dipana tra me e il sistema universitario, mentre nel mezzo bollono le canzoni, i film, le parole. I concerti, i silenzi
È questo autunno di insoddisfacente sapore. Che toglie scaglie al buonumore, lascia l’insoddisfazione crescere e affonda i denti nel freddo della sera. Nelle abitudini ormai trasformate, nelle distanze chilometriche, nelle conversazioni italia-francia, italia-germania, italia-stati uniti. Tutto ritorna e ritorna a suonare inutile. Tutto tace e rimane senza risposta.
IO E IL MIO STATO DI NARCOSI DELL’INTELLIGENZA
Si è aperta una sfida nella mia mente: Venezia o Roma? Roma e la celebrazione del cinema. Roma e “Fur”, e Scorsese e quant’altro ho dimenticato di ricordare. Ottobre non è mai stato così vicino al brusco risveglio.
A volte si usano frasi complesse e centinaia di insiemi di parole colorate per esprimere pochi semplici concetti.
Insomma, le citazioni passano di moda, il caldo autunnale delle tre del pomeriggio costringe a stringere gli occhi, mentre fissi il sole. Vecchie conoscenze che ritrovi a fare gli assistenti universitari e che con molta probabilità saranno lì pronti a farti domande proprio su quel libro che hai elegantemente dimenticato di studiare.
La cineteca di Bologna che confeziona una rassegna su Sam Peckimpah. Una cineteca che diventa, la sera, un piccolo teatro di incroci. Certe vite che in un certo particolare modo si mescolano. Nel silenzio della notte, prendete un incastro a caso, tra le due e le tre di notte, e troverete il buio più congelato e tagliente e florido di risposte.
Il tempo che scorre e piccole sorprese come piccoli film del martedì sera, in un cinema poco affollato, “Litte Miss Sunshine” e una colonna sonora che rimane piacevolmente incollata alle orecchie ancora, dopo settimane, dentro una noiosa domenica, dentro un noioso pomeriggio. Ad aspettare risposte.
Scandito da leziosa malinconia e un’ossessione da pallida vacuità. Una settimana fa erano i brunch milanesi. Oggi, la sensazione di un post capriola sul cemento.
Poi. Guardate “NuovoMondo” guardatelo. E poi riportate i vostri commenti. Creiamo una piattaforma di supporter del regista romano. Supportiamo finalmente un film italiano che mette d’accordo tutti.