

L’IMPRONTA DELLA TAZZINA DI CAFFE SUL TAVOLO, e sorridere.
Essere felici a metà, ma che metà.
Arriva fine luglio, arriva luglio, arrivano le domande, arrivano le risposte. Questo blog si sta sempre più affievolendo sul lato torrido e burrascoso delle vicende autobiografiche di chi, sulle sue spallucce, questo blog lo ‘sostiene’.
In realtà, benché micro e macrocosmo nello specifico caso si intersechino eccome e non poco dolorosamente, benché i soldi e il potere contino ormai più delle volontà, è arrivato il carretto –Venezia-, è arrivato il carretto lido,
è arrivato il programma della 63. Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Il nuovo Lynch, u-ah. Scarlett Johansson e Brian De Palma. Me la immagino Scarlett in versione diva, alla presentazione del filmone. Ieri invece me la ripensavo due anni fa, in giuria a Venezia, quando si presentava con gli altri giurati alle proiezioni dei film in concorso in sala grande e sfoggiava jeans e felpa più cappellini e occhiali copri-sguardo-da-diva.
Le cose cambiano. Le cose si trasformano.
Passi del tempo a non pensare.
La cosa che lacera di più, forse, spesso, capita, succede, è il
non condividere.
C’è chi si diverte a pensare a come diavolo passo quegli istanti in cui scrivo.
Io penso solo che dopo la Venezia ‘tarantinosa’ del lontano 2004, ora sarà una Venezia sospesa. E curiosa. Il nuovo film di Stephen Frears, il ritorno di Alain Resnais, e poi Oliver Stone. “The hottest state” diretto da Ethan Hawke. I due film italiani, il caso film-da-500euri, di cui parlava il primo paginone di Repubblica-spettacoli qualche giorno fa.
E poi la solita cinefilia di fondo. Si sa, ci si accontenta con poco, ci si emoziona con tutto.
Ieri, la mia giornata si è trasformata quando ho visto questo. Con placido estivo ritardo, mi sono infatti accorta dell’uscita del trailer di “The science of sleep” di Michel Gondry. Il suo ultimo film finito, presentato alla Berlinale e che chissà quando uscirà in Italia.
Mentre lo sguardo si spinge in là. Si ritorna a Venezia, si ritorna al lido. I quaderni, le matite, le istantanee, i ricordi. E quel sapore dolce che si ridesta dalla memoria, mentre lo sguardo, malleabile, incurva gli angoli, e sorride.
(photos@ miss lelaina)
IL TORRIDO INCROCIO, ORA DI PUNTA, PENSIERI IN BILICO
la mia personale visione: lo sguardo in macchina e l’operatore
La pigrizia. Eterna indelebile pigrizia, che graffia, addosso, toglie il respiro, lascia entrare e accomodare i dubbi. La mancanza, e la lontananza, da determinati fattori tecnici, ha portato questo ‘posto’ ad allagarsi di triste, mesto abbandono. Nel mezzo, un impressionante mese che si incastra quasi perfettamente tra le due date, di quanto scritto.
Nel mezzo, che a pensarci è solo un mese, nel mezzo. Nel mezzo. Accadde quanto di criptico già accennato, un jules et jim servito freddo lungo i sentieri mattutini bolognesi; tracce di ragazze interrotte, disseminate sui colli, sempre bolognesi. Caldo, da togliere il fiato e far pensare con atroce intensità a paesi nordici. Partenze che lacerano le fibre più silenti e intime del cuore. Gite nelle Langhe a riscoprire angoli di parentado nascosti. Matrimoni. C’è che ci va, c’è che li filma, chi li monta.
Una Bologna estiva risvegliata. La solita Bologna cinefila che si desta, sul far della sera, mentre il buio scende lentamente dentro piazza maggiore, e festival festival e poi semplicemente i film più belli proiettati su uno schermo enorme. Enorme ed immensa gioia che si scioglie dagli occhi, davanti ai vari “La Dolce Vita”, “Divorzio all’italiana”.e poi saranno “Apocalipse now redux”, “Il Mucchio Selvaggio”, “Il Grido”.
Nel sottosuolo ci sono lauree che sbocciano, prossimi appuntamenti festivalieri da aggiustare, accordi e disaccordi emozionali, linee direzionali di personale professionalità profilarsi all’orizzonte. Manuali di montaggio, manuali di comportamento. Traslochi e situazioni temporanee. Serate di videoarte assaporate fino all’essenza, ritualità estiva mondana, istantanee che dureranno per sempre disseminate lungo notti di festa in piazza s.francesco.
Sono stata nella mente di John Malkovich, in quel celebre mezzopiano. Il capo chino e tutto terribilmente misterioso. ma non vi rivelerò dov’è.
Ho visto persone che non vedevo da anni, ho cambiato casa. Ho scoperto che via murri di notte è un fruscio solitario di alberi e rami.
Ho visto il mio sguardo in macchina. Io che voglio stare dietro la cosiddetta macchina-da-presa, io che detesto guardare un obiettivo e una luce accesa. Ho visto il mio sguardo in macchina mutare. Ho visto me stessa, una sony 150 e qualcun altro. Ho visto il mio sguardo mutare, in base a chi, c’era, dall’altra parte.