|
giovedì, 25 maggio 2006
LA COSTANZA, NON è L’ARTE DEI FORTI
tu come stai, qualcuno scrisse. Ho condotto vite migliori, qualcuno rispose.
Cerco casa. Domenica finisce Cannes. Tra un po’ iniziano i mondiali. Etc etc.
Continuano gli aggiornamenti dall’amico in terra d’america. È sempre incredibilmente divertente leggere le avventure altrui. Tipo le abitudini diverse, etc etc
L’arte degli etc etc.
Aspettando di vedere “Volver” perché soffrire, aspettando, è bello, rimango incollata alle abitudini degli ultmi giorni, e inietto quotidianamente le mie dosi di: ansia, idiozia, illuminazione, rassegna stampa da Cannes.
Preparo scatoloni nei quali inserire i ricordi dei miei ultimi due anni qui, non è vero che “Il Caimano” ha così spopolato, sulla Croisette. Ha diviso, purtroppo, come ovvio. Tra chi voleva un film su Berlusconi, e chi invece ha capito che non ce n'è bisogno. Perché era molto più intelligente capire ed analizzare cosa è successo a questo paese, per ridursi così, e arrivare ad un tale punto. La stampa inglese ne parla quasi freddamente, la stampa francese lo elogia. Se volete vedere in faccia l’amore francese per Nanni, sfogliate il quotidiano Le Monde e capirete.
“Volver” è ancora dato per favorito, mentre di oggi è la freddura sull’atteso “Marie Antoinette” di Sofia Coppola. Io non ci credo, ammiro visceralmente Sofia e la difenderò sempre a spada tratta, ma tant’è, l’accoglienza è stata piuttosto, unanimemente, fredda. Qualche critico francese ha paragonato tale accoglienza, addirittura, al gelo nordico del post “Codice Da Vinci”.
Stacco pezzi marroni di scotch, ripiego indumenti e raccolgo foto, e anche di “Babel”, il nuovo film di Inarritu si parla molto bene. Il nuovo di Richard Kelly, "Southland Tales" invece sembra essere un buon flop. Mentre la proiezione serale de “L’amico di famiglia” di Paolo Sorrentino è stata ben accolta da applausi, anche se il film sembra piuttosto complesso e il giudizio a freddo si aspetta per domani.
Svuoto la stanza e questi ultimi due anni. Chiudo buste, scatole e valige.
Per il verdetto finale, e la fine di Cannes, si aspetta domenica.
lunedì, 22 maggio 2006
[Grazie, Quentin] [Quando un film riesce ancora ad emozionarti, dopo l'ennesima visione, ché nemmeno le conti. beh, allora. se questo non è inesplicabile rilucente Meravigliosa, magia.]
["Kill Bill" vol.1, ore 23.15 rete4]
Tra l'altro, a volte penso che quando sfiori, anzi, tocchi e agguanti tale perfezione, poi è plausibile non riuscire più a raggiungere tali vette, anzi, nemmeno a ipotizzarle. almeno, è quanto mi dico per giustificare il non ritorno di Tarantino...
domenica, 21 maggio 2006
“bisogna venire per avere la cognizione che gli Stati Uniti esistono realmente come luogo che ha un reale posto sulla faccia della terra...”*
Ne succedono di cose, sul finire di un giovane baldo assolato maggio. C’è Cannes, e finalmente il cinema italiano. Ieri Bellocchio, che Le Monde definisce "l'ultimo dei mohicani della Nouvelle Vague italiana", o la sorpresa Kim Rossi Stuart, apprezzato alla Quinzaine des réalizateurs.
Mentre l’attesa francese per il film di Moretti cresce, e si spande attraverso i vari articoli, le varie chiacchiere. Ed è buffo pensare al Moretti crucciato, pre-girotondi, che nel 2001, proprio nel doloroso post elezioni, vince la palma d’oro per “La stanza del figlio”, e ora torna, con i freschi & incredibili risultati elettorali alle spalle.
E poi mi domando, perché mai i festival facciano così sognare. Creino così tanta bava, nei miei occhi, nel pulsare del mio cuore. Questa Cannes che diventa un generale ‘tornare’ dei grandi registi, quel tornare che è “volver” in spagnolo e nel gergo del nuovo Almodovar; tornano gli italiani, torna Sorrentino, e torna Ken Loach e pure con un film sulle vicende irlandesi del 1919-21, le lotte per l’indipendenza dalla Gran Bretagna. In mezzo a quel fluire di nomi, abiti super eleganti, fuffa e quant altro, mi gira la testa, non vorrei essere di certo qui- ora, schiacciata da un anomalo sole ‘agostiano’ eppure è-solo-maggio, e invece, in mezzo a tutto, spicca poi un’ironica conferma, “Il Codice Da Vinci” : la classica bolla super gonfiata che viene scoppiata dal pungente ago dei critici, e chiedo venia, ma mi viene da sorridere, perché sarà anche tutto normale, ma non riesco a sopportare anche solo il semplice fatto che per questo film sono stati sospesi tutti i tipi di sconti e convenzioni, per due settimane dall’uscita. Suvvia, non è democratico per niente
C’è, poi, uno dei tuoi più cari amici che sbarca in America, vicino New York, e che in una mail incolla sul finale la frase-titolo di questo post. Mail che parlano di frammenti statunitensi di banale quotidianità che tutti noi abbiamo umanamente assorbito per anni, attraverso film e telefilm, e quando diventano realtà, semplicemente affascinano e stupiscono. E sfogliando i racconti dell’amico italiano in terra americana, che racconta di un approdo in un tipico mercatino del weekend, quello-delle-cose-stupide, ecco, mi torna alla mente Steve Buscemi che vende i suoi dischi sotto casa, e Thora Birch lì a sbirciare, come mostrava un geniale “Ghost World”, qualche anno fa. Oppure il racconto dei supermercati dove tutto è di-più, le scatole da 5 litri di latte, le confezioni minime da 12 uova, quelle da 30 wurstel, o le tipiche case con giardino annesso, quelle case basse, da “Donnie Darko” . e il cinema che semplicemente diventa un enorme valigia dalla quale attingere, inconsapevolmente, insanamente.
*così scrisse, il signor D.F.
sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo |
23:22
| commenti
mercoledì, 17 maggio 2006
PAUSE DI SISTEMATICA ONIRICA INDECISIONE
cirenaica revolution
Ci sono frammenti, nella vita, dove le parole diventano inutili. La quotidianità . realizzi che non sai parlare, non sai scrivere. E quando gli altri affermano il contrario, la tua vita, in quell’istante, è altrove. Ed è nel preciso istante in cui tutto si blocca, un computer, le consapevolezze circostanti. L’altrove diventa un parco, nel buio. Mentre Bologna dorme, e i suoi confini diventano elastici. Ad un tratto tutto sembra una comoda piscina nella quale poter sguazzare, e creativamente in grado di tirar fuori tutto. Poi, d’un tratto, riscopri gli intrecci sottostanti, rivedi i fili incastrarsi, le stesse facce tornare. Tutto torna, e tutto un po’ distrugge.
Succede così di scambiare di nuovo il posto delle carte, e così, il proprio presente. Questo maggio assolato e pruriginoso, che si scioglie. Dopo quattro anni a Bologna, qualcuno che forse va, qualcosa forse scompare. Dopo quattro anni ti si incolla addosso una sorta di nuova coscienza morale, mentale, fisica. Parapsicologica. e non è così facile da gestire
Si lascia scorrere la barra delle emozioni cinefile. e
Ci rifacciamo con quell’arte di avere la testa altrove. Pensando che da qualche ora è iniziato il prestigioso ipercaotico ipersaturo e iper-ricco Festival de Cannes. E la selezione, che toglie lucciconi agli occhi, e lacrime di bava che scorrono sul terreno dell’invidia. Il nuovo film di Sorrentino, il nuovo di Crialese. Finalmente il buon cinema italiano. Tutto il cinema italiano per cui vale ancora la pena di considerarsi italiani. Da un mero punto di vista cinefilo.
E, vista certa deformazione professionale che sta scivolando via, dalle dita, note sulla settimana a venire: usciranno due film, per grazia, e motivi diversi, che faranno parlare:
“Il Codice Da Vinci”, Ron Howard (ovvero, ‘quel baraccone mediatico di’)
“Volver”, Pedro Almodovar (ovvero, aspettando il nuovo Pedro..)
|
|