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martedì, 28 febbraio 2006
VIABILITA' MILANESI
Che siate a Milano di passaggio, o domicilio, vi consiglio una capatina all'edizione milanese del Biografilm Festival, dall'1 al 3 marzo.
sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo |
23:22
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venerdì, 24 febbraio 2006

LE FERROVIE DELLO STATO SFORNANO TIRI MANCINI? NON TEMETE. VA TUTTO BENE.
Anvedi i remake. .
Il mio sghembo inframezzo milanese. Una proverbiale sintonia con i treni. Ironia a profusione. Tornare dopo il faccione sudaticcio di Ben Gibbard. Ma soprattutto, quegli istanti, in cui la sua voce fantastica ha spalancato un cielo di sfumature indescrivibili. Partendo da un giro di corde e poi "I will follow you into the dark". E poi. "Transatlanticism". Trans-a-tlan-ti-cism. che non è una semplice canzone, è un cuscino nel quale affondare, e decidere di dimenticare tutto il resto. Perdersi dentro un universo. Che va al di là di un banale localuccio milanese, gente che parla mentre tu affondi dentro l'inconscio e dentro i perché. Una canzone che scava, e mentre ne scandisci le parole, comprendi che stai mettendo a nudo un po' i tuoi desideri. E
Fuori. Da una serata indescrivibile, dopo una giornata lunghissima. Scavo, e trovo il mio viscerale perdermi nelle parole di Milano, nelle strade che si fondono e si confondono attorno ai miei occhi. fuori da un finestrino. mentre alla fine, cammino sotto la pioggia verso un dove indefinito. O forse sono solo le serate che avevi immaginato e atteso tanto e alla fine sono solo un concerto che inizia troppo presto. E un locale che non tiene aperto fino a troppo tardi. Per noi bolognesi, e le nostre abitudini.
Il mio bacilloso inframezzo influenzale. Tornare dalla luccicosa umida Milano. Tossire, starnutire, come il più esimio spot pubblicitario per raffreddori & influenze. Ripiombare dentro la routine made in bol. Accolti da un cielo che potrebbe sembrare milanese. Ma in realtà è tutto così dannatamente diverso. In realtà, è solo lo specchio di inquietudini ancora da lavare.
E poi.
ritornare a imbrattare le proprie mani nelle news cinefile.
Ho appena dato un'occhiata al prossimo lavoriccio che mi attende, e mi sono imbattuta nella foto di qui sopra.
Dunque.
Non so se stupirmi di più nell'accostare Zach Braff ad Accorsi, oppure miss califournia 'Summer' a Martina Stella. Che vabbé, toccherà aspettare ancora un bel po', prima di vedere questo curioso Ultimo Bacio all'americana. Firmato Tony Goldwyn con sceneggiatura targata Paul Haggis. Che sarà anche lo sceneggiatore di Million Dollar Baby, ma ho trovato inquietante scoprire il suo zampino anche nella sceneggiatura di Love Boat, ma soprattutto appurare che quest'uomo è tra i creatori di Walker Texas Ranger.
L'attesa, e il mistero, si infittisce.
lunedì, 20 febbraio 2006
I SOGNI DELL'INDISPONENTE BIZANTINO E DEL CINEFILO LONGOBARDO [update: Una mietitrebbia ha momentaneamente messo ko l'indisponente bizantino. con nostra somma, somma gioia]
Prendere un bel respiro. Dopo pause personal/telematiche.
Farsi pubblicità fa sempre uno strano effetto. Ricorda qualcosa. È un po' come se qualcuno si comprasse un giornale per poi pubblicizzarci all'interno se stesso e le proprie attività.
Il punto è che la mia vita personale ormai è diventata solo la mia vita professionale. Tutto il resto è il nulla insipido. Tutto il resto è puro irrilevante non rilevante. A parte il rivedere degli amici giappo di ritorno in Italia. quel sentire sordo e ripieno di emozioni. A parte l'insistente richiamo nipponico che martella incessante, nel cervello. A parte i banali girotondi dei miei neuroni che ormai totalmente confusi chiedono delucidazioni circa il loro/il mio futuro.
Io-non-ho-risposte.
Di certo, c'è il lido professionale. Ah. quello scrivere di cinema. Mentre tutto il resto, a parte il Giappone, è un velo sbiadito. È il taglietto sotto il palato che vorrei dimenticare. Se solo non continuassi a passarci sopra con la lingua, facendomi del male.
Il resto è litigare, di fronte ad un anonimo malcapitato elettricista, in mezzo alla strada. Che nel frattempo stava aggiustando qualcosa, tra l'altro. ho sempre trovato 'drammaticamente-filmico' litigare in mezzo alla strada di fronte a sconosciuti.
È che ci sono momenti nella vita dove la soluzione è così incatturabile, che non bastano notti insonni, parole difficili da incollare tra di loro. Fazzoletti bagnati, fughe verso riunioni, instabilità emotiva. Non basta. bisogna aspettare.
e dannazione quant'è scomodo aspettare.
Anche se nell'aspettare c'è di mezzo un giardino di rose e fiori, vi assicuro, dall'eclettica bellezza.
Nel mezzo c'è il tentativo di sistemare un template - il mio - lo scrivere di festival, lo scrivere in anteprima di film. E sebbene sia arduo e briosamente caotico il collimare la priorità universitaria con il bisogno cinefilo-lavorativo, alla fine arriva il dolce. E il dolce, nel mio caso, è, dopo fumose riunioni di redazione, il buttarmi a capofitto nell'intensa ricerca di informazioni circa film in pre-production, production e post-production. Trailer, teaser, set, rumors.
Dover scrivere del prossimo Harry Potter in fase lavorativa, ad esempio, o del nuovo film sulla vita di Diane Arbus. o Sofia Coppola. Io e i festival. e la bilancia della vita che impietosamente si sbilancia verso un solo lato. È il mio sorriso asimettrico che si apre solare, ma solo ed unicamente da un lato.
E anche se scrivere secondo i non propri dettami non è tra le cose più semplici e confortevoli del mondo, il sapore del dessert resta, sulle labbra, anche quando, grazie a tutto ciò, si scopre che a Berlino, e prima al Sundance Film Festival, è stato presentato il nuovo film di quel genio adorante e sublime di Michel Gondry. The science of sleep, si chiama il prodotto, con Gael Garcia Bernal e Charlotte Gainsbourg.
Il tutto mentre il giornalismo sportivo avanza. ed insegna. Se nelle telecronache, l'insistenza verso la porta, da parte di una squadra, determina il definire "con carattere" la suddetta squadra, mi chiedo se sia davvero così. La perseveranza, anche nella vita reale, vuol dire carattere? è sinonimo di carattere? E poi, quell'emozione di camminare per casa mentre sullo schermo scorrono le immagini - personalmente - neutre dello sci di fondo, o quelle verticalmente coinvolgenti del pattinaggio artistico.
e poi. La mia settimana nordica che si prefigge all'orizzonte, e sta per iniziare.
Milano e i Death Cab for Cutie. Poi Torino e il tram uno.
mentre il telecomando rimane bloccato.
o sono solo interferenze sullo schermo.
venerdì, 03 febbraio 2006
SHIT HAPPENS/GLI UOMINI VENGONO DA MARTE, LE DONNE DA VENERE
La perspicacia svizzera dei titoli banali
Ogni tanto accadono le crisi. Quando tutto viene messo in discussione, quando ti accorgi che siamo esseri in via di sbriciolamento continuo e passare una notte insonne in preda al turbinio dei pensieri di certo non aiuta.
Ma anche l'avvicinarsi al giro di boa della lauree. Altrui. E sentire addosso il pressing strategico-familiare, sul quando, un giorno, finirai.
Ma nel relativismo occulto, ci sono intercapedini assolutamente nascoste.
Crisi, ad esempio, significa per la precisione "stato transitorio di particolare difficoltà o turbamento nella vita individuale o sociale", e dentro le intercapedini di una crisi c'è anche tutto quel sapore agrodolce del vivere da un po' di anni ormai a Bologna. Ed esattamente nel punto di rottura di quel muro imperfetto delineato attorno a me, ecco la creazione mistica di quell'intercapedine.
Da un paio di giorni non riesco a fare a meno di pensare agli sghembi anni liceali. Quando trasferirsi a Bologna era un varco che si spalancava con un'energia prorompente dentro la stanza della mia mente, e via Indipendenza mi sembrava un brillare di luce continua, e quell'energia era qualcosa di talmente prorompente da generare continue immagini che divennero racconti sulla mia futura immaginifica risplendente novella vita da fuorisede. Per non parlare della mia casa. Quella che sarebbe stata la mia casa. Nel concetto più completo e accogliente e compiuto.
E poi venne la realtà. La sincopata multicolore realtà. Quella di più strade calpestate, strade buie, e sole troppo caldo. Quella di più case, ma nessuna ormai che ho mai considerato davvero casa.
E se sentirsi a casa è forse un concetto così arduo da agganciare e respirare, forse vale anche la pena pensare e puntualizzare a se stessi il fatto che da settembre molte, troppe cose cambieranno. che da qui a qualche mese, qualcuno di sublime e semplicemente importante si trasferirà in Svezia. Folgorata da neve candida.
Ma il bello o il buffo o l'assurdo è che è tutto dannatamente razionale. Lasciare Bologna, in questo momento, è drammaticamente e linearmente razionale.
Così, ogni tanto accade di scannerizzare le crepe sul muro, far emergere smorfie davanti ad uno schermo, portare avanti attraverso set infiniti, partite di tennis con l'universo maschile.
I jeans consunti resistono, le gambe reggono. Nonostante le corse, i rovesci. Ma solo perché Bologna questa mattina ha aperto gli occhi ad un sole quasi accecante. Di quelli che ti lasciano intravedere solo i due centimetri sotto al naso, e non le infinite e complesse paranoie soggiacenti.
E c'è da alzare gli angoli della bocca, perché nel frattempo certe porte continuano ad aprirsi e poi chiudersi e poi quel rimanere socchiuse, e poi quelle correnti costanti. Che ti mostrano e dimostrano quanto Bologna, nel suo brioso lato professionale, celi le sembianze di un foglio A4; scomponibile in un unico preciso schema grafico di interazioni relazionali. Dove Tizio è opposto a Caio che conosce X che ha lavorato con Tizio.
Dopo quattro anni diventa quasi alienante rendersi conto che in un determinato circuito che ruota attorno alla parola 'cinema', tutti conoscono tutti. E se non si conoscono direttamente sono comunque legati tra di loro attraverso una fittissima rete di relazioni, conoscenze.
E che dopo una serie di linee rette di congiunzione, e consapevolezze attentamente tracciate, allora lì sì, è alquanto difficile non alzare gli angoli della bocca e concludendo sogghignare.
della sottile piccolezza dei luoghi umani.
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