
I LOST MYSELF IN A SMART POOL
There are different names for the same thing
questo gennaio che si scioglie fra i respiri e rende ogni minuscolo gesto infinitamente complicato. negli interstizi di giornate difficile da montare, pezzo dopo pezzo, nemmeno fossero mobili da costruire da soli.
eppure è terminato tutto. un weekend intenso in cui non sono mai stata a casa. I bagni nei ricordi, rivedere vecchi amici. un amico premiato ad un concorso. immagini frenetiche. la colonna sonora di "Magnolia". Magnolia. Avete mai avuto la sensazione seria e concreta di correre, mentre tutto il resto attorno a voi restava immobile, o comunque ad un ritmo più lento? Questo weekend è stato il trionfo del montaggio alternato. Ma come i veri saggi sanno, anche i migliori weekend chiudono il proprio sipario. I distacchi spesso possono fare anche meno paura, nella realtà. Molto più timore c'è nel voler affrontare nuove sfide lavorative, nel poggiare coraggiosamente gli occhi sopra i propri desideri.
poi. è tutta un'altra cosa. si calpestano strade e si sfiorano alberi per andare a comprare il biglietto per i Death Cab For Cutie. ci si nasconde dietro la lunghissima e splendida colonna sonora di the o.c. poi. c'è sempre più acuto non desiderio di esami e libri, ma bisogno quasi fisico di annusare la vita e concretizzare. Abituandosi alle dissolvenze, si leggono le nuove subdole manovre dall'alto. si cerca di forgiare opinioni salde da contrastare anche il vento e il peggior freddo. Non guardo la tv, se non per poche eccezioni. e se la coinquilina si nutre di trashume televisivo postpranzo, è solo un invisibile presagio. di un gennaio che sembra l'invisibile patina. incomprensibile ed irritante. di quelle minuscole e sfuggenti cose che si vorrebbe condividerle. scollegando la testa. non pensando alle distanze. credendo solo nelle parole.
ma. tra le scie lasciate dal future, olte agli aperitivi a palazzo re enzo, rimane il gaudiosissimo recupero di un film geniale. "Team America: World Police". talmente geniale che ci vorrebbero pagine intere per spiegarlo e analizzarlo. credo basti sottolinearne gli autori, Tray Parker e Matt Stone, di South Park. oppure l'altrettanto geniale e ricchissimo sito dedicato al film. ecco. Cercatelo, trovatelo, guardatelo.
divulgate il verbo. perché ne vale davvero la pena.
BEYOND THE FUTURE: Reprise and Update
Evidentemente gli alieni hanno il permesso di rapirmi. Nota irrilevante che gli alieni in questione abbiano nome proprio e cibo dai tratti tipicamente germanici. Ma, poiché oggi, ormai ex giovedì diciannove gennaio, ho scoperto con strabiliante gusto di non possedere senso nel dilazionare e organizzare con senno la mia vita, beh allora non farà strano ricordare questa come una giornata semplicemente stonata.
Ecco. Volevo solo dirmi questo. Con consapevole insano non senso.
Ma soprattutto. La città imburrata di stop motion e odierni effetti speciali sta sbocciando, almeno sotto i miei occhi. E sebbene quest'anno la simpatetica via massarenti non riporti striscioni pubblicitari del già citato Future Film Festival come accadeva un anno fa, mi è bastato invece passare accanto a Palazzo Re Enzo e ricordare.
O forse solo sottolineare, dopo delicate e assolutamente disinteressate annotazioni all'interno di precedenti commenti, la preziosa e ricca retrospettiva ospitata dal festival dal nome "Storie di fantasmi giapponesi: spettri e spiriti del folklore nipponico" che domani sera alle 19.30 al cinema Capitol vedrà la proiezione del film "Kwaidan" di Kobayashi Masaki, accompagnata dalla presentazione dei curatori della rassegna, Luca Della Casa e il signor Carlo Tagliazucca.
[cosa non si fa per gli amici.]
BEYOND THE FUTURE
Per spiegarsi. La confusione persiste. Insiste. Picchietta alla porta con fare sospettoso. Ma sono solo ricordi. Ora capisco. Un anno fa ci lavoravo, quest'anno incorrono altre cose, differenti strade intersecate tra di loro e così. Bologna in questi giorni diventa una spugna digitale e animata. Animata dalle molteplici e variopinte correnti del Future Film Festival. E, benché non costretta a recarmi ogni giorno, come accadeva un anno esatto fa, per suddetti scopi lavorativi, nei prossimi giorni farò solo delle pacate incursioni. Per rivedere amici. Odorare rassegne frutto di ingegnose menti ben note. d'oh.
È che onestamente il FFF, al di là delle implicazioni d'amicizia, e amici vincitori di premi da vedere e congratulazioni varie etc etc. rimane, onestamente, un melting pot dove. Onestamente, con facilità mi perdo. E confondo. anche per altre intersecazioni più o meno occulte. E a parte le numerose conferenze con ospiti a Palazzo Re Enzo, e le interessanti rassegne collaterali, mi sono segnata l'anteprima di "Aeon Flux". Semplicemente perché questo film è tratto da un cartone che andava in onda su Mtv secoli fa, fine anni novanta. Ed ero folgorata da quel cartone. era fantastico. solo che attorno a me nessuno sembra ricordare quel cartone, su mtv. Bah.
Comunque. Bologna la grassa viene colonizzata dagli anime di turno e dalle menti digitalizzate.
Nel frattempo, domani sera vado a vedermi "Match Point".
a meno che non mi rapiscano gli alieni prima.
Frammenti al dente, variabili e poco comprensibili
E poi torno a casa. E una coinquilina, con cui parlo, a volte. Invisibile. E il suo uomo onnipresente. Le notti da rinchiudere tra due parentesi, quando le parole non sono il mezzo ma il fine. Il fine con cui attraversi una serata. Spegni il cervello, accendi l'ennesima sigaretta.
Ci sono persone con le quali staresti a parlare per ore. Anche se i primi secondi si trasformano in sordità. Ci sono momenti inspiegabili come questo, dove non è il piacere di scrivere, non è il piacere di quel suono, il suono delle dita che colpiscono tasti, in successione, frenetica successione creando periodi, paragrafi. storie. Non è, il semplice cristallino amore. Per quel lasciare libero il pensiero, libero di tradursi in parole. Anche puramente distintamente insignificanti.
Non so cosa stia accadendo nel bagno di questa casa. Non so cosa accade, quando pacificamente vivi in un posto nel quale non vorresti abitare.
Per ricordarmi l'imperfezione delle cose stasera ho comprato sigarette b&h. per ricordarmi il titolo qui sotto.
e sono sempre stata affascinata dal concetto dei sei gradi di separazione. Dalla pièce teatrale di John Guare. Ne avevano tratto anche un film.
Ma in realtà sono più confusa da quello che dovrei fare. In una sola giornata, parole che crollano come piccoli sassi da una discesa, verso il collo, verso indefinibili, in maniera precisa, tratti e linee di un supposto prossimo futuro. Responsabilità nuove. Proposte. Nuove ma da vecchi luoghi, già assaporati. Avere idee, troppe idee, e non trovare il manuale giusto, per renderle concrete. Magari subito. Magari averle, le soluzioni ora. magari.
non sentire l'inadeguatezza di certe frasi dette, o pensate. Alla fine i minuti scorrono, questa casa torna ad assumere silenzio e buio, e cenere sul tavolo, e una luce accesa.
In realtà tutto potrebbe poi diventare estremamente semplice. Come spalancare gli occhi, nel buio denso di un cinema, e sentire, per la seconda volta, la bellezza profonda e stratificata di un film come "Lady Vendetta". Dalla assoluta bellezza stilistica, inquadrature e movimenti di macchina dalla geometria perfetta da togliere il fiato; 'surrealità' onirismi e scelte che rimandano ai due precedenti "Oldboy" e "Sympathy for Mr. Vengeance", assolutamente da vedere e rivedere, perché Lady Vendetta è semplicemente il sublime inappuntabile approdo dell'ideale trilogia della vendetta disegnata dal buon Park Chan wook.
Eh. questi coreani.
Meraviglioso e semplice, si diceva. Perché ieri sera, grazie a questo film, ho ricordato a me stessa la natura e la spiegazione del mio amore per il cinema. Quella sete, quella fame, oltre che stilistica, ma soprattutto di domande, di strati, di stimolazioni. perché un film è semplicemente la summa delle arti, è l'accordo e l'unione perfetta di musica, fotografia, arte con la a maiuscola e altro ed è perfezione. a mio parere. Esattamente quando un film riesce a spalancarti un vagone di domande e stimoli intellettuali, e ti spinge a parlare e discutere di quella pellicola per giorni, notti, mesi, anni. ti porta a scavare e scoprire, strati su strati, ennesimi strati ennesime rivelazioni. Ecco, a modesto parere, il film perfetto. Un'epifania costante, ad ogni visione. Una stratificazione infinita pronta a rivelare del nuovo. Ogni, nuova, volta.
Così. Conclusa l'eccelsa colonna sonora di "Lady Vendetta". così. Torno a non pensare al buio che passa e si muove, mentre parole non scorrono nel fondo, perché non molto tempo fa scorrevano. Capitava. Di inciampare nel buio e sorridere nella notte.
Ma. Ci sono futuri da costruire, qui. E ben poco tempo per congiunzioni, aggettivi, avverbi superflui.
Quando tutto dovrebbe diventare più semplice dimentico al come tradurre pensieri in immagini in beta o minidv. o. come tradurre immagini in parole cinematograficamente-parlando impeccabili e critiche. Dimentico. Boris Vian e il suo strappacuore lasciato sul letto prima di partire. Le foto scattate dentro l'algida sublimazione formale, a Torino, qualche settimana fa. O gli esami, molto più diplomaticamente. Semplicemente. Parlando, che è solo un percorso accademico da chiudere e cucire. finalmente. dopotutto.
son solo parole
[www.kurthalsey.com]
B&H REMIND ME OF MY EX-BOYFRIEND IN DUBLIN
Rimettere la chiave nella serratura. Girare la chiave. Dare l'avvio. È strano a dirsi, anche se ho passato due belle, davvero, belle settimane. Ma. Questo è il vero avvio. Ritoccare con i piedi Bologna. Anche se dichiaratamente ammetto di non appartenere a nessun luogo, o perlomeno così mi sento, è strano a dirsi. Ma ho addosso la silenziosa sensazione del lento sapido avvio.
Parole e immagini dimenticate lungo il percorso. Immagini, soprattutto.
E ricominciare non sempre ha un senso. Tornare e riprendere i fili. Le pause a volte sono come le intersezioni stonate. Destabilizzanti. Non per forza in maniera negativa. Ma torni con nelle tasche foglietti e tutte le imprese da fare e finire durante l'anno. Pensi che ce la farai ma non sai con quale piede. O scarpa.
Hai solo voglia di cambiare l'assetto della stanza. Ché certe vecchie fotografie hanno bisogno di un seguito. E anche se ricominciare. È quella la parola che stride, sotto i denti, e fa rumore come un tram che scorre sulle rotaie. Ricominciare da capo. Dall'autobus che prendi in stazione per ritornare a casa. Dalla parola casa che ormai non ha significato vero ma plurimo, che non ha immagine. Non è più una figurina incollata su un album. Sono un collage di volti e istantanee. Ma ricominciare. Ritrovare i fili lasciati sulla scrivania. ricollegare tutto.
niente più parole inutili.
chapeau
(ma. rivedere i Dandy Warhols a Brand:new. non mi fa pensare a circa cinque anni fa. quando comprai il loro album. alla fnac, in via Torino, a Milano. ma. che più o meno fanno la stessa musica di allora, anzi, mi sembrano decisamente peggiorati. e certa musica cambia. va cambiata. altra magari no.)
Post-it incollati sul frigorifero: domani sera rivedere, assolutamente, ma soprattutto FINALMENTE, "Lady Vendetta". Park Chan Wook. La prossima settimana invece "Match point". Il nuovo Woody Allen in trasferta in Great Britain. Ché la mia guida pratico-razionale qui a Bologna, ovvero il signor D., ha già visto qualche settimana fa a Berlino e ne parla ogni volta con le lacrime luccicose agli occhi. E parole semplicemente inadatte ad esprimere cotanta perfezione. dice lui. quindi. Fidiamoci.