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giovedì, 27 ottobre 2005

FATEVI UN FAVORE
Domani sera andate a vedere questo film. A s s o l u t a m e n t e.
sabato, 22 ottobre 2005

LA BIETOLOSA EDUCAZIONE (ovvero come imparai a non preoccuparmi e a schiacciare un ego obeso)
Un lavoro è finito. A chi mi chiede come ho passato il mio giovedì sera, rispondo:"L'ho passato davanti a 200 persone imbufalite e pressanti. Contro di me e il mio amico Maurizio." aggiungendo poi che la colpa non era nostra, ma della sdrucciolevole programmazione di un multisala della periferia bolognese. E tralasciando il fatto che, questa suddetta orda di corpi surriscaldati, era in una semplice e caotica coda. Verso un film. A voi. Concesso. Gratis.
Ma tant'è. Rendersi conto che l'italiano medio è silente e disponibile a fare coda alla posta, in banca, al supermercato. Ma quando si tratta del proprio tempo libero, non vuole sentire ragioni.
E dopo un iper cinetico giovedì sera, torni a casa e ad attenderti solo posta non letta. Carta appesa a dei muri, una stanza, degli oggetti.
Cosa attende invece là fuori sono esami da risolvere, enigmi da scartare. Una canzone che ronza ossessivamente nella mia testa, degli Artemoltobuffa, "la scena patetica". Se qualcuno ha presente il testo.
Poi si va al cinema solo con pretese professionali e poco cinefile. Un po' come se il freddo disarticolasse gambe e cuore. l'antica preziosa arte del tirar tardi fino a notte. O forse perché film belli onestamente non ce ne sono. O forse non urlano. Solo fuggevoli curiosità. Vedere Benigni, etc etc et.
Ah. Il vento di est nel frattempo porta strani movimenti. Gli oggetti nella stanza subiscono lievi ondulazioni e formulano enigmatici sorrisi. Una sigaretta fra le dita, il fumo si dissolve. Verso l'alto. Come certi amici post estate. perché tutto sia in costante movimento, continuo a domandarmi. Perché certe spiegazioni latitano ad emergere, perché altre si trasformano in briciole di zucchero, sul far della notte.
La fine arte dell'educazione introspettiva, e come arrivare indenni e lucidi ai primi di novembre.
Questi sono quesiti importanti. Non come portare avanti, attraverso campi di barbabietole, un carretto fantasma.
sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo |
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martedì, 18 ottobre 2005
"IL BEL CINEMA FA BENE ALLA PELLE"*
Starera ho ricevuto nuove foto della vecchia Venezia. i ricordi della mostra del cinema passata. dentro stritolamenti compositi di pensieri e arzigogolate parole. Ma tutto scorre, davanti al nulla che si frappone. Tra virgole di confusione cosmica e frammentazioni. di sistema d'amicizie.
Ci sono cose che si rompono. che cadono. Dopo un anno e mezzo, dopo l'aprile dello scorso anno. Ci sono vasi che cadono e si riducono a minuscole schegge sul pavimento, piastrelle graffiate. Quando quel vaso cadde e io non capisco il perché della dinamica. Solo il variopinto ondeggiar fuffoso che riempie le giornate. con annessa una postilla di novità lavorativa. accadrà qui. Quel vortice lavorativo che si avvolge attorno come uno sghembo turbinio all'organizzazione di Anteprime di Film. e il correre veloce delle emozioni. questo maledetto ottobre che mi costringe a far volteggiare le mie dita contro il vento bolognese e contro la poesia che gratto dagli stipiti delle porte e che poi, maldestramente, si trasforma in lettere scritte qui. ah. dannoso flebile ottobre.
*(così parlò Chiara F.)
Nonsense
Tagli allo spettacolo e nuovi tagli di capelli. Ho visto finalmente "La mia vita a Garden State" e sono rimasta delusa. Soprattutto dall'inespressiva dimestichezza recitativa di Zach Braff. Mah.
È Bologna, nel frattempo. La mia facoltà occupata, un nuovo lavoretto tra le mani e una domenica di code elettorali.
La cosa più bella e dolce, a volte, è tornare indietro. Perché attorno le cose cambiano. È ripensare al 1998 quando comprai "Adore" degli Smashing Pumkins, a Milano. E ciò che ricordo sono solo i negozi di libri usati di Milano, le strade il sabato di Milano. E un album che ho amato fino all'infimo consumo. E nonostante tutto è uno degli album a cui sono più legata.
Si ricade nel vortice lavorativo, così. Un giorno a caso della settimana, da una telefonata improvvisa. L'autunno prende pause lavorative che si edulcorano di sapida acidità, ogni tanto. Il sapore che ha il silenzio, quando la mente occupa lo spazio creato e si lancia per impervie vie. L'autunno che qualcuno annienti. Che qualcuno risistemi le carte. Che qualcosa è cambiato e obiettivamente ci si adatta con sempre meno facilità ai cambiamenti.
O forse è tutta colpa della depressione dei 16 anni. Ascoltando "Adore". Obiettivamente uno degli album più melanconici. A cui sono più legata. E cupi. E incongrui. E forse è tutta colpa dell'insonnia notturna, dell'A14. del casello di Melegnano. Delle autostrade. In generale.
Poi.
Ci sono solo foglie che crollano delicate lungo il cammino verso il cancello di casa. Amici di ritorno dall'erasmus. La voglia di finire e la voglia di partire. La voglia di andare avanti.
La voglia di vedere ché accadrà.
sabato, 15 ottobre 2005
NOUS SOMMES DANS LA MERDE, LA PLUS BELLE.
In un paese che non si fonda sulla cultura. Ma sulla salvaguardia religiosa. In un paese dove la superficialità è la patina di un bicchiere di vino rosso tra le mani. In un paese dove è normale lasciar sciogliere cultura fra le dita. Togliere là dove non ha importanza. biblioteche, cineteche, scuole di cinema, produzioni. Un paese che non vuole ricordare. Nemmeno quando con il cinema ci si arricchì, perdinci. E poco importa se le croci. contano di più.
In un paese dove ci si muove lentamente. Dove è naturale pensare che non vorrei far crescere i miei figli. Così. qui. Perché è inammissibile.
Perché oggi mi sento un po' come se ci avessero prima annientato gli arti inferiori. E successivamente braccia. E poi collo. Spezzati. È come se ci avessero colpito testa e cuore. Quando la testa indicava il sistema universitario e la riforma Moratti. Il cuore è il cinema. Il cuore è l'arte.
È un po' come un singhiozzo. Sincopato.
In un paese dove accadono troppe cose. Che ci lasciano allibiti. Troppe cose che rubano troppe parole ai pensieri, e senti che non puoi dire altro. Che è giusto lottare. È giusto continuare a protestare. In un paese dove troppe urla cominciano ad equivalersi ad un grosso silenzio che passa inosservato.
E sebbene la mia serata bolognese, avvolta da un ennesimo kaos, ma non emozionale. Vitale. Di popolo. Nella via che taglia e si insinua tra i palazzi universitari, via zamboni, e il delirio alcolico attorno a me. E il kaos ellittico e vitale che generava raggi tutti a ricongiungersi davanti al numero 38. Davanti alla Facoltà di Lettere e Filosofia occupata. Sebbene il delirio e lo sporco nell'aria disegnata attorno. La solita aria che riempie i vuoti di Bologna. c'è solo pallida rabbia nel vedere. Che un paese muore, per certi vacui sensi.
Che la cultura. E L'educazione. La Cultura e l'Educazione
E Bologna nonostante tutto respira. Prova a respirare.
sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo |
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lunedì, 03 ottobre 2005

IT HAPPENS
L'altra notte. o. spazi di personale delirio e uso del blog. quando dormire troppo o, come si suol dire, recuperare le mancate ore di sonno, può portare ad imbarazzanti siparietti notturni. Sogni, come si suol dire, che raccontati regalano ilarità a profusione.
Presto detto. Dentro la parentesi che qui vado ad aprire mi vien difficile non tornare a sorridere se ripenso al sogno dell'altra notte. Io lavoravo, ne sono certa ma non so per cosa o dove. E poi spuntava una troupe americana alle prese con la promozione di un film. E nella suddetta troupe c'era anche Robert Downey Jr. e. Con il suddetto Robert io avevo un simpatico e breve flirt. Tralascio, il ricordar a me stessa quanto apprezzi il Bell'attore visto di recente in "Good night, and good luck", tra l'altro.
Che poi.
Certi sogni servono Anche per tenerti informata sui fatti. Ho così scoperto, infatti, che Robert si è appena sposato con la vice presidente esecutiva di produzione della Joel Silver's Silver Pictures, Susan Levin. Ho anche scoperto che presto usciranno molti suoi film, tra cui "Poe" nel quale interpreterà lo stesso Edgar Allan, diretto da nientepopòdimenoche Sylvester Stallone. Mah. Oppure lo vedremo nel nuovo film di David Fincher, "Zodiac" nei panni di Paul Avery e accanto a Jake Gyllenhaal, Gary Oldman e Mark Ruffalo. Ho anche appurato che il buon Robert si è dato alla musica. Dopo le parentesi musicali espresse in qualche puntata di "Ally McBeal", se qualcuno ricorda, bene il nostro ha deciso di registrare un intero album. "The Futurist". Bah. Io lo preferivo come attore. E come uomo. Ma anche solo come coprotagonista onirico, non mi lamento.
Nel mio sogno il nostro era proprio un breve e movimentato bel flirt. Di quelli che ti lasciano soddisfatta davvero. Anche quando ti risvegli e capisci che era solo un sogno. E ci rimani un po' male. Comunque ero proprio contenta. Lui era bello e io lo portavo a spasso. Stavamo proprio bene insieme, proprio affiatati. Solo ogni tanto facevo caso alle sue strane pupille. Poi ad un certo punto, dopo un simbiotico ed intenso incontro 'linguale', mi ritrovo qualcosa di strano sotto il palato. E non capisco la natura dell'oggetto. Allora mi volto, ed accanto a me vedo un'enorme cavalletta verde correre veloce, dall'altra parte un'orda di colorate navicelle di alieni che svettano raso terra. E allora capisco. Robert, nell'incontro appassionato delle nostre labbra, mi ha gentilmente passato un acido. Sono allibita. E allora lo guardo. e capisco. Ecco il perché di quelle strane pupille. Ecco. E allora mi inalbero e strillo puntandogli l'indice contro. "Lo sapevo, lo sapevo. Lo sapevo che non ti eri del tutto disintossicato. Lo sapevo che facevi ancora uso di sostanze stupefacenti. Lo sapevo. lo sapevo".
E poi sveglia. interno. giorno. bologna.
però. Quanto mi manca Robert.
domenica, 02 ottobre 2005
I QUADERNI DAL LIDO 4:
Non stanchi e non paghi. Se Settembre s'è ormai dissolto, l'estate resta, in un'intercapedine affascinante del cervello. Tra luci e suoni e inquietudini lagunari. E parole. E poi foto. giusto per chiudere il cerchio, e finirla qui. poi via. a goder del capriccioso autunno.
E un grosso Grazie rinnovato e caloroso a miss Lelaina,
fotografa ufficiale del blog.

ad aspettar l'arrivo delle star

novità dal lido e metal detector per accedere un po'
dappertutto
sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo |
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7 in the morning. e il misterioso ed affascinante mondo
dei traghetti

we love guys named Takeshi!
sabato, 01 ottobre 2005
MANCANO DEI PEZZI, L'AUTUNNO CADE.
Ci sono istanti in cui è bene aprire parentesi. Quando è notte a Bologna e non riesci a dormire perché hai deciso che Vuoi finire l'università ed è giunto il tempo di darsi da fare. È notte a Bologna e sebbene ci sia il desiderio di essere in un altro miliardo di posti, lontano, ci sono posti e cose dalle quali non puoi sfuggire. È notte e tutto sa di sonno rincorso e tutte quelle porzioni di film che ti hanno raccontato Bologna.
E nei ricordi e nei frammenti
Si muovono porzioni di realtà discordanti ed emozioni che non sai spiegare. Quest'autunno che cade senza far rumore.
Torno da Venezia e da casa e Bologna non sembra più la stessa anche se tutto è uguale. Le dinamiche di gruppo hanno subito lievi accelerazioni, sviluppi e incastri che sorprendono. È tutto un po' come se fossi arrivata tardi al cinema. Film iniziato e mi mancano dei pezzi per congiungere tutti i fili e i particolari. E le sfumature.
Ci sono istanti in cui ci si sente semplicemente distanti anni luce da tutto. E forse sono anche le pause stesse a creare distanza, tra le cose. In un'estate in cui tanto è cambiato, vari e strani colori si sono insediati e. E le frasi sospese che rimangono appese come foglie in attesa di crollare a terra. Si ri-inizia decidendo di finire. Si decide di lottare per far sì che qualcosa continui.
Circa una settimana fa sono rimasta sveglia fino alle cinque e mezza per fare un semplice cd. Perché il sacro fuoco dell'ispirazione e il tentativo delicato di tradurre sensazioni e fatti in canzoni. Un intreccio di tracce, ognuna ad indicare una notte, una storia, un'amicizia, dei viaggi, delle risate. Un grumolo di canzoni come un iter illustrativo attraverso ricordi ed immagini e parole. Un grumolo di suoni per spiegare a qualcuno qualcosa. Di forse. Inesplicabile.
Poi. Ci sono pomeriggi di luce che durano una semplice ora. c'è chi prende e va. Ci sono capelli che si agitano nel vento e il fragore sublime di voci che si incontrano. c'è l'ansia di voler concretizzare concetti e ore di studio. E c'è un settembre che lento e silenzioso si dissolve.
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