I QUADERNI DAL LIDO: 3
Ogni Volta è Illuminata

sembrerebbe una foto qualsiasi MA. leggasi con attenzione 1)il portapass al collo 2)il bicchiere a lato nero-Studio Universal e. soprattutto. Leggasi con attenzione la qui presente giovine, armata di sola pesca e dal volto scavato. Leggasi con attenzione il qui presente volto. Provato. Dalla proverbiale frenetica sconnessa esilarante vorticosa routine Lidense. eh.
imp: Foto @miss Lelaina

I QUADERNI DAL LIDO:2
Le Giornate dell'Autocritica
Quando attorno a te han già detto un po' tutto. E tutto, così, appare tautologico. Tornata al mondo bloggeresco ho ripensato a tutte le venature che si estendevano per il cielo lidense. E al di là di certo ristretto perimetro di cielo. Ad esempio le interminabili code all'esterno di una sala, senza la certezza di entrare. Anche quando la priorità d'accesso per la proiezione recitava cinema, e accanto pubblico. Mille rimbalzi volanti da un cinema all'altro, la stanchezza nelle gambe. Stare in coda per più di un ora e poi non sentire nulla, solo una porta sbattuta in faccia, talvolta nemmeno la gentilezza di spiegare perché, solo un no. Acciderbolina, ho lasciato sfumar via così, ore preziose della mia giovane e 'gaiarda' giornata. Ingoi il rospo, consapevole che l'accredito cinema, il più infimo e basso, è notoriamente paragonabile alla casta più semplice, quella dei senzatetto né legge. Quella degli ignari-ignoranti di cinema, quelli insomma che non sanno leggere, parlare. Giudicare.
Detto ciò il dopo si mescola confuso e pulito col passato. La meravigliosa colonna sonora di "Sympathy for Lady Vengeance" e i boriosi ed intellettualoidi film delle Giornate degli Autori. o. Vedere George Clooney che esce dalla cerimonia di premiazione, un sabato notte freddo e malinconico, e che ti passa a due metri di distanza.
E intanto
Le giornate della riflessione spenta e stanca. Delle 4 ore di sonno a notte. Gli occhi stanchi e stropicciati che si incollavano sopra qualsiasi schermo, volto. Emozione.
Vedere la sublime Marla Singer accompagnare il buon Tim Burton. In conferenza stampa.
Ma in realtà. Come le migliori protagoniste che si rispettano, e dominano con saggia eleganza le più belle inquadrature, con altrettanta saggia onestà riconosco il dolceamaro sapore di un certo entusiasmo cambiato. La prima volta degli occhi puri che assorbono con ogni respiro ogni battito e movimento lagunare, quando il settembre 2004 iniziava e Venezia 61 si respirava. Ma tant'è, le cose cambiano e si illuminano. Come il film meraviglioso tratto dal plurichiacchierato romanzo di Jonathan Safran Foer, "Everything is illuminated", diretto da Liev Schreiber che il nome non riporta alcun volto nella testa, ma ora identifichiamo, era il cattivone di "The manchurian candidate", con Denzel Washington, uscito nelle sale mesi fa e anche lui presentato alla Mostra dello scorso anno. Quei film delicati, oserei dire. costruiti in maniera semplice. Armonici.
E poi. c'è solo che ogni festival ha una sua armonia di fondo che lega ogni singolo istante a tutti gli impercettibili movimenti che si agitano attorno.
Ah. I trailer dei miei due film preferiti:
"Sympathy for Lady Vengeance" www.ziness.com (per mettere alla prova il vostro coreano)
"The Constant Gardener" http://www.focusfeatures.com/viewer.php?f=the_constant_gardener&c=secret&ext=mov&w=480&&h=270 (evviva i thriller preannunciati)
I QUADERNI DAL LIDO: 1
A volte ritornano...!!!
Eccoli. I giorni dell'abbandono. Ma non l'abbandono cinematografico di Faenza verso il cinema italiano e tutto il cinema in generale. Ma il bieco abbandono personale di territorio bloggesco. Chiedo sincera venia e promessa di, se pur tardivo, accorto recupero.
È che ne sono successe, quest'estate. In un'estate assai stramba, da silenzi sulle labbra. Il corpo diviso e in costante movimento, Bologna, Grosseto, Roma, Milano, Rimini, Ravenna. Milano. Venezia. Milano.e infine Bologna.
Quando mancano pezzi, l'autunno cade. La personale mestizia si frantuma e miriadi di frammenti perforano il vetro. Un'estate diventa un fazzoletto stropicciato, fra le mani, e attorno l'universo. Mille incertezze. Un'estate potrebbe diventare un libro o un fumetto o una storia da raccontare in un'interminabile notte. È quando tutto scorre e alla fine non rimangono che istantanee. Quattro piedi che calpestano il pavè. Un concerto mancato. La romagna, d'agosto. Affacciarsi ad una finestra e guardare uno stadio. E poi certo imbarazzo quando sopraggiunse Venezia. Come un colpo di spugna a spazzare via tutto. Come il sorriso sbucato da un angolo remoto; è passato un anno, eppure passata Mestre ecco il sorriso conquistare il volto e poi incollarsi lì, con imbarazzante gioia. Certo imbarazzo, altro imbarazzo, per cui un giorno riuscirò a chiedere scusa. Undici giorni al lido sono volati. Venezia è diventata il solito terreno neutrale, lontana dal resto, ed io chiusa in una scatola meravigliosamente colorata. Le mie comunicazioni col mondo esterno disegnavano me stessa come avvolta da una piacevole nuvola, così a mio agio, quasi come un girino nel suo stagno. La personalissima gioia nel rivedere volti che non vedevo da mesi. Un anno fa, quando il delirio prese quota, un anno fa eppure sembra solo una pagina girata via, con noncuranza.
Un anno passato che non è nulla. È stato puro e denso imbarazzo per una sera, e poi gioia e poi destabilizzazione, nel rivedere ciò che era cambiato, al lido. Il personale ruolo cambiato, forse qualche cosa, nel recente passato, che avrei cambiato. L'autoriflessione, pensavo fosse la risposta. E il lido nel frattempo mi fagocitava, nei giorni che si assomigliavano tutti, terribilmente, nelle interminabili code fuori dalle sale, sotto il caldo, le piogge improvvise. Ma il fagocitar può esser anche sublime, delicata volontà di restar chiusi lì, in quella porzione di mondo. Dove ciò che stava fuori era così lontano da diventar invisibile, eccetto rari cenni di tute grigie.
Ma dicevo, l'autoriflessione è la risposta? Continuo a pensare che era meglio morire da piccoli e soprattutto era meglio non tornare a casa. non tornare alla realtà. Pensare a un anno fa al lido potrebbe sembrare sport da dilettanti, ma tutto divenne molto più difficile quando all'interno di uno stand (nel quale, l'anno scorso, lavorai) accanto al Casinò, presero a proiettare un simpatico corto con le immagini della mostra dell'anno passato e in più quel simpatico incontro tra il gonfio Tarantino e la disperatamente felice sottoscritta.
E vedere quelle immagini, continuamente, su quello schermo, fece sembrare tutto ancora più bizzarro. E strano. E assurdo. E weirdo.
BAD FILM, DON'T GO!!!
Ovvero: il mio piccolo bignami sui film 'veneziani':
Le brutte brutte brutte esperienze, da dimenticar!:
L'educazione fisica delle fanciulle di John Irvin
I giorni dell'abbandono di Roberto Faenza
The exorcism of Emily Rose di Scott Derrickson
(e personalissssimamente, Brokeback mountain di Ang Lee)
Le Illuminazioni:
The constant gardener di Fernando Meirelles
Sympathy for Lady Vengeance di Park Chan-wook
Good night, and good luck di George "er figo" Clooney
Everything is illuminated di Liev Schreiber
Tim Burton's Corpse Bride di Mike Johnson, Tim Burton
Takeshi's di Takeshi Kitano
Mary di Abel Ferrara
Elisabethtown di Cameron Crowe
Viva l'Oriente:
Initial D di Andrew Lau, Alan Mak
Yokai Daisenso di Takashi Miike
Seven Swords di Tsui Hark
Hibotan bakuto-Hanafuda shobu (la giocatrice della Peonia Scarlatta-una partita di hanafuda) di Kato Tai
Fàmose du risate. Ma poi ridateme li sordi:
Four Brothers di John Singleton
E poi, come tutti sanno, i premi, a Venezia, non contano. E come l'anno scorso mi ritrovai a contestare il leone d'oro, così il siparietto si ripete, quest'anno. Poi. I premi a Clooney più che meritati. Il film della Comencini non male. Più che altro ottima terapia d'urto dopo il traumatico mattino davanti ai giorni dell'abbandono. Da abbandono del cinema. E risate plateali in sala.
Qualcuno chiami "chi l'ha visto". Cercasi cinema italiano. Disperatamente.