Il Cinefilo Errante

   "Avete mai confuso un sogno con la realtà? Avete mai rubato qualcosa quando tenevate la cassa? Vi siete mai sentite tristi? Avete mai pensato che il vostro treno si muovesse, mentre invece eravate ferme? Forse ero solo pazza, o forse erano gli anni Sessanta. O forse ero solo una ragazza interrotta."

 

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lunedì, 25 luglio 2005
 

MY SORT OF HOMECOMING

 

Le sere del 20 e 21 Luglio gli U2 hanno suonato a S. Siro, a Milano. In quelle sere gli U2 hanno deciso di girare un dvd. Mettendo in bella mostra ed uso 17 telecamere hanno girato il loro dvd. La sera del 21 Luglio, dopo una giornata deliriosa, io ero in quello stadio, a vederli. Il 21 luglio, per me, è stata una giornata decisamente funambolica. Ed errante. E particolare.

Quando

La sveglia suona con un'ora di ritardo. Saluti i due amici giappo che se ne tornano a Tokyo. Prendi il treno. Casa. Pranzo. In tempo per osservare il telegiornale, il servizio sul primo concerto milanese. Le ennesime notizie. Il pranzo concluso. l'autobus. Metropolitana. Due linee, due colori. Milano odora di impercettibile rossa irritazione che bolle sotto pelle, sotto il sole delle sei di pomeriggio mentre cammini con calma incostante verso lo stadio.

Verso i due gruppi di supporto, i Feeder e il loro biondo pregevole cantante; gli Ash, che mi chiedevo dove mai fossero andati a finire. Eccoli. Spuntare nel cuore morbido di S.Siro.

I cori da stadio, gli spazi scoperti che diventano colori e persone e uno stadio stracolmo e alle ore 21.00 si spengono le luci, si accende l'evento.

Sono le virgole che chiunque osservando può riportare. Le virgole raccontate qui, ad esempio. O forse comincia a diventare strano tentare di recensire correttamente un concerto, in un luogo in cui di solito, ogni tanto, ecco, si parlava invece di cinema.

Si spande la notte, sentire 75.000 persone che cantano tutti ritmicamente le stesse canzoni toglie più di un brivido, potrebbe far pensare. Ogni volta che sono a un concerto degli U2 penso la stessa cosa. Ché poi è la seconda volta, il secondo concerto, eppure ciò che più galvanizza è l'eterogeneità del pubblico. Eterogeneità completa. Età, genere, stili.

 

c'è che il kaos che mi coglie dopo, nel traffico dell'una di notte milanese, la disorganizzazione personale, il sentirsi sperduti. Il ritrovare, poi, una persona cara a cui vuoi davvero bene ma fai fatica a tradurre il tutto in parole. c'è che la vita e il kaos delle piccole cose ti fanno quasi dimenticare due ore e mezza di concerto puro, splendido spettacolare. E toccante. Ed emozionante. Nei mille giochi di luce di una scenografia da brivido impacchettata e pronta da tradursi in immagini, a natale, quando dovrebbe uscire il dvd. I brividi e i ricordi, che nonostante tutto, nessuno ti potrà mai togliere, stanno tutti chiusi dentro

 

Poi. Quando le luci si riaccendono, le squadre di omini colorati iniziano a smontare il palco. È mezzanotte. Lo stadio ha smesso di brillare di luce e voce propria, i giochi di luce e d'immagini e di parole, quando Bono cantava "the fly" e le parole scorrevano sullo schermo e sembrava di essere tornati al lontano 1993 e lo Zoo tv tour. Le luci di S.Siro si riaccendono, si spengono le telecamere, la gru cessa di muoversi sinuosa da un capo all'altro dello stadio filmando i volti, le voci del popolo altamente pagante. Brucia lievemente, sulla pelle, come una ferita impercettibile e sottile, sotto il caldo sopito della notte, perché qualcosa di meraviglioso è finito è volato si è dissolto. In un batter di ciglia. Un concerto inesplicabilmente meraviglioso e poderoso. Un orgasmo di immagini iniettate negli occhi, cantare ogni canzone dalla prima all'ultima parola. Tornare a casa perché al di là dell'onnivoro essere musicale che è in me, questo gruppo rappresenta casa, nella mia testa, negli angoli più profondi, nel profondo. tornare a casa in mezzo ai colori, quei tre colori che invadevano il suolo di s.siro, il bianco il verde l'arancione. Così, tutto. Meraviglioso e poderoso, come una freccia in pieno centro, come tornare a casa, in un certo senso.

 

 

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 06:30 | commenti (5)
 

 

Il PERCHé e L'IRRITAZIONE

 

l'irritazione è il bruciare cutaneo, è una ferita è il caldo. Il singhiozzo. l'intolleranza e la non comprensione. l'irritazione è una scia cutanea nel cuore della notte, quando un singhiozzo turba il sonno, la digestione ti fa sospettare. Che qualcuno continui a non capire. Che punti geografici opposti corrispondono a similare verità.

Poi

Arrivano mail che aspettavi. Serate passate e distorte. Arrivano mail che ti svelano sorrisi incerti sulle labbra. La non comprensione. Perché ci deve essere tutta questa distanza tra i desideri e la realtà. Perché dev'esser così complicato capirsi. Farsi capire. Saltare a piè pari l'incertezza e il dolore ed evitare tutto questo farsi del male. Lasciare passare mesi, i mesi che servono per ritornare a guardarsi negli occhi una notte d'estate senza imbarazzo e scherzare. Lucidamente osservare che se non ha ingranato allora c'era un motivo. Lucidamente percepire che se non funziona è meglio andare.

 

"You can't return to the place you've never left" cantava il gruppo, sopra citato. Ma. Ci sono luoghi. Ma quando il dado è tratto e il terreno di giochi parla di cuore e sentimenti, allora è tutta un'altra questione. Allora subentra l'insofferenza e l'irritazione. Il singhiozzo e l'irritazione.

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 06:22 | commenti


domenica, 17 luglio 2005
 

L'INCERTEZZA PRIMA DEL CALCIO DI RIGORE

 

Appurare la propria instabilità momentanea. Negli istanti in cui raccogli un'altra serata di assestamento emotivo, di indagine endoscopica di lento procedere verso. Il letto che supporta o sopporta troppi libri da leggere studiare dimenticare.

Il 29 luglio sarà ufficializzato il programma della Mostra del Cinema di Venezia. E luglio diventa l'anticamera di qualsiasi cosa. l'anticamera del dolore estivo, quell'appassire lento di un'autodeterminazione un tempo ferma e solida. Autodeterminazione. Quando il sollievo notturno è un vento che sibila dalla finestra, dal balcone, dai ricordi. Da un'elencazione stanca, non aver voglia di fare nulla, come quando è primavera stanca e gli alberi si flettono sotto il peso di un vento sottile che sibila fermo e oltrepassa la finestra.

C'è chi parlava del nuovo film di Benigni, a Venezia, chi scrive che ci sarà Gilliam e "I Fratelli Grimm", a Venezia. e il nuovo film di Abel Ferrara e "I Giorni dell'Abbandono" di Roberto Faenza. e il secondo film di Battiato, "Musikanten" con Alejandro Jodorowsky. E poi

 

c'è chi pensa alle bici che popolavano il lido, era l'agosto di un anno fa. E poi settembre, di un anno fa. c'è chi non legge queste parole ma ricorda prati verdi ai bordi della laguna, i sassi la sabbia e la spiaggia del lido. Le onde, i maledetti granelli di sabbia incollati ai piedi bagnati, uscire da una sala, correre verso un'altra sala. Verso un altro film, un'altra coda. c'è chi ricorda i differenti colori, che erano giallo azzurro blu rosso. Che erano stampa, industry, cinema, daily. Le scale del Casinò e i mille volti. Prendere traghetti verso il proprio turno allo stand, al movie village. c'è chi ricorda Wenders che passeggiava tra gli stand e Tarantino all'una di notte al karaoke dello stand di fronte. conferenze stampa affollate e spritz fra le dita. c'è chi ricorda le notti allungarsi e la musica e il rumore, il lido non dormire e "Heimat" al mattino alle ore 9:00.               C'è chi assapora l'amarezza di un anno che si è spalancato poi, dopo quella Venezia, come un ventaglio che si apre, lentamente, fino al limite, estremo. c'è chi non riesce ad assaporare sfumature così dolci e controverse, così volti che si sommano e si sovrappongono, una fila di carte appoggiate, l'una sopra l'altra.

 

Luglio diventa il ricordare un anno fa quando cominciai a scrivere. qui. L'anticamera del calore estivo, tornare a casa. calpestare di nuovo casa e Milano. Luglio diventa l'anticamera di settembre. Quando il sole accarezza e non brucia. Luglio è una traccia, è una scia.

 

Poi. Duole il piede sinistro, la tv è spazzatura, la coinquilina parla troppo, l'edicola vicino casa è sempre aperta, gli esami finiscono e poi ricominciano, l'attesa cade, il telefono squilla, la gente sfugge, l'erasmus finisce, qualcuno parte e non sai quando li rivedrai. Le idee mancano, la confusione si inerpica, sopra strade occulte, il caldo irrita il giorno si sveglia.

 

 

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 04:42 | commenti (8)


giovedì, 14 luglio 2005
 

CLAP YOUR HANDS, PLEASE

 

Basta film. È estate. l'università si sta sgretolando. Sotto il caldo. Sotto le telefonate di panico. Sotto la paura. Sul che cosa di indefinibile sta accadendo attorno, dentro la propria vita, al di fuori, lontano che può essere london-calling. O vicino. Vicino casa. Che può essere porta s.donato.

 

Se le immagini più belle. Potrebbero essere i differenti caratteri di un paesaggio che si sussegue al di fuori del finestrino di un treno. Consiglierei calde vacanze al mare e poi gite turistiche per una qualche città europea.

 

Studiando. Il rumore che si frantuma, là fuori. È l'indescrivibile fastidio di qualcosa che va stretto. Fai la coda per pagare una birra, musica ottima ottima musica che nessuno ha voglia di ballare. Cibo. Film francesi. Tedeschi. Spagnoli. Voglia di tornare in - irlanda -. Tecniche di fallimentare seduzione. Pranzo frugale. Autobus. Ospedale. Tecniche associative malamente esposte. Rinchiudersi, voglia di rinchiudersi in una parentesi e sospirare. Aprire il giornale con movimenti sincronizzati di entrambe le bracce. Ipotesi di. Creazioni di immagini fra le mani e imparare ad usare programmi di montaggio. Corse in bici. Sedersi per terra ed ascoltare.

 

Ottima ottima eccellente musica. Che nessuno ha voglia di ballare.

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 03:22 | commenti (5)


sabato, 02 luglio 2005
 

THAT'S THE HARDEST PART

 

Avete mai avuto la fase in cui copiavate il modo di vestirsi di certi personaggi in certi adorati film? Mi è venuto in mente stasera osservando un paio di jeans stretti. Rent. Trainspotting. Quella fase che per me si è dilatata tra i 13 e i 17 anni. Forse anche fino ai 18. era un meccanismo perverso, uomo o donna non importava, era lo stile, il ricollegarsi al film, ma soprattutto al personaggio.

 

Per il resto. Cala una sorta di vago respirare ossigeno, sul suolo bolognese. Accadono molte cose, molti spostamenti, viaggi minuscoli, pensieri arzigogolati e non ancora ben definiti. Pedalare, mescolare fino all'estremo della confusione.

Accade che accade. E nel frattempo Bologna si smuove. Dentro uno schermo enorme piantato nel cuore della piazza più bella e grande, uno schermo ad illuminare una serie di folgorazioni, "L'anno scorso a Marienbad", "Lolita", e infine "Blade Runner". Ecco. Blade Runner. Uno di quei film che hai visto da piccola e di cui ricordi solo brevi stralci, vaghe emozioni. Sensazioni. Uno di quei film che ti ripeti che li devi rivedere, da saggia studiosa e osservatrice, vanno visti, finalmente tutti, e svelare, togliere quella polvere, capire e ricercare quelle emozioni assorbite da bambina. Ecco. Finalmente arriva quel momento e ha semplicemente un sapore di dolcezza. L'emozione di sentire, in inglese, uno dei monologhi più famosi della storia del cinema. Rivedere la futuristica città del 2019 dipinta davanti ai tuoi occhi, tutto quel fumo, la pioggia. Ci sono momenti in cui le emozioni pungono, dentro, e regalano indescrivibile gioia.

Ci sono poi altre emozioni. Di quelle che solo il cinema sa dare, quelle che nessuno ti può rubare perché è come se fossero racchiuse fra le dita. Strette. C'è che la passione viscerale e decennale per l'Irlanda ti porta a vedere il film del 1967, girato da Joseph Strick tratto dal libro di James Joyce. "Ulysses". c'è che già il solo vedere immagini che parlino della città che più adori scatenano quasi lacrime silenziose e buie, c'è che il libro di Joyce ha una potenza indescrivibile. c'è che pochi immaginano che un libro del 1922 contenga una tale carica di denuncia e rabbia ed erotismo. Pensando che nemmeno l'ho mai letto tutto. Circa tre quarti del libro, e prima stralci letti sui libri di scuola. Trasformato in immagini nel '67 col film di Strick e infine nel 2003, "Bloom" di Walsh con Stephen Rea nei panni di Leopold, ovviamente non ancora pervenuto in Italia.  "La storia è un incubo dal quale cerco di destarmi" dice Dedalus nell'Ulysses di Joyce.

 

E poi. Siccome le cose vanno e il cosmo e il macrocosmo e cinque persone che ti fissano mentre mangi alle quasi-quattro-di-notte. Succede che ti ricordi. Ascolti attentamente l'ultimo album dei Coldplay. Il maledetto flusso di coscienza che si agita e il penultimo album dei Coldplay lo comprai due anni fa a Dublino. Due anni fa, l'ultima volta che mi. Dublino. E così succede che ti ricordi. Ora. Finalmente. Per caso o misticismo o puro caso. Hai un biglietto per andare a vedere gli U2 il 21 luglio a casa, a Milano, nel primo anello. Così sorridi. E chiudi la notte disegnando un rettangolo davanti ai tuoi occhi. Schiudendo le labbra.

 

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 20:56 | commenti (3)