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giovedì, 23 giugno 2005
WE SUPPORT THE HIGH VITAL STATE
Cinque dritte per innalzare il tuo stato vitale:
- Controlla che la quantità di acqua per preparare il cous cous sia uguale alla quantità di cous cous selezionato. Un cous cous annacquato potrebbe decisamente glorificare una pessima giornata.
-Ogni tanto qualcuno attorno a te può dare esemplificazione del proprio tenerci alla tua persona. Scegliere come reagire è importante. Ma ricorda che è bello avere qualcuno attorno che dimostra di tenerci a te. Non farti troppe pippe e sorridi.
-Cerca di scaglionare il più dolcemente possibile la visione dei 28 film per l'esame di cinema europeo. Porgi particolare attenzione ai giorni in cui sceglierai di vedere i seguenti film: "Ordet" di Dreyer, "La presa del potere da parte di Luigi XIV" di Rossellini e "Lancillotto e Ginevra" di Bresson.
-scegliere e dare segnali visibili e tangibili delle proprie opinioni, con gli altri, ogni tanto porta solo del bene. Scegli di agire e gli shoten zenjin si manifesteranno. La tua vita sarà sicuramente migliore.
-Evita di dare consigli. Ma soprattutto convinciti 1) che il pazzo che urla da 4 ore nel palazzo di fronte in realtà sta solo provando la recita per la scuola. 2)quella sorta di asciugamano di afa che ti avvolge ogni volta che vai in giro per la città in realtà è mera illusione. Tu sei un pinguino chiuso in una caverna di stalattiti. Scivola
[e poi magari evita di pensare ai festival. Lavorare ai festival può danneggiare angoli del cervello. Quindi smettila di analizzare dai vari punti di vista(fruizione, contenuti, genialità, insensatezza, il-numero-di-neuroni-di-un-assessore) i prossimi festival e rassegne che colonizzeranno il suolo bolognese e rificca il naso nei libri da brava-studentessa-non-più-lavoratrice.]
martedì, 21 giugno 2005
FRAMMENTAZIONI DI SISTEMA
Qualcuno di Bologna mi aiuti: ma è possibile che "Garden State" sia di cartello solo al Medusa? il cinema medusa. quello. quello lontano lontano dai cittadini del centro. quello lì e basta. tristezza insomma.
In serate dove a Bologna si sta così così. Succedono un sacco di cose sotto ai nostri occhi e lontano dai nostri occhi. in cui vorresti scrivere lettere che non sai scrivere. Fine settimane che se ne vanno facendo la segretaria di edizione per il corto di un amico. Nell'attesa che il lato più bello e cinefilo di Bologna si risvegli. Tornare finalmente a vedere tanti film, sotto il cielo stellato di piazza maggiore, gratis, e poi i concerti organizzati dal Covo. Nell'attesa che una Bologna più suadente si assembli e si risvegli sotto i suoni, i colori, le immagini e la magia.
venerdì, 17 giugno 2005

LE COSE BELLE ACCADONO. POCHE VOLTE NELLA VITA
Ci sono momenti dove dovresti dormire perché il giorno dopo ti devi svegliare presto. Momenti in cui ti chiedi dove stiamo andando perché per come. Come sarà il mio futuro che farò etc etc. momenti in cui senti che non hai voglia di scrivere, e momenti in cui presumi che non scriverai mai nulla di buono. Al di là della stanchezza e del calo di felicità che precede i momenti più attesi, al di là dell'improvvisa gioia per la tua squadra di basket, al di là c'è che il film festival più chiacchierato, visto e desiderato, Cannes, è sceso giù in città, a Bologna, in tour. C'è che finalmente torni al cinema, assapori la rassegna Cannes-a-Bologna e ti vai a vedere un film di cui mesi e mesi fa lessi un articolo su Repubblica. L'ultimo film di Bent Hamer dove Matt Dillon interpreta i panni del famoso scrittore Charles Bukowski.
Dunque. La prima cosa è stato chiedermi il perché di una coproduzione americana-norvegese. La seconda perché Dillon.
Che poi. Uscita dal cinema un sacco di gente a lamentarsi del vecchio Matt ingrassato e barbuto. Ora, se si considera che la prima scelta per questo ruolo era Sean Penn, sinceramente non saprei. In realtà al di là delle delusioni lette e sentite a riguardo, c'è che la narrazione segue i fatti raccontati nei racconti di Bukowski. C'è che il film tecnicamente non ha nulla di cui essere rimproverato. Ottima fotografia e personalmente positiva la scelta di utilizzare la voce fuori campo per spezzare il racconto e inserire frasi dello stesso Bukowski. Ma è un film sottile. Di quelli che scorrono piano e finiscono così, senza un climax finale senza lasciarti nulla, senza convincerti o deluderti pienamente. Di quelli che non sai quando e se usciranno in Italia.
Anche se la cosa più strana è vedere un film sul proprio scrittore preferito e poi non essere particolarmente delusi o colpiti. Forse perché questo film è come una bella scatola, ben confezionata, la fantasia della carta è gradevole, nel complesso quasi un bel vedere. Ma ciò che contiene la suddetta scatola è di livello inferiore. Non si tratta di vera e propria delusione, conoscevi il prodotto della scatola e lo apprezzavi eccome. È solo la qualità e la composizione del prodotto ad averti lasciato un certo amaro sulle labbra.
Mmh.
mercoledì, 08 giugno 2005
TROVA L'INTRUSO

sarà la nostalgia. o la non nostalgia. Sarà che chi è passato da via Azzo Gardino, a Bologna, settimana scorsa, aveva trovato uno scenario decisamente accogliente, lì nel cortile. Sarà che oggi alla cosiddetta manifattura della arti ci sono tornata, per l'ennesimo episodio del premio Dams, e quel cortile, così desolantemente vuoto.
Sarà che ogni cosa che accade è fatta di persone.
Sarà che quando finisce qualcosa, bisogna un po' lasciar perdere nostalgia e tristezza, ma guardare semplicemente avanti. anche se è stato bello un tot.
domenica, 05 giugno 2005
OK LO AMMETTO, QUESTO è UN BLOG INCOMMENTABILE
Ripetere le stesse cose è improduttivo. Avere a che fare con la gente, ad un festival, lo è molto meno.
Tornare a casa, pedalando davanti all'alba delle 5:25. Percepire sotto pelle la bellezza di una Bologna deserta e molto cinematografica. Fosse per me girerei un film all'alba, in una Bologna deserta e cristallizzata.
Tornare a casa senza nulla da dire, se non la solita contestabile stanchezza da festival. Quella che ti fa svegliare da quattro giorni alle 9 a.m. e ti fa poi crollare, dopo giornate intense, sotto il sole, ai bordi del tuo letto sempre intorno e rigorosamente dopo le ore 4 a.m.
Tornare a casa pedalando e sentendo la freschezza delle 5:30, la stanchezza dissolta. Rientrare in casa e cercare di scrivere qualcosa. Semplicemente qualcosa. Dei soli due film visti, ad esempio, o le mille cose accadute, o film in circolo, le avventure terribili e complicate, gli sfortunati eventi
E invece nulla. Incredibile, solo incredibile sonno che pesa e pressa le palpebre. Solo due film da raccontare e il sole che avanza dentro il ventre di una domenica mattina. Dormire ancora poche ore ma fermarsi, un secondo, solo per dire che "Tarnation" di Jonathan Cauette, passato a Cannes lo scorso anno, prodotto da Van Sant ma soprattutto interessante esempio di come il cinema è una serie di immagini. Il cinema alla fine può solo essere puro accostamento di immagini, foto, istantanee ripetute e fil rouge di sottofondo per spiegare la storia assurda ma reale di un ragazzo che a undici anni già usava la videocamera come prolungamento della propria vita. Sentire con gli occhi che il cinema è anche questo, e a parte qualche delirio grafico, sentire che il cinema può essere anche la storia di un ragazzo che si porta la videocamere in ogni angolo impolverato della propria vita, e alla fine monta una storia di disastri elettroshock traumi tragedie e realtà. Con schietta freddezza e cruda sincerità.
E che poi ho solo incredibile sonno. E fra due ore devo essere già sveglia. E domani sarà notte. Domani sarà un altro giorno per vedere ché accade. Che io non parlo di cose interessanti. Ma al momento ho solo bisogno di dormire un po' e.
mercoledì, 01 giugno 2005
OCCHI SULLA GRATICOLA
Meno - 1.
È l'una e trentasette. Ed è lecito tamburellarsi il mento e chiedersi cosa accadrà. Fra poco più di otto ore.
Quando un delirio condensato di un giorno, toglie il respiro perché domani che accadrà domani che succederà. Se immergi troppo a lungo la testa sott'acqua poi hai voglia solo di respirare. Finalmente.
E non pensare alla curiosità di vedere la "Guida Galattica per Autostoppisti". Già vista da qualcuno, ma il parere personale poi scatterà senza lasciarsi influenzare.
E poi il film su Daniel Johnston, da vedere dopo il concerto di domenica alle spalle, o il film sulla saga dei bambini di Golzow.
E così sarebbe bello stare a seguire ciò che accade sopra la patina dorata ma è difficile, quando la testa è troppo immersa e soprattutto per una volta arrivi ad un festival non curiosa e ansiosa della nuova esperienza, ma già satura e stanca. In realtà sai che l'eccitazione sta nascosta da qualche parte, ma non riesci a capire dove.
Puntando solo sul fattore imprevedibilità quotidiana.
Sta per scattare l'ora x. E poi. Poi . Poi poi
Poi sarà la grande incognita.
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