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martedì, 31 maggio 2005
LAST WEEK IT'S BEEN A TERRIBLE WEEK. I'M SERIOUSLY AFRAID OF THIS ONE.
In realtà ci siamo. In realtà la mano trema e Bologna brucia sotto un torrido caldo. In realtà i film che verranno. Qualcuno che invade casa e ti riempie di risate, le serate che diventano ossigeno, no, abiti incollati addosso. Il tremare sottopelle prima del grande salto, quei pensieri inesplicabili che si stendono come un telo sopra un prato. Quando Daniel Johnston cantò ai giardini del baraccano una sera, e il verde e il buio si mescolavano attorno.
Bologna è un continuo incrociarsi e sfiorarsi delle stesse carte.
Ma è come se non ci fosse vera e reale scenografia, quando tutto diventa complicato, insostenibile, troppo. E tutto sembra dover poggiare solo sulle tue spalle, e non ci vorresti credere. Che a Bologna fa così caldo, è il 31, ormai, di maggio. E gli attimi prima del grande salto
mercoledì, 25 maggio 2005

FUFFA PER SCIAMPISTE CHE NON RIESCONO A DORMIRE *
fase zen
Soffro di manie di persecuzione. Di ansia da prestazione. Di invidia del confronto. Non riesco a prendere sonno prima delle tre e trenta di notte e al mattino tendenzialmente dovrei svegliarmi presto. Mi dicono che me la tiro. Che, letteralmente citando, "mi sto montando la testa". E se ci credessi. Se fosse vero. Se fosse vero non avrebbe senso, perché non sono nessuno e non voglio essere nessuno. qui-ora. Se fosse vero sarei triste, se fosse vero chi parla allora non conosce il contesto del testo.
Se fosse vero, allora perché ho i ricordi che si accalcano alle spalle,
l'elitarismo che sorride e avanza. Troppa schiettezza personale e intimista scritta da sconosciuti, nei blog, a volte mi mette a disagio.
Troppa confusione e cerebralismo d'ufficio, la terra emana radiazioni nocive, lo stress produce fraintendimenti e scatti fulminei, le persone sedute accanto a te che si trasformano.
fase rem
È solo una settimana. Di liste, tabelle, nomi, testate, culturali, stampa, nomi, nomi, modalità, regole, ingressi, inviti, proiezioni, ospiti, mostre fotografiche, spettacoli, film, anteprime, feste, gelatauro, piadinaro, astrofili, mattei, teche rai, nomi, Daniel Jonston, che tra l'altro sarà in concerto ai Giardini del Baraccano il 29. e poi telefonate a migliaia centinaia, una di seguito all'altra. E ancora nomi, cognomi, e alberghi e prenotazioni, e accordi e disaccordi, e brividi. E andare avanti.
Qualche sfumatura oscura, il sole batte le tapparelle grigie dell'ufficio, appoggiando gli occhi alla mensola della finestre, mentre fuori improvvisamente piove. Le mie infinite giornate d'ufficio. Dicono che tutto dovrebbe assomigliare a un gioco, in realtà mi sembra di camminare su vetro rotto, calpesto gli ultimi cocci emanando stress a profusione, diventando sempre più stanca, sentendo meno il rumore della macchina che si scalda.
Non avrei mai creduto che organizzare un festival fosse così. E poi infinite parole descrittive da aggiungere. Devastante, illuminante, di un'eccitazione pura. Infinite parole. L'umanità che sfiora il crollo, gente che pretende l'infinito da te, quando giusto una settimana fa chiarivi con la testa più alta la tua posizione.
Non avrei mai creduto che organizzare un festival celasse dietro di sé un così complicato un universo di cose e fatti. Quando un pomeriggio dalla disperazione, vorresti fuggire dall'ufficio, fuggire anche da una finestra, poco importa.
È mercoledì. Tra una settimana. Stare in un ufficio riduce l'apporto di ossigeno, aliena.
Ti fa dimenticare cose succede nel frattempo. E alienarsi forse non fa male. Alienarsi è allontanarsi, leggere mail in ufficio e pensare.
Stare in un ufficio può creare cotanta insofferenza e irritazione? È normale, succede è plausibile sono pazza ho il mal d'ufficio cosadevofare. Che sia normale o meno, mi da sollievo l'idea che da settimana prossima sarò in un altro luogo
In realtà forse è naturale aver bisogno di far defluire il proprio sfogo verso un punto fermo e preciso; in realtà può succedere di sentire il bisogno di fare mille cose, gettarsi dentro una piscina completamente blu, e tutto solo per non guardare la sedia gialla che ci sta di fronte.
*ma che hanno buon senso nella scelta di giacche, scarpe, pseudo lavori, dentifrici e citazioni cinefile appropriate al contesto.
venerdì, 20 maggio 2005
I'VE ALWAYS DREAMT. TO BE SOMEWHERE. ELSE.
Gente che sfugge. L'ultima lezione. I tre morattiani anni universitari liquefatti. È finita. L'ultima lezione, da studentessa In Corso c'è da aggiungere. Una madre che chiede "e poi?". E poi studio. "E poi?" e poi mi cercherò un lavoro. E poi una casa un giardino un cane una famiglia. Mi chiedo solo se gli stereotipi della società siano la risposta.
Ovviamente no.
E proprio per questo siamo felici. Perché non sappiamo dove finiremo. Perché scriviamo bene ma razzoliamo male. Perché viviamo il giorno che diventa il più lungo e poi è ogni giorno che finisce alle 4.30 di notte, con il quotidiano fresco sottobraccio. E chi passa per la bolognese piazza s.stefano e con veemenza attacca, ché i giovani d'oggi non sanno far altro che bere e suonare la chitarra fino a notte fonda.
Ovviamente no.
E proprio per questo vien da sorridere. Perché spiegare il motivo, cercare di disegnare i ghirigori mentali, catturare fra le mani la volatile sensazione che. è praticamente impossibile.
Perché sarò responsabile-ufficio-accrediti?!?!?!?? !
Voi non avete letto nulla. puntini puntini.
Ma tra undici giorni ce ne saranno di storie ed emozioni da raccontare.
(e non riesco a smettere di ridere, chiedo venia.)
S. CHIAMA, C. RISPONDE
Quando la settimana è un vortice frenetico di kaos. Da lunedì è come fossero passati mesi. Un mese, per lo meno. Invece solo giorni pregni fino al midollo di satura vita e turning point da vertigine. È solo una settimana, ma i giorni corrono. Esci. Passi una serata meravigliosa. Ti diverti. Stai bene, in maniera sublime. Torni. Compri il giornale, sono le 3.00 e compili una fantomatica lista-catena di sanqualcosa.
1.volume totale dei file musicali:
5 GB circa
2.l'ultimo cd che ho comprato:
Ne è passato di tempo...
3.canzone che sta suonando ora:
"Secret tongues" Adam Green
4.cinque canzoni che ascolto spesso e che significano molto per me:
. "Today has been ok" Emiliana Torrini
. "Lucky" Radiohead
. "Love will tear us apart" Joy Division
. "One of these things first" Nick Drake
. "Into my arms" Nick Cave and the bad seeds
5.le cinque persone a cui passo il testimone:
. l'amica Lelaina
. Il signor. Frittole
. Miss myfavourtethings
. Il signorino Luigi
. E a chi voglia di perdere cinque minuti per una sciocchezzuola così,
E mo' so cavoli. Ahah.
lunedì, 16 maggio 2005
'CAUSE LIFE HAS BEEN INSANE BUT, TODAY HAS BEEN OK
Ci sono giorni dove accadono cose semplici bellissime e inesplicabili. Di quelle che senti a distanza. Che chiami qualcuno al telefono e ti dicono è vero, stamattina ho sentito che stava accadendo qualcosa di bello. Ché poi ognuno può chiamare tutto questo secondo la propria armonia interiore, per me è semplicità. La semplicità di vivere qualcosa che si stacca da tutto il resto, fregandosene prettamente del giudizio. Segui la tua strada, attraverso alberi, foreste e schemi più o meno articolati.
Così, visto il gusto particolare che regala, scrivere qualcosa di fieramente personale, e mescolare i ricordi e le emozioni come sabbia morbida fra le dita da accarezzare e se può confondere, scrivere non per qualcuno che poi analizzerà le tue capacità informatiche e di proprietà di linguaggio html, ma. Perché scrivere è una parentesi leggera negli angoli dimenticati della giornata, è quello il rumore dei tasti, dei pensieri che si rincorrono, le immagini che si sovrappongono e l'abilità o fragilità nel tradurre il tutto in parole scritte.
Ma in realtà cos'è una giornata se non un susseguirsi di volti e sensazioni. Svegliarsi alle 7 di mattina, una domenica, vedere il sole farsi strada in mezzo al verde periferico-bolognese, sorridere con gli occhi velati per quacuno che manca, e poi respirare ed essere ricolmi di gioia. E basta. Niente di che, ridere ed essere talmente felici che chiunque ti guarda se ne accorge. Un po' scioccante.
Ed è giusto mescolare un po' di sensazioni quando ne hai voglia. La vita è una sfida. Tipo l'album The Velvet Underground & Nico è uno di quegli album che mi ha cambiato la vita, o vedere come in un montaggio veloce qualcuno che ti spezza bacchette di legno giappo, occhi da orientali che ti abbracciano nel dividersi a metà di maggio.
E poi non c'è voglia di andare al cinema perché nulla sembra destare particolarmente la tua attenzione. e poi c'è solo il rumore frenetico dell'attesa snervante che arrivi giugno.
E poi. Ci sono i momenti dove finiscono anche le parole. Finiscono giù, in fondo ad una scatola blu che qualcuno presto chiuderà.
giovedì, 12 maggio 2005

QUANDO CERCHI DI SPIEGARE L'INESPLICABILE
volevo solo dire che
A - vorrei ringraziare per l'ennesima volta miss Sabrina e tuttiglialtri. Che un agglomerato di volti, di unione passionale e viscerale e trasversale così, insomma, degli amici così. Si fa fatica a disegnarli, a ipotizzarli, a volte anche a spiegarli a voce.
B - i post incomprensibili sono belli. Sanno di poeticità soffocata ma ansiosa di emergere, sanno di primavera che si scioglie, paura annodata dentro, muscoli contratti, difficoltà a legare parole una accanto all'altra. Pavimento che diventa scivoloso tappeto morbido sul quale passeggiare a piedi nudi. Il sapore dell'inaspettato che arriva da un punto lontano che riconosci. Ma quando osservi da vicino, non riesci a crederci. Quando cerchi di spiegare l'inesplicabile insomma
C - Oggi pomeriggio volevo fermamente cancellare questa settimana. Totalmente. Oggi pomeriggio in un secondo di indescrivibile e interminabile lunghezza, mi sono chiesta perché ero seduta davanti ad un computer quando invece vorrei stare su un set. Ho fermamente creduto di essere sull'orlo dell'apice quando d'improvviso ho visualizzato il signor Tyler Durden scendere le scale dell'ufficio, in Fight Club, e le parole sono-il-centro-di-calma-zen. sonoilcentrodicalmazen
Sono il centro di calma zen
chè poi stasera
sono tornata per un attimo a respirare e. mi hanno detto, di nuovo, che assomiglio a Elisa, la cantante. E boh. Mi è venuto da ridere.
venerdì, 06 maggio 2005
I FEEL OVERWHELMED ON AN EMPTY CORNER
I giorni in cui scivoli su te stessa. Nella testa c'è un omino che corre frenetico, senza prender fiato. Il mio responsabile in ospedale, quasi tutto l'ufficio assente perché tutti qua. e. la stanchezza che non si riesce a cancellar di dosso, il weekend di ritorno a Milano che uno non ha la minima voglia e. Corsi di animazione e poi ufficio e prima ancora ufficio. Mi sento una presina da cucina appesa ad un chiodo, stanca e slavata. Un po' triste. Sbatter gli occhi contro facce amiche e, perdendo la forza di agire, di parlare di capire. Vedere scatole ricolme di comunicati stampa di festival col mio nome sopra come referente, i quindici minuti che diventano quindici secondi, di popolarità, per scrivere il mio nome sopra un foglio e spedire. Già, a Cannes si inizia mercoledì. E settimana prossima si profila come il giro di fuoco più intenso negli ultimi mesi. Anni. Anni?
e. Se quando guardando la moltitudine di oggetti e impegni che ti camminano contro, come un esercito impolverato e furente, ma finalmente non temi cosa potrà accadere, solo non riesci a stare in piedi per la responsabilità che sale, nelle vene e scoppia in istanti di puro istinto e collera, quando tremano le mani per lo stress e un po' dimentichi di respirare. Facendo tacere ogni cosa che è accaduta, negli ultimi giorni, nelle ultime sere, notti. Non guardando il fumo che si crea e la nebbia che riappare, un sole da Bologna avvolta nel caldo ventoso e pacato, che sfiora il collo, dalle spalle, d'improvviso. Mentendo un po', a volte. In realtà non riesci a guardare in faccia ciò che sta accadendo perché il resto va troppo in fretta. Ammetterlo da un sapore di pioggia d'estate e parole strane che si muovono sulle labbra.
Che poi ti dicano che non sei capace a parlare, ma al contrario scrivi bene. E che, a guardare ciò che scrivi, sembra quasi si tratti di un'altra persona. Così sorridi nei nervi tesi e nella voglia che arrivi d'improvviso giugno, la prima settimana di giugno, per favore. Premete il tasto di avanzamento veloce, voglio vedere cosa significa stare dietro al mugugnar di un festival, e poi sentire la fruizione popolare, l'uscita sul palco. Voglio vedere perché tutta questa paura del futuro, nell'ultimo universitario anno di incastri e incroci e cose allucinanti e omiodio sembra dicembre e i bilanci di fine anno. Ma ci sono cose che non avresti mai pensato, che scorrevano davanti ai tuoi occhi, esattamente un anno fa. O giù di lì. Ma pensavi ad altro e cosa. E invece gli incastri sublunari sotto le arcate bianche di aule universitarie che disgelano sguardi e snodano quesiti e l'affezione distorta. e. Avete presente quando proprio non riesci a capire qualcosa che ti sta esattamente di fronte?
e le dita che ancora tremano, maledetto maledetto stress da ufficio.
mercoledì, 04 maggio 2005
31 FILM: (una bambina a divertirsi coi giocattoli dei grandi)
Non avrei mai pensato di stilare una lista così, senza pretese. Invece, poiché esistono le 31 canzoni inconfessabili e le 31 canzoni vere da conservare, . E poiché qualcuno ha stilato delle strane equivalenze e qualcuno deve farsi 'perdonare'. E allora uno si butta, come si suol dire, e ripensa ai 31 film veri da conservare. quelli legati con nodi dentro la memoria, quelli che sono rimasti incastrati dentro da qualche parte, per un motivo o per l'altro. [c'è molta logica nelle scelte; ma ad un certo punto, siccome, ed è da dire, mettere in fila trentun film non è mica facile, uno di solito parlando tira fuori i cinque film o massimo dieci preferiti o che ti hanno cambiato la vita. Ma 31. trentuno. È una follia. Allora lì, esattamente a quell'incrocio di follia e suicidio, interviene il cuore. E ti detta quelle immagini in movimento che in precisi istanti della tua vita ti han risvegliato molto, i film che porteresti su un isola deserta. A sindacabilissimo giudizio. Mi rendo. Ahimé. Conto.]
1. "FINO ALLA FINE DEL MONDO" Wim Wenders: non è il più conosciuto di Wenders ma è talmente pregno di luoghi e cose, il film forse che riassume di più la poetica del viaggio per Wim, una sorta di viaggio interiore. Oltre ad essere stato il mio rifugio filmico per anni di sconforto morale. Oltre ad essere il film che mi ha fatto capire quanto davvero profondamente e seriamente io amassi il cinema.
2. "PULP FICTION" Quentin Tarantino: banale dirlo, ma folgorò per quella circolarità sgrammaticata della narrazione, perché ero alle medie e la colonna sonora fantastica e i colpi di fulmini che ti portano a vedere un film più di venti volte nella vita sono sempre scogli buffi da affrontare e descrivere.
3. "FIGHT CLUB" David Fincher: ripensavo alle frasi e poi alle espressioni e poi al linguaggio filmico e alla fine è entrato nei cinque film preferiti. Quelli che tra un po' li potresti declamare a memoria, discorso dopo discorso. Perché dentro ci leggi una rivolta al consumismo perché Fincher è geniale anche se il libro è spettacolare ma in un altro altro modo.
4. "LA DOLCE VITA" Federico Fellini: ce ne sono di titoli di Fellini che sono rimasti incastrati, dentro e non andranno mai via. Ma forse quando vedi un film e alla fine rimani completamente senza parole ma solo visioni e attorno tutti commentano e tu senti di aver toccato, con gli occhi, la suprema onirica e stramba bellezza, e allora forse, momenti così, non accadono decisamente tutti i giorni. E per una che è solita a dimenticare, in primis, i finali, ecco. Uno di quei capolavori di congedo che rimangono, su una spiaggia, una ragazzina che saluta e lo sguardo disincantato verso il cinema e l'Italia del boom economico. Istanti che, semplicemente rimangono.
5. "2001 ODISSEA NELLO SPAZIO" Stanley Kubrick: perché tentare di vederlo e non riuscire ad andare avanti. E poi riuscirci, in una notte d'estate, dentro gli anni più belli mai sentiti addosso, in una piazza maggiore, sotto le stelle. E capire. Che il cinema lì non è finito ma semplicemente si è innalzato, ad un livello quasi impossibile da raggiungere ancora.
6. "TWIN PEAKS" David Lynch: anche se non è un film ma un film per la tv è il mio personale punto di partenza per l'universo Lynchano. Fondamentale. Da qua partono le rette per "Velluto Blu", "Mulholland Drive" etc etc. Perché ogni film di Lynch per me è qualcosa che si annoda dentro ed assume un valore affettivo. Lo guardavano i miei e io non capivo. Ma se ne parlava con gli amichetti di scuola, su chi avesse davvero ucciso Laura Palmer. E da quella morsa che prende allo stomaco e affascina fino a capire che Lynch! e il mio amore per lui. Una pietra miliare.
7. "L'UOMO CHE AMAVA LE DONNE" François Truffaut: il primo film di Truffaut visto. Giovane sbarbina che guarda negli occhi la nouvelle vague e se ne innamora. E le gambe delle donne e i compassi. E i franscesì.
8. "DUE O TRE COSE CHE SO DI LEI" Jean-Luc Godard: quando una che sta nel partito di Truffaut comincia ad avere qualche labile sgretolamento. Quando un film targato 1967 pone quesiti a cui nessuno ormai osa pensare. Perché è metacinema e oltrecinema e certo cinema che non ritrovi più, attorno.
9. "CARO DIARIO" Nanni Moretti: beh. Spiego subito che a me il Nanni piace. È sentire un pezzo di cuore mentre guardi la vespetta tagliare le vie di Roma in un silenzio filmico infinito o seguirlo attraverso gli studi medici e le varie diagnosi. Non si riesce a spiegare ma è lì. E poi. Jennifer Beals! Jennifer Beals!!
10. "LOST IN TRANSLATION" Sofia Coppola: non sai spiegare perché ma è uno di quei film che è rimasto dentro. Perché quando lo vidi al cinema seppe risvegliare i vecchi ricordi assopiti, perché i famosi rapporti umani così difficili da dipingere. È una carta perfetta per spiegare, magari a qualcun altro, la tua personale inquietudine verso i suddetti rapporti umani.
11. "TRAINSPOTTING" Danny Boyle: non ce n'è. Sta lì. Con tutto il bagaglio musicale. l'onirico Rent che nuota nel cesso. Il suo scivolare sotto, dentro la metà del tappeto. Le corse per Edimburgo. Sono quelle finestre che si spalancano nel tuo universo e non le puoi più ignorare.
12. "ZABRIESKIE POINT" Michelangelo Antonioni: è l'esplosione finale. È l'apocalisse capitalistica. l'esilità della storia che cozza contro il visionarismo, l'orgia delle immagini. Il deserto, l'america.
13. "IL GRANDE LEBOWSKI" Joel e Ethan Cohen: come si fa a definirlo. Dylan che canta e Jeff Bridges che fluttua nell'aria. Il white russian (o era il black russian?) che il Drugo si prepara in ogni angolo del film, insomma, quei film che non ti stanchi mai e ogni volta è splendido. Insomma si sa, i cult ecco.
14. "OMICIDIO A LUCI ROSSE" Brian De Palma: l'anno scorso damsiano mi si è caratterizzato per una storico corso monografico sul Brian. Ma questo film lo vidi tipo a 9 anni sotto volontà altrui e shockata fuggivo in bagno dalla paura e mi vergognavo perché ero piccola e la mia fifa di fronte all'indiano e il fallo-trapano. Ma nel frattempo i Frankie goes to hollywood mi entravano in testa. Ah, la musica. Vecchio espediente per legarti pensiero e ricordi e sorrisi strani. Il processo di rivalutazione e maturazione. Inguaribile Brian e le tue manie da vecchio voyeur.
15. "PARLA CON LEI" Pedro Almodovar: Almodovar probabilmente o lo ami o lo odi. Io ho amato i mille suoi film visti. Poi arrivi a questo e quando, nel film, il giornalista Marco piange ascoltando Caetano Veloso capisci che "Tutto su mia madre" ha passato il testimone, e finalmente Almodovar ti si è incollato dentro, come un francobollo.
16. "LA VITA SOGNATA DEGLI ANGELI" Erick Zonca: film francese sottile, una sorta di respiro lieve e leggero sul solito vecchio disagio di ragazze perdute, ma con uno spaesamento lento e finale che non riesci a cancellare.
17. "NEL NOME DEL PADRE" Jim Sheridan: arrivare al fulcro della propria viscerale passione per l'Irlanda e sentire gli scalpiti di una storia vera, di un pezzo di storia e ogni volta piangere come una demente quando muore in carcere Giuseppe Conlon, il padre di Gerry (Daniel Day-Lewis)
18. "RAGAZZE INTERROTTE" James Mangold: è come spiegare perché ti piace un colore preciso. Forse perché più corrisponde a certi lati del tuo carattere. Forse perché a volte vedi certo film ed è un po' come guardarsi allo specchio, in certi precisi momenti della tua vita.
19. "PLAYTIME" di Jacques Tati: la ricchezza visiva di una inquadratura. l'immagine che si anima. Non è un film è una piscina in cui gettare gli occhi e lasciarli andare a spasso, in estasi, senza chiedersi troppo perché.
20. "IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE" Jean-Pierre Jeunet: i film da giovedì sera. O da pomeriggi d'estate. Quando sorridi perché la mania per le piccole cose allora esiste, le sottili sfumature della vita in grado di far svolazzare di qua e di là l'umore. Quei film che a freddo magari ti vien anche da accusarlo di smieloso ottimismo, che abbasso gli happy end. Alla fine nella vita vera non è mica così. Le ragazze incomprese e alienate restano così, mica trovano il principe azzurro. Poi però, quando gli occhi tornano a posarsi sulle suddette immagini, capisci che in certi ritagli di vita è sano e giustamente doveroso dover sognare.
21. "IL SETTIMO SIGILLO" Ingmar Bergman. È uno degli snodi fondamentali del proprio sviscerare l'apparato religioso. Non te ne frega nulla che sia degli anni '50, sembra fatto ieri e ti fa sussultare ogni volta.
22. "PSYCHO" Alfred Hitchcock: perché vederlo a undici anni ti fa sentire una figa, perché hai messo le mani su un pezzo della storia del cinema. E un pezzo della storia del cinema non andrebbe tolto da nessun tipo di lista che includa la parola 'film'.
23. "THE COMMITMENTS" Alan Parker: sarà per quella sporca vecchia anni '90, Dublino. Che quando vidi questo film finalmente portava immagini nella mia testa di una città che già adoravo, ma non avevo ancora visto. Maledette passioni viscerali che ti occludono la mente.
24. "FUORI ORARIO" Martin Scorsese: è onirico, geniale. Andrebbe visto alle tre di notte. poi esci e vai a conquistare la tua porzione di quotidianità.
25. "RASHOMON" Akira Kurosawa: Rimane in testa la pioggia finale, quella del finto resoconto con la realtà. E poi i raggi di sole nel bosco, la frammentarietà dei punti di vista e la verità traballante, la soggettività che sfiora continuamente la realtà. e. pezzi di cinema che prima o poi scopri e ti illuminano.
26. "FUGA DALLA SCUOLA MEDIA" Todd Solondtz: è Solondtz che adoro. Il Solondtz di "Happiness" quello di "Palindromes" visto a Venezia che non si sa ancora quando uscirà nelle sale. Ma questo è stato il primo film suo che ho visto e quindi conta. Perché certo surrealismo postmoderno va tenuto ben stretto.
27. "KILL BILL VOL. 1 e 2" Quentin Tarantino: vale metterne due (in questo caso tre) dello stesso regista? Beh, è che se non lo inserivo nella lista qui si gridava allo scandalo e alla mia non coerenza. Mesi a ripetere che è uno(due) dei miei dieci film preferiti alla fine paga. eh
28. "L'ODIO" Mathieu Kassovitz: quel bianco&nero allucinato pregno di rabbia e disperazione. Parigi e i sobborghi e il sottosuolo e il disagio che a volte solo certe immagini riescono a tradurre.
29. "L'ATTIMO FUGGENTE" Peter Weir: alla fine succede. Quando fai l'ultimo tentativo di ripescaggio. Un sacchetto e infili la mano più a fondo che puoi in cerca dell'ultimo numero da catturare. Così vien fuori con nostalgia e buon cuore, di quando eri davvero una sbarbina senza logica e timore e credevi, ma davvero, che la risposta fosse nella poesia e nel fare l'attore. Poi, per fortuna o chi lo sa, ho cambiato idea. Resta solo che un Robin Williams così uno lo vorrebbe incontrare davvero nel proprio percorso scolastico. E io infatti in seconda liceo un professore così l'ho trovato, capace di farmi cambiare, di farmi maturare davvero. Quelle persone insomma che non dimenticherai mai.
30. "LE ONDE DEL DESTINO" Lars Von Trier: quando un film non ti piace, ti fa terribilmente incazzare. Ma scatta il meccanismo perverso, e nonostante siano soltanto deliri sopra un telo bianco, quelle immagini rimangono dentro, la faccia stravolta della Watson, le campane e l'ipocrisia, guardare le onde infrangersi e interrogarsi sui limiti del misticismo. o semplicemente chiedersi perché a Von Trier piaccia così tanto portare dritto dritto dentro collerica emozione.
31. "PICCOLO BUDDHA" Bernardo Bertolucci: qui c'entra molto il percorso psicologico personale. Ok, mi rinchiudo in una parentesi e chiedo venia, ma a me questo film piace.
[comincio a temere che settimana prossima, a parte una decina/quindicina di film, gli altri li potrei benissimo ricambiare totalmente.]
martedì, 03 maggio 2005
DO YOU BELIEVE IN REINCARNATION?
Ieri mi sentivo crollare dal peso delle mille cose che devo/dovrei fare, eppure dicono che è normale, va tutto bene. Stamattina ho scoperto che può davvero essere così, che siccome stai mettendo finalmente le mani sulla tua vita, ecco i demoni che si risvegliano e ti attaccano. Che poi quando decidono di attaccarti arrivano da tutti i fronti, tutti insieme, e non c'è sorriso se pur celato da occhiali blu che tenga.
Gli istanti in cui gli eventi attaccano, la concentrazione da studio se ne va in vacanza all'estero e passi due ore seduta su una piazzetta a litigare con uno dei tuoi più cari amici. E pensare, giornate iniziate tra l'altro decisamente bene, con notizie che aspettavi, notizie da chi aspettavi da chi pensi da un bel po'.
A volte ti ritrovi, un primo maggio qualunque, a osservare un parco alla periferia bolognese, calpestando i passi nell'erba troppo alta, scattando foto con l'occhio troppo veloce nel cercare angoli adatti al tuo corto, sole che picchia, numero imprecisato e comunque troppo alto di gente che si dissemina sotto gli alberi, sotto il sole, pranzando sui tavoli di legno, banchettando per terra, un pic-nic in un prato accanto a voci armoniosamente eterogenee, dentro un paesaggio che poi vai ad esplorare e si rivela disarmonico e un po' sinistro. Invece ho trovato angoli speciali, angoli dove ambienterei volentieri una qualsiasi forma di mia futura creazione filmica, invece poi la sera ti ritrovi dentro piazza maggiore ad ascoltare, sebbene il pessimo audio, prima Paolo Hendel e poi Daniele Luttazzi elargire parole e sublime adorazione per un genio adorato geniale splendido ogni volta per le orecchie, genio, Luttazzi.
E nelle tracce che lascia la domenica. Detesto iniziare settimane così, dove la mia carica attanziale subisce colpi così improvvisi di turbolenza molesta e si accascia al suolo, dopo torbide discussioni etico-religiose. Trovo non corretto dover iniziare una giornata col sorriso di dover esprimere mille parole, tra l'incoraggiamento e la felicità, a qualcuno sintetizzando il più possibile, dentro un messaggio breve e diretto. Quando è difficile capire. Ma sei felice. E poi vedere il proprio corso deviato, come svegliarsi una mattina e scoprire la solita strada che percorri d'improvviso chiusa e bloccata da lavori.
A parte lo stupore o degenerazioni alcoliche simili, c'è che in certe giornate avresti voglia di mandare al diavolo tutti e camminare da sola.
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