Il Cinefilo Errante

   "Avete mai confuso un sogno con la realtà? Avete mai rubato qualcosa quando tenevate la cassa? Vi siete mai sentite tristi? Avete mai pensato che il vostro treno si muovesse, mentre invece eravate ferme? Forse ero solo pazza, o forse erano gli anni Sessanta. O forse ero solo una ragazza interrotta."

 

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giovedì, 28 aprile 2005
 

APRILE ATTO ULTIMO - TERZO -

 

Eri la vendetta che porta il suo veleno, a spasso a piedi nudi, sopra le sue vene. C'è chi si riesce a fotografare mentre percorre un tratto viscido e insidioso, senza sicurezze, mantenendo calma e agilità. E c'è chi no. C'è chi si fa prendere da macroscopici raggi di luce che filtrano negli occhi e sulla pelle, chi guarda piazza s.stefano come osservasse un quadro lento in azione, e corpi nuovi che perforano il campo, presenze che arrivano e poi ripassano e sono troppo in là per vederti. Rivedi gente che stava in erasmus e risbuca dalla Francia per una minivacanza. Ma c'è soprattutto chi gioca e regge fra le dita una vita altrui e la muove con ritmo sincopato, da una falange all'altra con finta abilità mentre è perfido il movimento che scende sulla tua schiena.

Ritornando poi a casa, nei profumi e negli odori, è notte, e accarezzi con lo sguardo una strada bagnata che conoscevi a memoria l'anno scorso ma ti ha sempre suonato, dentro la testa, come una nota storta. Sapete quelle strade che non ti hanno mai convinto, sempre troppo silenziose, mai un'anima viva, mai una faccia. A qualsiasi ora del giorno e della notte. Il deserto in pieno centro.

È stata una giornata lunghissima, iniziata alle 6:50 di stamattina. Poi il ritorno, un treno e rivedere Bologna. Il rivedere calzoni corti e camicie a maniche corte, e un caldo da sciogliere forse anche la tensione più arrovellata, e parole che non riesci a dire. È davvero un problema non riuscire a pronunciare certe frasi? Proprio quello scandire, una sillaba dietro l'altra. Forzare il sistema. c'è momento e momento. Nell'imperscrutabile e lento svanire di aprile, scovare trentunfilm che ti hanno cambiata. Mica facile. E poi sentire solo il sole di Bologna dell'una e un quarto di pomeriggio, quando la pelle brucia e dentro respiri di una non ben definita gioia. Togliendo l'audio a tutto ciò che vedi, brucia mentre i passi si susseguono e qualcuno continua a parlare, mentre le auto passano e la strada è stretta e tu gli sei alle spalle e non puoi sentire nulla. Mentre le domande stanno per nascere e i desideri di primavera si alzano maggiogiugnoluglio sono il domani da urlare senza prender fiato. Mentre. Ciò che vedi riflette la luce dell'una e un quarto e un antidolorifico nuota nella vene, mentre il domani ha un rumore sublime, mentre attorno il nulla prende forme indefinite e il nulla diventa sublime. E sebbene qualche domanda prenderà a formarsi su di un foglio verde, di lì a presto, poco prima delle tre, per una volta il riflesso dell'una e mezza riscalda, senza cercare ragioni, senza scalpitare o chiedere perché. Perché una coperta possa essere così dolce dentro una notte d'inverno, perché un profilo possa segmentare di netto l'indecisione, come colpi di rasoio su una tela blu.

E il caldo di aprile. E le tapparelle impolverate.

 

 

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 02:06 | commenti (15)


venerdì, 22 aprile 2005
 

APRILE ATTO PRIMO

 

Non ho idee. Ma solo visioni. Questo è il mio punto di partenza in previsione del mio corto. Ma non voglio sottrarmi, quando sento con l'istinto, visceralmente, che è il momento e allora bisogna solo andare, no?. Ma dove?

Ci sono luoghi nella propria testa pieni di desolatezza, mattine come questa dove ti svegli con gli incubi ancora legati addosso. Andare in ufficio e sentire festival che nascono accanto alle tue gambe, in mezzo ai caffè. E poi mettere le mani in pasta, infilare le dita nell'impasto nei gemiti di un festival che sta per sbocciare e sentirsi galvanizzati. Come quando, un venerdì d'aprile, muovi le gambe fuori dall'ufficio e fumando una sigaretta senti il sole di mezzodì, e  sentirsi galvanizzati da una giornata che risplende di voglia di andare in un parco e stendersi e respirare. E continuare a correre. Correre guardando avanti.

 

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 14:20 | commenti (11)


lunedì, 18 aprile 2005
 

 CI COLLEGHIAMO ORA CON LA GHIANDOLA PINEALE

Una città avvolta dalla luce del sole cambia faccia e anche identità. Ieri pomeriggio ero seduta su un divano, a casa di un amico. fuori il kaos iper cinetico di una Milano da domenica pomeriggio, mille persone a riempire le strade, quaranta minuti su un tram numero 29. una giornata bellissima. Iniziata con un cielo grigio e coperto da togliere creatività alla testa, nelle orecchie l'ultimo album degli Afterhours. Personale perfezione raggiunta. Accolta dalle pieghe del divano, nella stanza accanto un montaggio veloce si espandeva sullo schermo del computer, tra effetti speciali, una lavagnetta elettronica e vecchi trucchi del mestiere, fuori la gente continuava a riempire i navigli popolati da una sorta di mostra dei fiori, e io, sul divano a guardare i contenuti speciali del dvd di "Lost in Translation". Girati da Spike Jonze quando ancora stava con Sofia e loro in giro per Tokyo, e Bill Murray in arrivo e il backstage del film e soprattutto lo sguardo di lei, Sofia, che rifugge la telecamera. Così si parlava, di non mie vecchie storie passate attraverso i filtro di una ripresa, quando tra chi filma e chi sta davanti all'obiettivo intercorre un rapporto sentimentale. Quando questo sta ancora in piedi e quando il rapporto invece si sfalda e sullo schermo leggi la solitudine e l'amarezza negli occhi. Il fastidio degli occhi scuri di Sofia Coppola davanti al marito che la segue con la telecamera, i suoi sorrisi forzati, il suo, ormai, ex marito. Ecco. Come un obiettivo possa diventare verità, come qualcuno reagisce di fronte a una telecamera puntata, soprattutto quando chi ci sta dietro ha un certo significato.

Poi solo incredibile sole che trasforma Milano, e da città perennemente grigia ed odiosa la rende un tappeto morbido e sorridente sul quale far scorrere i miei piedi. Poi osservare il tramonto lento delle otto da un balcone, al settimo piano. O pranzare, prima, a ritmo di cous cous, o sentire che per una volta, una giornata milanese è passata sopra la tua pelle senza lasciare ferite, ma solo con gran voglia poi di ricominciare e ributtarsi nell'ennesima settimana bolognese. Con le lezioni nuove e il sole alto a illuminare di nuovo tutto e a togliere il fiato, ancora, quando lo sguardo si perde tra il verde e gli alberi. E percepire, nelle narici, l'odore di qualcosa che hai accantonato, lasciato, dietro alle spalle. 

 

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 21:32 | commenti (13)


venerdì, 15 aprile 2005
 

 This is the place where she lay her head and when she went to bed at night

 

Ci sono un sacco di cose che si muovono. c'è un'insidiosa difficoltà nel prendere sonno prima delle tre di notte. Bologna che respira nella notte, e foto che sfrecciano veloci sotto i miei occhi. Colori e oggetti visti da troppo vicino e velocità. E poi libri, concentrazione che inseguo e sogni strani che mi lasciano nella luce del mattino, senza parole. Nell'apparente normalità di metà aprile, Aprile diventa una mela da tagliare a metà e osservare dentro.

Ci sono foto che si muovono lente sotto i miei occhi, silenzi che si mascherano sotto logorrea serale, nei bordi di un tavolo di legno mentre la mente viviseziona i secondi e poi istanti e solo ricordi. Essere lontani anni luce da come eri un anno fa rende la pelle visibilmente splendida e luminosa. Tornare a correre, mi ripeto tornare a correre.

Parlare in inglese rende i miei occhi luminosi e schifosamente ricolmi di gioia. Sentire la mia coinquilina che parla a volume sopraelevato, alle due di notte, rende le mie labbra fastidiosamente stirate e ricolme di stanchezza.

C'è un'insidiosa perpetua fisicità nel mio muovere le mani mentre delineo a nervi caldi e non tesi le linee guida per il mio primo corto. C'è illuminazione soffice nella mia testa mentre realizzo che.

Se c'è un motivo e scorre c'è anche un motivo per incanalare, una dietro l'altra, parole insipide e senza senso ma che raggruppate insieme donano un non so che di bello. E pulito. E ci dispiace essere in un certo modo verso qualcuno, e sì siamo felici mentre schiocchi baci con la mano, come bambini, sotto un portico, passata mezzanotte. E si può scegliere di essere felici e non pensare.

E non ha un senso o logica razionale, ma la razionalità in sé non mi da particolari segni di simpatia rilevante e allora guardo nel sito modificato del mio Jon neozelandese, e penso solo a quando avevo voglia di raccogliere mille euri e andare a trovarlo.

 

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 02:07 | commenti (9)


martedì, 12 aprile 2005
 

SO CHE MI PUOI RADIOGRAFARE COL TUO SGUARDO NUCLEARE

Due cose: 1- non avevo mai visto un concerto dalla seconda fila. emozioni impagabili. indescrivibili. e non vado più in là, se no si torna a ripetermi che sono monotematica. che poi è vero.

2- la seconda fila ha inoltre fatto scoccare definitivamente la freccia. mi sono innamorata di Greg Dulli. e poiché la testa gira e lo so, i miei amici mi prendono in giro. e anche se qualcuno che stava alle mie spalle, in terza fila, continua a sottolineare col dito indice le caratteristiche fisiche del greg, ok. ma de gustibus si sa. e poi, come canta lui "Helter Skelter" dei Beatles o i Joy Division beh, non ci sono paragoni. per non parlare delle sue labbra con la sigaretta serrata o i suoi sguardi di ammiccamento verso Giorgio, il batterista. o dei suoi coretti in "Rapace" seguendo il manuel oppure ogni volta che cercava di cantare in italiano. Greg è greg. e io mi sono innamorata di lui.

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 00:40 | commenti (15)


domenica, 10 aprile 2005
 

CI SONO MOLTI MODI

 

Ci sono molti modi di essere felice, uno di questi è prendere diciannove amici e radunarli, in un pomeriggio di aprile, tutti dentro un parco. Uno dei parchi più belli e grandi, alle porte di Bologna. Ci sono molti modi, ma poi c'è la semplicità delle ore che passano, mentre scarti regali e pranzi al sacco, mentre impugni forchette per mangiare pasta e gateau e torte e poi vino. Nella pace che respiri in mezzo ad alberi e verde e tavoli di legno e sconfinatezza e colli che osservano poderosi dall'alto. Mentre il vino poi fa effetto ma non su di me ché forse la gioia ha già lasciato consumare dentro, piano. E poi sono solo illuminazioni che si snodano attraverso i rami, e un cielo molto irlandese per quanto capricciosamente ci scorre sopra il naso, tra nuvole sole e alla fine sottile pioggia.

Ci sarebbero molti ricordi da tornare a visualizzare, una serie lunga di propositi e desideri, coincidenze che si incastrano e un semplice pomeriggio che si stende sul prato. scoprire che l'esatto nome dei due nuovi friend giappo è Kou e Miyu, sentire che tutti stanno bene e leggere una qual sorta di inesplicabile limpida felicità nell'aria.

Ci sarebbero molti momenti da tornare a respirare ma vedo che già una cara amica importata nel mondo del blog c'ha pensato per me. 

Così, credendo che sia troppa pioggia oggi sul suolo bolognese, si smette di scrivere e di pensare. che ciò che vedi e ciò che senti, sono nodi che non puoi sciogliere, sono angoli preziosi, sono intrecci di indescrivibile bellezza, sono la mia seconda famiglia, sono schegge di perfezione eccelsa, sono felice.

 

E, credendo che l'amore fosse una tautologia, questa sera torno a rivedere gli afterhours.

 

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 15:40 | commenti (8)


sabato, 09 aprile 2005
 

 Io non tremo, è solo un po' di me che se ne va. 

È che pensi che non si può non scrivere dopo serate così. Perché a volte si può anche non essere cinefili ed intimisti, ma semplicemente errare, e cozzare contro serate dal sapore così dolce. Dove errare significa cozzare contro un Gregg Dulli visibilmente rassomigliante al caro vecchio amico Marcello, che di Dulli mi parlò un anno addietro. Il meraviglioso Dulli, il sublime Agnelli. È che stasera, nella Bologna dal retrogusto opaco, c'erano gli Afterhours da vedere. Dal tutto esaurito e la serata in più di domenica. Gli Afterhours delle tre date nella Bologna dal  retrogusto dolce e salmastro.

Non c'è cosa più sublime. Domani saremo tutti già troppo ubriachi se il tempo reggerà, oggi sono già ventitre anni, ed ora è solo l'abbracciare l'amico Simon, dopo il concerto. Simon che impugna la chitarra del Manuello mentre le voci urlano "fuori-fuori". La fretta uccide, ero vestita in un modo indecente. E se per una volta non sarò cinefila mi permetterei semplicemente di errare, dove errare indica il cantare ogni frase che ha saputo smuoverti un universo dentro, nella fila lunghissima di emozioni. Sarà che il posto del concerto è così raccolto e claustrofobico da farti vedere e sentire dentro ogni sfumatura di ciò che accade, amare visceralmente ogni canzone, e lo sai, e persino quelle nuove. È indescrivibile tornare a provare certe sensazioni, ti sembra sia passata una vita. Gregg Dulli è splendido, è tutto dannatamente splendido. Anche le discussioni analitiche post concerto, circa i nuovi arrangiamenti dei pezzi vecchi e gli assaggi del nuovo album, o ritornare e rivivere il locale che ormai conoscevi a memoria, nei primi due anni a Bologna.

Come si può non amare manuello. Nel viaggio onirico che mi prende dentro la calca, accanto al pogo di "male di miele", accanto i pensieri che si intrecciano come scie di fumo nell'aria. e. L'amico Simon è appoggiato al bancone, parla con Dario e l'idea di lavorare per tre sere di fila a bologna lo illumina di pallida non gioia. In realtà.  è sorprendente quanto le parole, a volte, non riescano ad arrivare così in là, esattamente dove vivono le emozioni più oscure e radicate e concrete, tanto da urlarlo. È tutto così fugace, così veloce, scorrono, le meno di due ore, dove il Manuel sfodera bellezza e sensualità da manuale e come si fa a non adorarlo. come si fa. Nella carica attanziale poderosa che si espande dal palco, sembrano adolescenti esuberanti e scattanti dentro la loro prima esibizione, ma trasuda il senno, la maturità, l'intelligenza, la schiettezza dei testi che fa tornare alla mente "Germi". E sono solo brividi che si allungano lungo tutto il corpo, è il sorriso dell'arrivederci mentre saluto Simon ché va ad una festa, e il rivedersi presto. Il rivederli molto Molto presto. l'assuefazione indigesta davanti ai capelli di Manuel, incollati al viso, incollo la mia proverbiale istintività che non cozza più contro fervido tappeto rovente ma è lo slancio vitale delle prime ore del tuo compleanno, è il ci vediamo domani o dopodomani. E domenica, il manuello, e chissàchecanzonicimetterà, il buon Manuello.

È strano dirlo, ma è come il calore di una ferita profonda. Vedi film che non ti convincono, perché han già convinto tutti e poi succede di sublimare. Nella consapevolezza illuminata di un groviglio di inesplicabili cose.

 

(che qui non ho il diritto di non essere felice di non sentirmi vivo nella mediocrità che mi propini.)

 

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 05:38 | commenti (6)


giovedì, 07 aprile 2005
 

THE STARS OF TRACK AND FIELD

Ieri sera era il turno dell'anteprima di "Millions". da brava ragazza ho scrollato dalle spalle un pomeriggio di carta vetrata e sono uscita di casa, preso l'autobus e. La foresta di cinni che invade il cinema, perché i protagonisti sono due lentigginosi fanciullini e la sala è piena, e non c'è posto e pensare, ancora a qualcuno interessano le sorti di Danny Boyle. In realtà nella dinamica di un'anteprima si rivelano i movimenti organizzativi, l'introduzione e spiegazione della fonte del film, ovvero un libro di tale Frank Cottrell Boyce e la foresta di cinni e scolaresche che fremono davanti al cattivo del film e. Ho un gran disorientamento da ieri sera. è un po' spiazzante pensare ai piccoli omicidi tra amici nella vecchia Scozia, o le gambe filiformi di Rent o Cameron Diaz stesa al sole, o gli occhi allucinati di DiCaprio e poi le lentiggini di un bimbo che vede i santi materializzarsi davanti a lui e parlargli tranquillamente. Danny danny boyle. Credo che pochi abbiano sorriso come facevo io ogni volta che il buon Boyle inquadrava un treno, o comunque l'affezione per il fissare treni in passaggio. Forse ho ricordato più il libro di Welsh che il film di Boyle. forse mi sto influenzando ed ho la febbre, il che non è improbabile.

Forse non puoi fare un film su bambini e continuare a chiamarti Danny Boyle. o forse non puoi continuare a scrivere un blog pretendendo di favellare di cinema e continuare a chiamarti Chiara. O forse non andrebbero disturbati simpatici sconosciuti, al cinema, in una sala multiaffollata, andando ad insidiare uno dei pochi posti rimasti liberi. e poi ridere e disturbare l'infinito discorso introduttivo. mentre i tuoi amici han deciso di vedersi un altro film. E invece non riesco a non pensare a quanto sia stata dannatamente bello "Due o tre cose che so dei lei" del Jean Luc G. finalmente visto, finalmente adorato. ah,vecchiosublimegodard

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 21:05 | commenti (9)


martedì, 05 aprile 2005
 

 IL MANTRA E L'IMPALPABILE WASABI

 

Appurando per una seconda volta che le mie papille gustative non sopportano il wasabi, ieri sera c'è stata la famosa cena italo-giappo, con quattro amici italian e tre giappo friend, Ko, Mu e non-ricordo-il-nome. Si sono aperte le danze con pasta ai legumi e pasta con cozze e boh altre frikkettonaggini da mare. Poi Sublime Sushi accarezzato in salsa di soia, a discrezione, e sempre a discrezione, tubetto verde di morbido inesplicabile wasabi. Quant'è sublime il sushi. l'incontro fra il riso e il pesce spada o il riso dentro il morbido salmone.

Appena arrivata i tre fanciulli giappo erano alle prese con il riso ed avevano portato una cosa strana, per me astrusa ignorante del campo cucina, un aggeggio per fare il riso. Le mani in pasta, anzi, riso, una vaschetta d'acqua per pulire le dita, pesce arrotolato, e loro che spandevano parole dal Nihon e io che mi sentivo come una bambina a gardaland. Era bellissimo. E poi il vino bianco e 'campari' come brindano loro e mai dire 'cin cin' in Giappone perché ha altri ambigui significati.

Ecco, quelle serate che finalmente. Che lo esprimi con gli occhi, osservando il loro modo di scherzare fra di loro e con gli altri, i loro occhi. Mu che sa parlare bene l'italiano ma sembra quasi aver paura e vergognarsi, Ko che invece sa parlare decisamente meglio di me. Il che è preoccupante. chi parla male pensa male, eh.  In sottofondo la tv recita dati elettorali inframezzati dalle solite veglie, e mi dispiaccio e non ci penso, da dove vengo. Regione, i mean. Ma in serate così, dove Ko mi parla dei suoi acquisti musicali, rivelandomi una passione per Vinicio Capossela che non posso non elogiare, il vino il sushi altro pesce e poi il dolce e poi il mantra, perché apparteniamo all'oriente, un po' tutti, almeno lì. Ripenso a una favolosa grappa ai frutti di bosco, assaggiata nel passato agosto, fatta dalle mani giappo della nonna di un amico, italo-giappo, su a Milano. Penso che l'aria fredda e sinistra del dopo mezzanotte, quando lasciamo la casa per raggiungere il centro non è semplicemente nulla a confronto con un cielo così e le stelle e il blu eccetera eccetera. Ce la farò ad andare in Giappone, un giorno, prima o poi, o quando Ko e Mu finiranno il loro erasmus e torneranno a Tokyo, forse mi travestirò da valigia, forse un giorno riuscirò a terminare tutti i disegni che inizio e le tempere e i colori.

 

Giovedì è alle spalle e il profumo delle due di notte sulla pelle lavato via, si mescola allo schiudersi delle labbra e sorridere mentre guardo i miei progressi con l'html e il mio labor limae sul calendario qui.

Giovedì è andato e io credo che "If you're feeling sinister" dei Belle and Sebastian sia uno degli album più belli di sempre.

Muovendo gli angoli della bocca tra le mie passioni irregolari e viscerali. Non so perché ma in un scompiglio di retina mi torna alla mente la mia doppia presa in affitto, due annni fa a Dublino. Il calpestar dei passi sulla moquette, il giardino posteriore nel groviglio d'erba non tagliata da anni, la cucina stretta e lunga, il bagno al piano di sopra senza bidet, il poster di Shane McGowan in salotto. Le mie passioni contaminate di contraddizione, l'insano viscerale bisogno d'Irlanda, l'attrazione verso il Giappone.

perché sabato saranno 23 primavere sulle spalle. e Quando corri in bici e il vento in faccia e non ti chiedi perché

 

 

Domo, 

 

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 13:02 | commenti (7)


domenica, 03 aprile 2005
 

 BUT IF YOU'RE FEELING SINISTER GO OFF AND SEE A MINISTER HE'LL TRY IN VAIN TO TAKE AWAY THE PAIN OF BEING A HOPELESS UNBELIEVER

 

Oggi avrei voglia di scrivere una commediola sul ritorno a casa, sul rivedere il proprio passato con occhi diversi. Invece di essere qui, nel presente ad avere dubbi sul mio futuro. 

Il raffreddore primaverile, mentre tutto continua a muoversi verso. Mentre la tv è ferma. Mentre errando contro, invece di studiare, dando un occhiata dentro la rete, e forse siamo gente che ogni tanto dimentica.

L'insonnia pre aprile sembra esser stata soffiata via, ho tolto il dito indice dal tasto 'pause' e torno a scrivere. Ci sono parole che potresti usare, che qualcuno si aspetta che userai. Invece. Credere o non credere che tutto sia vero. Riflettere o non ascoltare ciò che si intende fare. Guardarsi dentro cercando di decifrare le proprie intenzioni. A volte succede di rispondere a certe domande, a volte succede che dopo due mesi ti rifacciano la stessa domanda. E non capisci il perché.

Così, collegando i numeri vien fuori un disegno strano, un calderone di oggetti e ricordi altrui  incollati insieme. I passi nell'ombra.

Ci sono certi film che dopo mezz'ora non riesci a proseguire. Devi interrompere la visione e togliere la cassetta dal videoregistratore. Magari dopo qualche giorno uno riprova a capire.

 

Invece. È domenica. E mille virgole si scontrano insieme senza senso esplicabile, tanto per cambiare.

 

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 20:43 | commenti (4)