Il Cinefilo Errante

   "Avete mai confuso un sogno con la realtà? Avete mai rubato qualcosa quando tenevate la cassa? Vi siete mai sentite tristi? Avete mai pensato che il vostro treno si muovesse, mentre invece eravate ferme? Forse ero solo pazza, o forse erano gli anni Sessanta. O forse ero solo una ragazza interrotta."

 

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mercoledì, 29 dicembre 2004
 

(YOU CAN'T RETURN TO THE PLACE YOU'VE NEVER LEFT)

Magari capita di imbattersi in vecchi mp3 rispuntati da angoli dimenticati completamente dimenticati del tuo computer. e trovare canzoni che non sai da dove e soprattutto perché. chi sono. e come Chissà come mai le avevi scaricate. tipo. Wheatus "A little respect". non ricordo nemmeno il video. Oppure una strabiliante "Born to love her" degli Spain. che pare miele colante sottile dagli occhi, occhi socchiusi, pensieri distesi e parole sopite. e poi giusto il nome di gruppi che non sai, chissà in quale parte di mondo saranno finiti. tipo Idlewild o i Doves. o gli Archive. Ho ritrovato anche vecchie b-side degli U2 e mi è venuto in mente il pomeriggio dublinese di un anno fa, io e la mia amica in due sulla bici fregata alla nostra coinquilina irish in vacanza a Praga, in quel momento. Mmh,in due su una bici e le faccine irlandesi che ci miravano stranite, e la lunga strada verso il mare, e quel passare esattamente davanti alla scuola dove gli U2 si sono conosciuti. com'è piccolo il mondo. dovrei smetterla di essere monotematica.
I ricordi sono un cuscino morbido dove ogni tanto è bello approdare.


"CLOSER" o La Confusione PostPranzo

Nella nebbia, nella noia festiva, gli sbadigli i tortellini che parlano ok. Stacchi e vai a vederti "Closer" con le amiche di sempre. e. Vai a vedere "Closer" perché è Mike Nichols. perché Jude Law è sempre un gran sublime bel vedere. per allontanarti dall'insalata russa che ti rincorre alle tue spalle. Così, approdi in un affollatissimo cinema della periferia milanese, somigliante più ad un centro commerciale che ad un cinema. vero e proprio. nostalgico vecchio stile. Una sala silenziosa e poi incredibilmente delusa, al termine del film. è come un giochino che ti affascina e quando lo maneggi dopo un po' ti stanca e ti lascia interdetta. Forse complice il finale. Il filo di incastri che si dipana tra i quattro personaggi è in certi tratti assolutamente incomprensibile. Per non parlare dell'atmosfera da recita shakespeariana che aleggia su tutto il film. già siamo in Inghilterra. Forse la miriade di persone che imbottiva la sala era solo in cerca di un po' di sana scabrosità post-post-moderna. La vecchia annunciata scabrosità post-post.moderna. Forse di quelli che guardano i grandi fratelli solo per raccogliere qualche scena hot. Invece qui è tutto velato, tutto un verbale accenno. Il problema sono i quintali di parole ti piombano addosso, direttamente dal soffitto, con le paranoie sulla verità e la menzogna in un rapporto e in mezzo canditi e uvetta. Cerchi di addentare il senso del film ma tutto sfugge, non sei di fronte a frutta secca, oltrepassata la metà del film si comincia a perdere il senso di tutto. Anche di belle scene, tipo una (sempre shakespeariana) litigata a teatro, fuori dalla sala, con i cori dell'opera lirica a far da tappeto sonoro. Oppure la coppia Natalie Portman-Jude Law. adorabili, perfetti. Giuro di aver visto gente fare il tifo per loro durante il film.
Ecco. Che poi ti vien da pensare che forse come commedia teatrale poteva funzionare. Perché da commedia teatrale è infatti tratto, pièce di Patrick Marber, presentata a Broadway per vari mesi. e si vede. che del cinema usa poco e poco restituisce in più.
Ecco. Alla fine potrebbe funzionare solo sull'onda di un leggero vagheggiamente letterario, annotandosi qua e là certe frasi, certi dialoghi. Di sicuro non lo prenderei come esempio per una supposta carriera recitativa. E se dovessi consigliarlo a qualcuno, sì, forse lo farei. Ma andateci quando pagate ridotto.
sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 01:52 | commenti (7)


venerdì, 24 dicembre 2004
 

THE TRUE BELIEVERS*


Scopro con alzata di sopracciglio e sorriso che il video di "You Don't Look So Good" dei Dead Combo, canzone che tra l'altro mi piace tantissimo, è stato girato da Abel Ferrara. Scopro che "Finding Neverland" con Johnny Depp a vestire usi e costumi di James Barry, padre del buon vecchio Peter Pan, uscirà nelle sale italiane il 4 febbraio. Trovo una fetta di passato, che fu qualcuno che non avevo amato ma semplicemente rincorso, nella prima metà dell'anno, scrivermi auguri da new york. e scivolo, senza, giuro, rendermene davvero conto, dentro la spirale dell'oblio intarsiato di bilanci e ricordi e sguardi sincronizzati su 12 mesi scanditi lungo questo strambo anno.
è un semplice schiocco di dita. e mi ritrovo dentro l'inizio di aprile, qualche battito prima del mio compleanno, a passeggiare dentro il sole filtrato dagli alberi e la gente e il kaos ellittico contenuto dentro una domenica al parco valentino. torino. Quello strano weekend fatto di camminate notturne per il centro città, telefonate, birra chiara, occhiate affettate, i murazzi di giorno seduta su una panchina a sorseggiare pensieri e scrivere riflessioni di vita dentro un moleskine. Poi volti pagina. Rivedi chiaro dinanzi a te il sentimentalismo rincorso annunciarti la sua partenza per l'Inghilterra. un qualcosa tipo Aidi e Alex, suggerirebbe la tua mente. Solo che Aidi partiva per la Pennsylvania, solo che le parti sono invertite, solo che tu non sei un Girardengo appena più basso e rock per la via Codivilla. ( che poi, a dirla tra amici, tu ci sei capitata a bordo di una bici per quella strada, solo che, a dirla sempre tra amici, ti avventurasti in Ascesa, la bici poco sportiva della coinquilina, la solita vecchia reflex al collo, e tanta voglia di non sentir più muscoli e polmoni. e se non si vuol andare avanti, meglio dimenticare il mesto ritorno giù, la bici sottobraccio, arresa allo stupore e al dolore. verrebbe da dire, )
ecco. la sindrome dei ventanni e poco più. Ti sembra di aver vissuto una vita e invece. Non hai nemmeno scritto un VeRo libro o giù di lì. Solo che quel vago sapore d'amaro in gola e quel desiderio di rammentare l'anno trascorso. dentro le braccia di un torbido agosto, con il sig. M.U., il giappone, il lago maggiore e un'overdose di notturni milanesi. Per poi risvegliarsi, alla fine del mese andato, e ritrovarsi dentro una silenziosissima stanza d'ostello, movimento sub lagunare al di fuori delle ante e vaghi accenti vénesiàn. Che accade? la risacca, le infradito a Venezia, i traghetti affollati, le sigarette, i pasti più che frugali, Tarantino che mi da una pacca sulle spalle augurandomi "buon lavoro" per una supposta tesi su di lui che chissà mai Se farò. davvero. e la promozione di festival, il jingle del Telefilm Festival che colorava ogni mio arrivo allo stand di lavoro. le bagole a bordo di rossi spritz, oppure sdraiati sul prato in due a mirar il festivaliero orizzonte. In un fankazzista secondo ecco che il piccolo microcosmo si racchiude e ti ritrovi seduta ad un tavolo davanti ad un americano (il cocktail) in mezzo ad uno che scrive su segnocinema e una che scrive sulla repubblica e a 2, dico due, centimetri dal suddetto tavolo, c'è Tarantino che beve e parla con Mike Figgis. Dunque. O è un sogno o irriverenza o destreggiabile bellezza. O semplicemente il Nulla che può accadere, che due settimane prima non avresti nemmeno immaginato, nemmeno raccontato o disegnato e che ti viene da ridere. rumorosamente, tra l'altro. E gli spritz a un euro e cinquanta, i bianchetti e l'alcol gratis, Moretti che saluta e cammina con spocchia e le istantanee, impilate una ad una dentro un cassetto. La caterva di film e poi l'amicizia che nasce come inaspettate rose tra le pieghe del cemento.

Lo stupor quello vacuo e sempiterno di chi non sta capendo nulla dalla vita ma si consola sapendo di aver solo ventidue ignobili primavere sulle spalle. o h. Il lido che si squama sotto folate di verde fumo e Bologna la grassa che ritorna. e altri festival, altri libri, altri volti e altri ingorghi sentimentali. Non distingui la linea, i colori che si mescolano. Tutto che assomiglia alla mappa della metropolitana parigina, con quei colori ad inventare linee e sagome. e aspettando l'inverno ci fu ancora milano, nel silenzio ingombrante del quando non sai dove pescare le parole. seduti su un balcone al settimo piano asoltando il vicino rumore dei navigli. Fu ancora inverno e fredde e i notturni divennero bolognesi e le risate grida e le grida gioia, e i cortometraggi e la vita che si arrotola lenta su se stessa.
Se solo ci si potesse adagiare sul ventre caldo del proprio ottimismo e aspettare il fluttuare, verso la boa, verso un'altra isola, verso la luce. lasciar passare la frenesia, attraverso i rituali da festa, e non pensare. verso il nuovo. o h.

* p o s t i l l a: il titolo vorrebbe essere, anche, una velata offerta di consiglio letterario. assolutamente sincera ed inoffensiva. (gran bel libro, Joseph O'Connor agli inizi)
sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 01:03 | commenti (7)


martedì, 21 dicembre 2004
 

THE DARK LINE BETWEEN LOVE AND LIFE



Si torna a casa.Ci si mette in coda alla Feltrinelli per pagare i libri che regalerai non hai ancora nemmeno capito a chi. Il popolo quello famoso degli studenti fuorisede che evapora da sè lento, senza macchia, incolore. Nel silenzio dell'inverno più gelido. Pensi a quante cose avresti potuto e dovuto dire. I maledetti bilanci di fine anno. Quelle cose da farti rodere lo stomaco, mentre da sola saluti gli amici che tornano a casa, mentre il tuo treno domani arriverà, pronto a riportarti nella periferica nebbia milanese. Ci sono i bilanci e le classifiche. Ci sono le parole sfuggite, i saluti sganciati dal cuore e le feste mancate. C'è la solita non serietà che ti fa sentire perennemente un'idiota. L'amarezza di sentirsi fuori da qualcosa. La parola 'i n d i e' che rieccheggia tra i vicoli, negli spigoli delle frasi, negli sguardi. L'incubo di camminare soli dentro un palazzo oscuro, isolati. dal resto del gruppo. o comunità o cosa. grattarsi il mento, inarcando il sopracciglio sinistro e. sentirsi soli ?


Muoversi in punta di piedi. E poi le classifiche, si diceva. "Eternal sunshine of the spotless mind" è il film più bello dell'anno? Che senso c'è nel mettere su una scala uno dietro l'altro una serie di cose, fatti, oggetti, persone appiccicando su uno più importanza rispetto ad un altro? Giudicare se sia stato un pessimo anno o solo un anno di merda cambia forse le cose?


l'umore può essere inchiostro nero lasciato cadere sulle ombre di certe persone.

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 15:51 | commenti (9)


giovedì, 16 dicembre 2004
 

IL SOFFIO E L'INCANTO

Non so cosa accade al di fuori di questa coltre di freddo gelido che si spande sopra Bologna. Gente che ritorna, da un freddo diverso, gente che ospiti nella tua dimora e con cui recuperi i mesi di distanza attraverso chiacchierate lunghe e buffe e ipotesi sul futuro e fantasticare sul presente e ironizzare sul domani. Come quando vai in gita per la prima volta con i tuoi compagnetti di classe, e la notte aspettando il sonno vi ritrovate a scherzare e parlare nel buio. come due bambini che corrono felici su un prato. Le notti bolognesi incastonate nel ghiaccio, la gente che hai trascinato a vedere "Donnie Darko" e che alla fine ne esce altamente infastidita e delusa. I cappotti, le sciarpe colorate, le code pre-esame, gli iter burocratici per ottenere un semplice e dannato tirocinio. I famosi rapporti umani che si sfaldano, forse sotto il ghiaccio, forse è tutta colpa del clima pre-feste. Ci si può sentire sperduti, insomma. Sorridendo davanti ad una anonima lista di libri per un corso di studi nel quale trovi anche quel libro su Lynch, dove compare anche il tuo nome.

Fa troppo freddo. Si tornerà a casa, si saluteranno gli amici, quelli con i sorrisi speciali, si saluteranno le chiacchierate lunghe lunghe fino a notte, le uscite bagnate di vino e le discussioni filosofiche. e forse non ci sarà nemmeno il tempo e il modo e la cosmica fortuna di salutare tutti. Dentro l'inutilità che può svelare la vita, l'esplorazione delle religioni orientali e un tappeto sonoro che ha voci irlandesi, da un album che a criticarlo di più forse non si riuscirebbe. Ecco. Attraverso l'inutilità che può svelare un giovedì sera. attraverso il desiderio di incontrare qualcuno. attraverso il pensiero e il desiderio. il destino. e il freddo. quando se ne andrà

running song: "I will survive" Cake, "Fashion Nugget"

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 18:15 | commenti (3)


sabato, 11 dicembre 2004
 

'CAUSE HARDNESS, IT SETS IN, YOU NEED SOME PROTECTION. THE THINNER THE SKIN


Tanti omini che attraversano veloci la strada. e attorno il vuoto. omini minuscoli. mille, duemila omini.
ecco il delirio della mia testa in questi giorni.
Uno. Guardare con occhio sottile, finalmente, "Y Tu Mama Tambien", dopo averne sentito parlare e parlare e parlare. E sentire, sottopelle lo scandaglio andare a fondo. Contro l'immagine, la cruda saggezza. l'inesplicabile astinenza. Cercare di capire un film come "Y Tu Mama Tambien" dopo che le voci femminili di turno avevano steso le lodi per gli attori, o meglio , i corpi di Gael Garcia Bernal e Diego Luna. anche se il film un po' alla fine mi ha deluso....me lo aspettavo più pepato. Soprattutto con un finale meno malinconico.
e poi il contorno trasformato in cena. Le cene, le feste di compleanno. perché dicembre nel mio microcosmo è uno dei mesi a bollino rosso, per quanto riguarda regali Soprattutto Compleanni. Concerti che manchi. E poi:
>> Mille modi per farsi odiare da una persona:<<
1 - promettere di andare a vedere un film che tu hai già visto e hai molto amato. Pubblicizzarlo. persino su un blog. E mancare ogni serata attraverso parabole oscure, impegni imprescindibili ed equivoci scivolamenti. e incasellarci dentro, persino, una Vera e rara forma di stagefright
2 - far rischiare la vita a codesta persona. Un esempio, assurdo, provando ad attraversare la strada insieme e lasciando che una bici ad incredibile ed eccessiva velocità finisca quasi per travolgere l'impavido pedone alla vostra destra. Cercando poi pietose scuse per il successivi minuti, ore, giorni.

L'elenco, come ovvio, potrebbe continuare. e il mio pallido ego crollare sotto il peso della vergogna e del senso di colpa perché. queste cose accadono.

Invece accade di ridere un venerdì sera. Chiusi nel ventre caldo del centro bolognese, seduta ad un tavolo con tre fantastiche persone. Andando a comporre un quartetto di gioia e respiri che non s'incontrava insieme da tempo. Un po' come la vecchia alchimia, unisci composti e poi si crea una certa magia che si insinua tra le venuzze rosse delle pupille. quando cerchi di guardare il mondo con estrema verità. Seduta ad un tavolo con Marco, Chiara e Simone scoprire che tempo fa avevo scritto una recensione su Mulholland Drive, perché il mio corpo frequentante bazzicava per il corso di Storia della critica cinematografica e la vecchia arteria pulsante del piccolo critico. Quell'idea, sentita, dire, da, quel professore. Scrivere un libro di analisi sull'ultima genialata di Lynch, ma inserire, oltre a interventi di luminari e critici e professori, anche, eh oh, alcune recensioni di studentelli damsiani. Così capita che uno si butti. Io mi sono buttata e il risultato è stato che dopo qualche mese, alcuni miei amici mi declamavano felici la loro gioia poiché erano stati scelti dall'esimio professore. E il mio sguardo attonito. La mia casella di posta piangeva, non c'era stata alcuna traccia dell'indomito professore. Invece accade di ridere un venerdì sera. Chiusi nel ventre caldo di una cucina e un amico che arriva e ti dice che la tua recensione è in quel libro. Non ci credi. Perché mai dovrei essere l'ultima a saperle le cose? ma soprattutto: perché nulla? Nessun segnale ottico, tattile, terreno, di fumo. Viene da ridere. Anche perché vi mettete a guardare "Monsters & Co." e ti sbrilluccicano gli occhi, per quella storiella così tenera. per certi amici così cari. certe colazioni così.
Ecco. i duri dal cuore tenero come un grissino di pesce che si squama via sotto il soffio morbido di un bacio schioccato a sorpresa sulla guancia. Sono confusa e stanca. Le wellsiane lancette si muovono fino ad indicare le 3: 40 tipo. e i muscoli del corpo non accennano a muoversi, la lunga solitaria strada verso casa. Saranno si e no vento lenti minuti da appiedata, ma sul crepuscolo delle mattiniere 4 è dura affrontare il freddo e il notturno silenzio da soli. Così accade di scivolare dentro le curve di un divano e poi altrettanta rapidità giù verso le pieghe di un lenzuolo. Insomma, chiedi umile asilo politico lì. ove, il tuo cuore si sente così a casa. così febbrilmente e magicamente a casa. Così, da non riuscire a rivelarlo a parole. a voce.

E nella notte, cupa buia notte, l'appropinquarsi dei sogni più bizzarri, il rumorio di fondo di chi si sveglia alle 8:30 e poi va a studiare, in un docile sabato mattina, dritto in salaborsa; chi si trascina dalle 8:00 fino alle 10:30 con una sveglia che suona ad intermittenza accanto all'orecchio; chi si trascina, in altrettanta pigra indolenza, fino alle 11:00 del mattino con una radiosveglia che suona msucia a dir poco bizzarra. O non ero del tutto lucida, o m'è parso d'udir radio italia.

fucking weird, direbbe gente che conobbi tempa fa, lassù in Irlanda.
è che forse non c'è sempre una risposta. perché un giorno sembra tutto azzurro e lilla e giallo. e il giorno dopo il tutto trasformarsi in catastrofico grigio. Forse non è una risposta spiegare che gli uomini sono incomprensibilmente degli illogici pazzi. che è arduo spiegare un corteggiamente svanire da un giorno all'altro. Forse stregoneria? esoterismo?

Sdraiarsi a testa in giù. chiudendo armoniosamente gli occhi. concludendo il disegno di un architrave. Un sabato qualunque che punge di mesta nostalgia, che ti sveglia con un sole qualunque ma di rara poetica bellezza; ti spinge fino in piazza santo stefano, arrivando dalla dolce fondazza, attraversando bancarelle d'artigianato sconfinando pensieri. sconfinando fino ai bordi una Feltrinelli. immergendosi tra scaffali, immagini, libri e follia.
Ridendo da sola come una perfetta idiota, sfogliando "Attraverso Mulholland Drive" a cura di Claudio Bisoni, edizione Il Principe Costante. E tutto ciò colpiti solo dall'inebriante perfezione della grafica del proprio nome.


IN SUMMER I CAN TASTE THE SALT IN THE SEA, THERE'S A KITE BLOWING OUT OF CONTROL ON A BREEZE, I WONDER WHAT'S GONNA HAPPEN TO YOU, YOU WONDER WHAT HAS HAPPEN TO ME
* U2 "kite" (album "All that you can't leave behind")
sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 18:18 | commenti (2)


martedì, 07 dicembre 2004
 

L'EGO E L'UNIVERSO DELLA BUROCRAZIA

è il 7 dicembre. Stasera c'erano 2 cose importanti da fare. Ovviamente rinuncerai a una di queste due. Ovviamente metterai l'amicizia davanti a tutto il resto, come sempre hai fatto con involontaria gioia da ventidue anni a questa parte. Ovviamente tra qualche ora sarai ad un compleanno a cui non potevi mancare. ovviamente Bologna è una piscina dispersa e ci sono perle perdute che cadono nel fondo e poi sembra sfuggano dalla vista. Accadono queste cose. Stamattina invece il risveglio tragico è che ci sono sfondi di giornate che permettono di rilassarti e assaporare ogni istante di quello che sta accadendo. E invece altri momenti, dove le tue ore di solitaria meditazione sono il raccoglimento espresso davanti ad un anonimo pc universitario, luci gialle e un'inspiegabile ed assordante musica proveniente da chissà dove. presumibilmente piazza verdi, vista la vicinanza.

Finestre che si aprono dentro la mia mente. L'inutilità di un mattino, labbra che si schiudono svelando un procace mal di testa. "Quando la testa scoppia e un valzer ti sfiora il fianco", ti ripeti, camminando con volgarissima pigrizia verso il tuo dipartimento, verso un orario di ricevimento, verso un'amabile professoressa che troverai uscente dal suddetto dipartimento e che accoglierà la tua richiesta di ascolto con aspra e tagliente attenzione. Regalando, così, una sferzata di gialla vitalità al tuo silenzioso e mordente mal di testa. Allora spazzoli via con un soffio le ombre di tristezza, i dubbi sulla fedeltà, gli arcani cosmici, la consapevolezza di sentirsi soli, il fremito e l'irrequietezza, il timore di non farcela e tutte le scheggiature sullo schermo che non vedresti mai, se solo non avessi un ego così disturbato. Poi, ripensi a chi ti dice che scrivi bene ma sei troppo malinconica e che dovresti essere invece più sarcastica. Pensi che tra pochi giorni uscirà il film del buon vecchio Mike Nichols, per capirsi quello del "Il Laureato". Dicevo, "Closer" il nuovo film con quella "The Blower's Daughter" di Damien Rice. Ma soprattutto è uscito "Ferro 3" il film di Kim Ki-Duk presentato a Venezia di cui tessi le lodi tempo fa, e che a mio modestissimo parere meritava il Leone d'Oro, e non il gran premo della giuria, come invece poi fu.

Annodabile tristezza lungo gli spigoli di corridoi universitari. E domani sarebbe anche festa. Il freddo bastardo insapore della vita quando col dito indice premi ' pause ' e tutto fa una pausa, anche il vento smette di farti svolazzare qua e là i pensieri. Non sei in balìa di nulla, solo che sfugge tutto dalle mani, le cose belle durano un incomprensibile inframmentabile attimo. Un colpo di ciglia e non sai perché accade. perché accade che sei qui ora a chiederti perché accade che sono le otto di sera, non ho fame, il mio corpo incastrato tra i nodi burocratici attorno ad un sospirato tirocinio e la mia mente che balbetta soporifere nuvole di alcol e confusione. sognando disperatamente di non essere qui. Quando un lunedì mattina calpesti le strade di prima periferia bolognese cantando canzoni intraducibili e disegnando piroette nel cielo con finto-agili gambe e un martedì seguente ti fai aprire la porta del mondo giornaliero da un mal di testa che odora di aceto, forse qualcosa non va. Non capisci se è qualcosa o qualcuno. Quando hai paura di perdere qualcuno. quando provi gelosia per un amico. quando credi di essere infatuata. quando temi di essere innamorata. Perdi filamenti di cervello dietro cinque libri che tenti di leggere contemporaneamente mentre gente attorno a te continua a girare e ci sono ancora stelle, ad altezza uomo, e pensi che è giusto così. è solo la terra di mezzo verso quando e come le tue labbra riusciranno a dire, ok ora sono una donna.

o forse, è solo un bieco modo per cercare di essere sarcastici. e, urlandolo nella propria testa, non riuscirci.

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 19:30 | commenti (4)


sabato, 04 dicembre 2004
 

QUANDO LA TESTA SCOPPIA E UN VALZER TI SFIORA IL FIANCO


ci sono cose che non ci stanno in un commento. Incroci lunari disseminati lungo gli assi orrizzontali di un'aula universitaria. Ci sono serate così fredde che non saprei spiegarvele nemmeno fra ventanni. C'è il nuovo programma di uno dei miei personalissimi idoli, tale Massimo Coppola, che torna sulla vetrina televisiva martedì sera con "Avere ventanni", su mtv.
Ci sono weekend che la sensiblità dell'amicizia ti fa tornare a casa. weekend che passeresti tranquillamente a dormire sotto il peso di un piumino azzurro solo per riuscire, nel disperato tentativo, a dimenticare una settimana di stress ondulatorio concentrato in un altra casa, al di sotto del Po. Ci sono esordi da frase così tipici e così difficili da cancellare dalla testa.
è solo il dramma di constatare l'imbarazzante abnegazione del proprio ego. anche a chi non se lo meriterebbe.
Ma soprattutto. Riascoltare i Coldplay dopo secoli, ripensando a quell'agosto 2003 quando per le viuzze di Dublino decisi di comprare quel loro ultimo album. da Tower, per la precisione.
Dispersione sublunare. Era mercoled' 1 dicembre ed ho visto "Babbo Bastardo" e come è facile intuire ho riso molto. La regia non è eccezionale ma è percebile e godibile l'idea del film dei fratelli Coen, qui in veste di produttori esecutivi. Comunque divertente. anche se solo una persona sa che nel mezzo del film ho inspiegabilmente cominciato a piangere. Tipo quando smetti di controllare i muscoli facciali e qualcuno accanto a te ti guarda ripetendo il tuo nome e tra quelle lettere c'è un perché a cui tu purtroppo non sai dare una spiegazione. Forse l'acme di sopportazione dentro un condensato di nervosismo giornaliero può essere una valida ipotesi.
Di certo, non andrebbero mai sottovalutati i desideri sognati lungo il corso della propria esistenza. Persino quelli più remoti e ormai soffocati. mai esauditi ma comunque soppressi. Ecco. Perché può sempre arrivare una telefonata, un'amica che non senti da un po' che ti propone una parte in un musical. E qui. Il mio autentico sentirmi distante anni luce dall'universo teatrale e recitativo nel complesso. E scorgere solo la vaga ombra di quel sogno di bambina, il sogno di recitare. a teatro. disconoscimento puro di una fetta di infanzia. E poi intuire che una soluzione va sempre cercata e forse la risposta per una volta può essere in mezzo a dove non ti aspetti, proprio dove non andresti mai. Perché forse recitare può essere terapeutico. e interpretare la parte di una bambina svampita innocente e sadica, una svolta per il mio ego.

Insomma. Incroci lunari disseminati lungo gli assi verticali di un'aula universitaria. Incroci inspiegabili, innocue rotazioni di pupille e contorsioni acrobatiche di arditi pensieri. Parole soltanto parole dipinte su bianchi fogli sperduti fra le dita e domande. Risposte poi che non sai costruire. perché la natura umana è fragile e delicata. come il desiderio. Strofinando con violenza sorrisi e sguardi, è facile perdere di vista il limite entro cui scherzare nel mondo delle parole. Giocando a mimare la realtà è facile perdersi all'ombra delle meraviglie. decidere. Scegliere. se osare. Lungo gli assi perpendicolari dei muri portanti di un'aula universitaria. Sublunari incroci di raccordi astrali.

E concludere il disegno raccontandovi il sogno dell'altra notte, quando mi trovai a camminare per un fantastico paesino sconosciuto parlando un perfetto giapponese.
sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 00:53 | commenti (12)