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martedì, 30 novembre 2004
L'INFALLIBILE INDOLENZA DI M.LLE C. ovvero: LA FISSA PER
Impazzire non è difficile; questa è la song list di "Donnie Darko"...
"The Killing Moon" Written by Will Sergeant, Ian McCulloch, Les Pattinson and Pete De Freitas Performed by Echo & The Bunnymen
"Lucid Memory" Written and Performed by Sam Bauer and Ged Bauer
- "Head over Heels"
Written by Curt Smith and Roland Orzabal Performed by Tears For Fears
- "Lucid Assembly"
Written and Performed by Ged Bauer and Mike Bauer
- "Ave Maria"
Written by Giulio Caccini and Paul Pritchard
- "For Whom the Bell Tolls"
Written by Steve Baker and Carmen Daye
- "Show Me"
Written by Quito Colayco and Tony Hertz
- "Notorious"
Written by Simon LeBon, Nick Rhodes and John Taylor Performed by Duran Duran
- "Proud To Be Loud"
Written by Marc Ferrari
- "Love Will Tear Us Apart"
Written and Performed by Joy Division
- "Under the Milky Way"
Written by Steven Kilbey and Karin Jansson Performed by The Church
- "Mad World"
Written by Roland Orzabal Performed by Gary Jules and Michael Andrews
lunedì, 29 novembre 2004
LA CONFUSIONE GENERALE DEL POST DOCCIA FREDDA
Accadono un sacco di cose sul finire di Novembre. Computer che ti sfuggono, più che altro splinder che non si fa catturare e ti impedisce con soave violenza di postare un qualcosa di semplicemente tuo. Scrivere da casa, avvolti dalla bucolica calma del proprio ventre casalingo non ha eguali. Scrivere invece sotto le luci fredde universitarie ha un che di falsamente poetico. Forse è grazie a tale scenario che ti sembra di veder scorrere davanti agli occhi tutte le minuscole virgole dei giorni passati. Marco e il suo cortometraggio, il vano disperato tentativo di studio, il girare per le lezioni. Il freddo. La banale sconvolgente quotidianità. Passare una domenica senza fare assolutamente nulla. Gli amici per cui faresti qualsiasi cosa, le persone che adori, che riescono a regalarti attimi indescrivibili. Gli amici che non capisci e non capirai mai. Le amicizie che forse si chiamano così solo dal tuo lato e non da quello dell'altra persona. Criptica, criptica. come sono ermetica. Dissacrante ermetismo che scava dentro, tra le pareti di silenzio che si disciolgono attorno. Lunedì desolanti lungo le strade di Bologna, domattina sciopero generale, tutti in piazza a manifestare, con una reflex pronta allo scatto appesa al collo.
E poi sguardi cinefili che si spargono attorno. nel silenzio disarmonico della nebbia, o quella pioggia da nervi tesi che si scaglia contro il capo, riesci finalmente a consegnare il tuo piano di studi ma continui a sentirti il perfetto disegno di una pallida fallita. è possibile? Forse è il morbo da Carrie Bradshow o l'atmosfera prenatalizia e precapodanno. Meteore che piombano davanti ai tuoi occhi imponendoti il dramma di fine anno, cosa farai la notte del 31 dicembre? Se detesto programmare la mia giornata, figuriamoci da qui a un mese. Comunque, vedere "Babbo Bastardo" o rivedere "Donnie Darko". Leggevo le simil polemiche qui; io purtroppo non ho visto l'originale del 2001 ma la director's cut alla Mostra di Venezia quest'anno. E se solo riuscissi a lasciare anche la mia voce su quel sito, farei capire, anche lì, che a me, quel film è piaciuto un sacco. Il sito del film è geniale, intanto. Poi secondo me è da vedere per un paio di fondamentali cose:
1- uno scambio di battute tra Donnie e la nuova compagnetta di classe: "come ti chiami?" risposta: "Donnie Darko". replica: "wow, sembra il nome di un supereroe"
2- la colonna sonora anni '80. Sopra tutte, una delle mie 50 canzoni preferite di sempre: "Love will tear us apart" dei Joy division
3- c'è il dottor Carter di E.R.
4- valgono sempre i film che vi rivelano delle sorprese nel finale
5- i balletti del bambine a scuola (occhio alla coreografia)
6- Patrick Swayze ridicolisssimo che ricorda molto il Tom Cruise di "Magnolia"
Detto questo vorrei aggiungere che, grazie a quest'uomo, qualche sera fa ho visto "The Village" e dalla boiata che pensavo fosse, ho invece capito che il regista dal nome impronunciabile sa essere sagacemente furbo. Dal film sul paranormale che tutti si aspettavano ha invece confezionato un film sulla menzogna, la fuga dalla civiltà e il mistero. La tensione costruita tutta su accelerate in avanti e poi frenate è un peccato perché alla fine cede di fronte ad un finale che mi è parso un po' appiccicato così in maniera veloce. comunque
A Bologna è come se ogni settimana fosse un regalo da scartare. gente da settimana corta che scompare nel weekend per poi tornare a colorare la successiva semain. Trascinare il proprio corpo con feroce indolenza attraverso esami da preparare, regali da meditare, giornate da affrontare. Sembra una fumettistica stronzata invece non è così semplice trovare il proprio ruolo in mezzo agli altri, nei confronti degli altri. Cercare nella stanza la x illuminata dove spetta la tua posizione. sotto i riflettori, gli occhi altrui. il sospiro trattenuto a mezza altezza.
martedì, 23 novembre 2004
VE LA RICORDATE FIONA APPLE?
Stamattina ascoltavo radio città del capo e mi è tornata alla mente Fiona Apple. adoravo le sue canzoni, quella voce poetica e vagamente graffiante. Di ritorno nella Cittanòva. bolognitudine e derivati. è sempre bello tornare dove ti senti davvero a casa. Ieri sera ero a casa di amici, più che una casa un ventre caldo che spesso accoglie me il resto dei miei amici. fondazza stories. Radunati lì per girare il corto di Marco. Io ad illudere me stessa di essere un'attrice. io che ho sempre pensato e voluto stare dietro la macchina da presa, non davanti. Insomma, belle serate che accadono, si dipanano davanti ai tuoi occhi mentre fuori o forse dentro, continua il temporale. è che è buffo dover sorridere a una digital camera quando dentro non trovi nemmeno i semi per un se pur lontano sorriso. Anche se hai un paio di brand new yellow shoes ai piedi, ci sono strade che non oltrepasserai mai. forse
venerdì, 19 novembre 2004
"THERE'S A LIGHT THAT NEVER GOES OUT" * -binario2-
Un appunto di viaggio. Tra le sorprese di Torino è che questa città a parte tutto si sta risvegliando. Il motore dei giochi olimpici che si muove lento, sullo sfondo e poi l'arte contemporanea che sembra brulicare impazzita verso ogni angolo della città. ci sono mostre, opere, creazione luminose, installazioni, appuntamenti di musica, danza, fotografia. Una colorata accozzaglia di eventi partita il 6 novembre che terminerà il suo corso il 16 gennaio 2005.
In mezzo a questo magma c'è una cosa che mi ha colpito più di altre. Si tratta dell'installazione luminosa di Jenny Holzer in piazza Castello. ovvero, ogni sera a partire dal tramonto, grazie a due proiettori vengono lanciate frasi e parole di quest'artista su una parete del castello al centro della piazza. Ed è davvero potente ed affascinante camminare e ritrovarsi queste enorme parole scorrere verticalmente di fronte a voi. Mi ha talmente colpito la geniale idea in sè e le frase lette che ve ne riporterò alcune:
un tuffo nella follia fornisce termini di paragone
siamo sempre attirati dall'irraggiungibile
un forte senso del dovere è una forma di prigionia
tutto è delicatamente collegato
solo gli sciocchi sono sicuri di sè
tutti hanno bisogno di una grande passione
troppa consapevolezza crea perversioni
spesso la drammaticità offusca i problemi
un nome può dire molte cose
se non puoi lasciare il segno rinuncia
senso di colpa e autolesionismo sono forme di compiacimento
si continua a vivere attraverso la propria discendenza
* Smiths, album "The Queen Is Dead"
giovedì, 18 novembre 2004
one-week-after:
L'IMPERSCRUTABILE SORRISO CHE CONFA' A TORINO* -binario 1-
(preludio)
I festival racchiudono in sè qualcosa di incatturabile. Sono una zuppa incolore perché i colori sono mille e si confondono, si perdono. Un mucchio di gente che si mescola, si distacca e si ritrova. Venezia era così, e i colori erano mille, scoppiettanti colori dalla luminosità incandescente. Glamour che scorreva lungo i viali, riflesso nei flutti lagunari. Venice. oh, venice.
Però non va sempre così. Accade che tra un'uscita tra amici per festeggiare un compleanno e gelide serate passate barricati in casa a guardare film in amabile e impagabile compagnia, ecco accade che si interponga una dolceamara parola. T o r i n o.
Al TorinoFilmFestival non c'ero mai stata prima.
è buffo. Una settimana fa, ma anche due, reggevo fra le dita la lucida e serena volontà di prendermi una sorta di mini vacanza. L'idea era di passare una settimana a Torino, ospite di un angelo francese di donna, che ignobilmente definisco amica. ecco. Staccare un po' da tutto e da tutti, perché fa sempre bene, dicono, perché l'istinto mi spostava in questa direzione. perché la torino esoterica. perché piazza Vittorio Veneto illuminata di notte discioglie un sapore così dolce sugli occhi che non esistono parole se non stupore. Languido e doloroso stupore. Settimana cinefila. Un'accreditata cinefila errante spavaldamente solitaria in avanscoperta verso il TorinoFilmFestival.
So che potrei narrare delle luci notturne, lo sfavillante gelo, l'altera sublime bellezza della città confondersi in mezzo a tutti i film visti, per la gran parte davvero meritevoli e belli. Poche delusioni, ecco. Molte belle sorprese e poche, tutto sommato, dormite in sala. Potrei ricordare, in mezzo alla vera e propria ondata di film orientali, gli occhi furbi e accesi celati dietro rotondissime lenti, di John Landis. Uno degli uomini più simpaticamente geniali e genialmente furbi nello scivolare tra filmetti a dir poco 'semplicemente commerciali'. Dal goliardico "Animal House" a quel "Ho visto la luce!" di "The Blues Brothers" passando anche per cose tipo "Principe cerca moglie" o "Una poltrona per due" o i video 'Thriller' e 'Black or White' di Michael Jackson. Ripensare a quel fantastico suo slang americano tornare in Dream On, telefilm del 1990-91 che non credo sia mai arrivato in Italia. Potrei pensare a una gelida serata, spolverata di vento alpino svelare nell'attesa di una proiezione di corti, faccine tipo Boosta, il tastierista dei Subsonica. O l'affascinante Domenico Procacci, capo della Fandango. O. una certa familiare faccia da telenovelas. Quelle cose orride e inguardabili. che succede, girino anche a Torino. vetrine etc. ecco. cose. insomma. scusate
Dicevo. Sfogliare con la mente i giorni appena trascorsi.
Sarebbe bello ripensare solo alle persone viste dopo tanto tempo, o alle gentilissime persone appena conosciute. Scegliere il punto di vista che fa meno male, quello da cui poter vedere tutto e non guardare nulla. Sarebbe bello, dicevo, e dopo le parole di certe persone ho capito che bisogna fare così. Anche se il rischio è quello di cancellare, con il solo impercettibile rumore delle palpebre, delle sottili ferite sulla pelle. Ferite che possono giungere mentre guardi perplessa quel grigio palazzone anni '70/'80 svettare contro il cielo. Per non parlare della triste scalinata. e il vuoto attorno. e la punta della Mole spuntare di fronte. E quel palazzone che, ti avevano spiegato, essere la sede, anche, del Dams. w o w
Mal di testa e mal di stomaco che si susseguono. Per finire questa sorta di preludio, ecco, le vacanze solitarie sono sempre qualcosa di altamente delicato. Forse ho azzeccato la mossa di puntare sulla cinefilia, ma di sicuro ho sbagliato città. Ciò che so è che certe ombre talvolta non andrebbero affrontate da soli. come invece ho fatto io.
Perché suona davvero sinistro l'andare così ad ovest, per cercare se stessi ed invece, proprio nel punto più buio della sala, vedere con una chiarezza imbarazzante quanto ti mancano i tuoi amici giù a Bologna. quanto ti mancano i veri amici. tutte quelle faccine, come figurine incollate in una stanza iper colorata e frenetica del mio cuore.
Perché invece di godermi la vacanza ho da subito annusato l'aria decisamente non aggregante di questo festival. Ognuno perfettamente in grado di gestirsi il proprio minuscolo perimetro vitale ben attento a non comunicare nulla se non totale indifferenza agli altri individui attorno. Forse è normale, non è più Settembre, è inoltrato e perfido Novembre, ormai. Ma ciò può giustificare le maschere dei cinema gentili come un paio di matite appuntite negli occhi? O la disponibile e dolce attitudine all'uman calore propria dei torinesi, attitudine così fresca e delicata come una lastra di ghiaccio frantumata con violenza sulla vostra testa?
No, scusate. Stavo saltellando infantilmente tra le righe dell'ironia. La realtà è che non ho il dente avvelenato...ma soprattutto e davvero seriamente esistono le eccezioni. Il problema è quando si ripresentano le conferme. e con loro le ennesime delusioni.
è che pensi che in fondo sia tutto semplice. e invece. Quel modo buffo di parlare torinese. Quelle delusioni secche come porte sbattute a un millimetro dal volto.
(to be continued) ..
[l'imperscrutabile mistero del mio pc: quando non ti permette di mettere i link nel post, merde!...rimedierò prendendo in ostaggio, quanto prima, un altro pc.]
*copyright: punch-drunk
mercoledì, 10 novembre 2004
QUANDO ARRIVA LA PRIMA CRISI DALL'INIZIO DEL TUO BLOG
Quando hai esattamente 10 minuti fattibili per scrivere un post. esattamente prima di correre ad una lezione sull'architettura contemporanea, e. prima di concepire l'intelaiatura di un mercoledì sera. Prima di pensare ai piccoli pezzi di puzzle sbucati dal nulla, figli ingrati di questi giorni. Dieci minuti di totale incapacità. prima di scrivere qualcosa di intelligente come ha fatto lui, oppure il tempo di connettere razionalmente il tutto e pensare ad una recensione da inserire qui. Delirio. Intimista vergognoso delirio. Il blog è una finestra dove chiunque si può affacciare. Forse sono stati questi giorni di eccessiva frenetica riflessione attorno al mondo dei blog. La presentazione de "La Notte dei Blogger". Cineraduni sotto il sole domenicale di una fredda e dolce Bologna. Facce che si svelano sotto nomi in codice, discussioni da tavolo, lungo i bordi di trattorie così tipiche. storie complesse
Istanti di frammentabilità conclusa. Gender Bender concluso, venerdì scatta il TorinoFilmFestival. Sono una scheggia di ghiaccio impazzita. Sapete, come quando accadono mille incatturabili cose, una accanto all'altra. è già novembre. La chiarissima percezione che stai dando ossigeno e luce a una valanga di parole a dir poco inutili. Che scoprire la filmografia di Spike Jonze ("Essere John Malkovich", "Il Ladro di Orchidee") forse non è poi così interessante da dire. O la malinconia dei freddi giorni pre-invernali. O l'incapacità di organizzare la propria vita. Sentirsi dispersi e asciutti. alienati.
indefinibilmente indietro. come quando era la quarta liceo, e nei tuoi occhi le versioni di latino che nn riuscivi nemmeno lontanamente a concepire. quando tutti attorno a te corrono, e invece tu non riesci a muovere muscolo e rimani, indefinilmente indietro. e un lettore cd nelle orecchie con le batterie scariche.
mercoledì, 03 novembre 2004
(SO SOLO CHE NON RIESCO A NON PENSARE A QUELLA CANZONE DI DAVID BOWIE E IL CANTANTE DEI NINE INCH NAILS..."I'M AFRAID OF AMERICA" CONTENUTA IN UNA COLONNA SONORA..."STRADE PERDUTE" DI LYNCH, CREDO......)
diciamo che esistono giornate verdi. giornate rosse. e giornate nere. Dove vai a dormire alle cinque e mezza., nella notte che comincia ad odorare di giorno. i tuoi occhi ricolmi di colori, due in particolare, rosso. blu. Ci sono giornate che finiscono in maniera dubbiosa. e altre che iniziano e poi si dipanano in maniera pessima. oggi è una di quelle. e per capire, d'istinto rimanderei a qualcuno ben più capace di spiegarvi cos'è successo. elezioni americane. veglie elettorali.
martedì, 02 novembre 2004

SCHEGGE D'AUTUNNO. ANCHE SE BOLOGNA SI SCIOGLIE DAL CALDO
Quando ti svegli e la tua coinquilina non ti parla potresti aspettarti anche di peggio dal resto della giornata. Invece accade di ritrovarsi in un ruolo, quello di accompagnatrice&traduttrice per una certa Tatiana Turansky, regista tedesca del film "Petra" che sarà presentato stasera al cinema Lumiere. Gender Bender festival, per chi non si fosse già sintonizzato, da queste parti.
Ecco. Giornate fintamente amare, il cui sapore si scioglie dalle labbra giù lungo i sentieri oscuri dei deliri da festival. Organizzare un festival, credetemi, è vaga e non diluita autentica follia. Ieri sera ad esempio, c'era un'interessantissimo spettacolo di Ascanio Celestini, in salaborsa. Mancato, ovvio, perché di turno al Lumiere. Ahi. me. In compenso ho avuto il piacere di conoscere due film piuttosto particolari. Il primo è il film, del 1976, di Serge Gainsbourg con Jane Birkin, "Je t'aime moi non plus", figlio della più che celeberrima canzone. Strano, amaro e un po' crudo, soprattutto nel finale. E poi "Tiresia". Inquietante moderna trasposizione del mito greco. L'uomo che fu donna e poi uomo, che divenne cieco ed infine oracolo. Crudezza gratuita anche qui, però il tutto immerso in una fotografia autunnale, fredda e distante ma decisamente splendida. Mercoledì sera, invece, alle 22.30 al Lumiere di via Azzo gardino 65, mi sento di consigliare alle sperdute anime che inciamperanno di qua, un certo "Goldfish Memory", commedia degli equivoci sessuali, per dirla tipo giornaletto di serie Z. Per dirla invece a mio modo, da vedere perché ambientati nella culla del mio cuore, Dublino.
Degenerazioni a parte, il festival sta andando bene. Dal 12 al 20 novemebre, invece, sarò al Torino Film Festival, e giovedì sera a vedere lo spettacolo di Sabina Guzzanti, Reperto R[a]iot.
Ché dire. Pensavo di prolungarmi di più, nel fantastico mondo delle parole riversabili su blog, invece sembra che l'atmosfera da festival sia in grado (anche) di prosciugare gli animi scrittofili più accesi ed ispirati. misteri bolognesi. Forse è meglio così. Chiudere gli occhi, ballare musica che di solito non ballaresti e che ti fa onestamente ribrezzo e non pensare. Al fatto che a 22 anni ormai la tua sensibilità risulta indomabile ed incontrollabile, ed il peggio, incontrollabile. Labile. come foglie d'autunno che sfiorano il capo, notti dal blu intenso vissute fino all'ultimo ennesimo sorso. è come trattenere il respiro ed aspettare. finché durerà. così.
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