Il Cinefilo Errante

   "Avete mai confuso un sogno con la realtà? Avete mai rubato qualcosa quando tenevate la cassa? Vi siete mai sentite tristi? Avete mai pensato che il vostro treno si muovesse, mentre invece eravate ferme? Forse ero solo pazza, o forse erano gli anni Sessanta. O forse ero solo una ragazza interrotta."

 

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giovedì, 28 ottobre 2004
 

WE ALL HAVE A BEAUTIFUL LIFE: eternal sunshine of a spotless mind

Se la luce potesse perforare ogni tanto il mio buio mentale. nel silenzio. un po' di luce. Il buio della sala. Quel buio dove puoi nascondere agrodolci lacrime che sfuggono al controllo e scendono giù, veloci linee lungo il viso. Ed è buffo perché non mi capita quasi mai di commuovermi al cinema, ho un ego abbastanza pudico in pubblico. Di recente era successo solo davanti a questo film . (e non lo nomino testualmente per rispetto nei confronti di Sabrina.) Dicevo. che accadde davanti a quel film, alla fine, quando loro due si rincontravano, perché tutti ci aspettavamo l'ultimo saluto, e poi quel saluto arriva e quelle parole sussurrate all'orecchio di lei. e i suoi occhi coperti dal velo di lacrime. Splendido. così splendido da risvegliare tutte le righe di emozioni vissute, recenti. soprattutto recenti. E ricordi.

Ecco. Ieri sera ero a vedere invece questo film. E la bellezza del mio non sapervi spiegare perché quel film mi è piaciuto. perché questo film è riuscito ad entrare come un ago sotto pelle, lacerando barriere. Sentire Kate Winslet che spiega il suo essere semplicemente complicata. il suo aver bisogno solo di pace. Perché è stufa di essere considerata dagli uomini solo come un'idea, una sensazione. qualcosa da tenere accanto. anzi. E lei ha solo bisogno di un po' di pace.

Riuscirei anche a spiegare perché ho sentito quell'impulso strano. L'impulso di dimenticare i titoli di coda e correre fuoi a respirare cielo. potrei. Ma la realtà è che è stato semplicemente magico. Dal vedere un film ritagliato attorno ad una storia e queste due persone. E poi, non l'assurdità di concepire la possibilità di cancellare i ricordi, ma la sublime assurdità di concentrarsi sul potenziale della mente umana. LA forza che hanno i nostri ricordi, incastrati dentro. Tutti i ricordi, dall'infanzia. La malleabilità con cui possiamo chiudere gli occhi e manipolare il mondo che ogni giorno ci ha abbracciato e ci abbraccia. La vita, le cose, le persone. Dal cortile di quando avevo 9 anni, la strada per tornare a casa dopo la scuola. gli autobus.

E poi c'è Jim Carrey così stropicciato. così delicato, come una foglia che cade svolazzando nell'aria. così splendido e così sublime. tutto.

Ci sono queste serate, insomma. Colorate di incredibile inspiegabilità. Imbarazzante inspiegabilità che ti impedisce di parlare per dieci minuti, appena fuori dal cinema, inghiottiti dentro il centro contaminato di Bologna. è ogni volta che il buio ti avvolge, un buio dentro che smuove cassetti impolverati e pareti ingiallite dal fumo. Forse la sensibilità è solo un taglio su una tela. O forse è la confusione di fine ottobre. Perché in questi giorni sto lavorando qui. Mi diverto un sacco e ne vedrò delle belle, dando un'occhiata al programma e alla discussioni d'ufficio. Ecco, per chi è di Bologna lo consiglio, ci sono cose interessanti.

Ode a Gondry et Kaufman.

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 14:30 | commenti (5)


giovedì, 21 ottobre 2004
 

NOBODY KNOWS IT, BUT YOU'VE GOT A SECRET SMILE

Se qualcuno ancora ricorda i quaderni veneziani, i fasti del lido ma soprattutto i miei deliranti racconti, ecco la postilla visiva. Goliardicamente breve. ed intensa. e colorata. e summativa. Come una freccia in pieno centro. Chiamatelo assaggio, chiamatela sorpresa. Chiamatelo regalo. E poi, volendo, si può ringraziare. Il geniale aspirante idolo delle folle, apostrofato, secondo alcuni, come Valde. (L'autore del filmato, in poche parole.)

Dateci un'occhiata.

Ascoltando il gruppo di Kim Deal : Breeders " T i t l e  T K ". veramente, seriamente splendido e perfetto per questi grigiastri dolceamari notturni & diurni bolognesi, come qualcuno ha egregiamente dipinto.

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 18:54 | commenti (8)


lunedì, 18 ottobre 2004
 

TO ME COMING FROM YOU, FRIEND IS A FOUR LETTER WORD...END IS THE ONLY PART OF THE WORD THAT I HEARD, CALL ME MORBID OR ABSURD BUT TO ME COMING FROM YOU, FRIEND IS A FOUR LETTER WORD*


Se la solitudine può spingerci ad idolatrare l'avvento della domenica sera, e quel particolar luogo su territorio La7 chiamato "Sex and the city", dunque: dove siamo finiti/e.

Mah. Osservo con garbato gusto che i film presentati a Venezia lentamente escono tutti sul mercato. Con calma, da qui fino a novembre. dunque. lasciatemi fare chiarezza:
- "Una canzone per Bobby Long":
è degno di nota se, avete voglia di ammirare l'ingrassato giro vita dell'ex ballerino del sabato sera John Travolta. Oppure se avete voglia di ammirare Scarlett Johannsonn, il che, comprendo, è lecito. Ma, se anche solo lontanamente intuite la tristezza data dalla povertà di cultura del popolo americano, un piatto a base di folk, Tenesse Williams e alcol a condire il tutto, beh, forse e dico forse, vi conviene non optare per il cinema, per una sera.
- "Collateral":
Dunque, non so perché, ma ogni giornale che apro, ogni pagina cinema che trovo, ogni grumolo di recensioni che vado a setacciare, eccolo che spunta, il film da 5 stelle, o 5 dita o 5 punti esclamativi, insomma, il filmone da colpo di fulmine. Questo film. Ok, ammetto che, la sera che lo vidi al festival, terminata la proiezione, da brava incauta ventiduenne me ne uscii dalla sala sbeffeggiando i capelli ricolmi di talco di Cruise ma soprattutto enfatizzando la mia profonda allergia per certi blockbuster movie, così pompati e poi così vuoti dentro, quando vai a scartare la confezione. Forse le sparatorie non sono il mio genere. Forse le recensioni sono solo una grande stronzata. Fateci caso. Vedete un film e vi fate un opinione. Poi il giorno dopo già si crea un pensiero vagamente diverso, forse meglio costruito. Una settimana dopo potreste rinsaldare quella opinione. Oppure parlare con altre 20 persone e cambiare del tutto il vostro ben costruito ed oliato pensiero. Potrebbe accadere, ma esistono teorici e libri e caratteri di testo ed insegnamenti. e soprattutto. non dite a nessuno che la sottoscritta studia cinema. a t t e n z i o n e,
- "Il Segreto di Vera Drake":
è il film che ha vinto il Leone d'oro, ma come leggevo tempo fa su Variety, agli americani dei premi assegnati a Venezia non gliene frega proprio nulla. Al contrario di quanto accade invece per i premi del festival du Cannes. Comunque, l'ultimo film di Mike Leigh è degno di rispetto perché il bravo regista inglese ha realizzato quest'opera con pochissimi soldi e tanta volontà. Peccato che il film sia stato rifiutato a Cannes, e di questo il regista stesso ha pubblicamente ringraziato i francesi, la sera in cui tra le sue mani brillava un certo leoncino d'oro. Il film racconta di un'umile signora che "aiutava le giovani ragazze in difficoltà", come diceva lei; in realtà aiutava ad abortire, come poi si capisce guardando il film. Ecco, di cuore aggiungerei che la pellicola si dipana per più di due ore. Storia ambientata nell'Inghilterra degli anni '50. Spettatore avvisato...

Detto ciò mille stelline sommate ad un sorriso+risata+applauso+fetta di torta fatta in casa per i seguenti due film:
- "Hero" di Zang Jimou
- "Eternal sunshine of the spotless mind" meraviglioso titolo barbaramente in italian tradotto come "Se mi lasci ti cancello" di Michel Gondry
Film che, sottolineo, non ho ancora visto. Ma l'intuito femminile si sa.....eh.

Piuttosto spero di non aver dimenticato vocali o consonanti nei nomi, su questo post. La stanchezza segna un confine particolare nella testa, negli occhi. Stanchezza. Raminga tristezza, come un codice incollato al volto, ignobile status di pendolare errante. Stasera sono inceppata in due cose: La prima accendendo la tv. Canale 5 e chi vuol diventare milionario, ricco, invidiato insomma. Ecco, mi sono trovata davanti un ragazzo che aveva appena vinto quel fottutissimo milione di euri e, soprattutto, quel ragazzo era un mio compagno di liceo. Ovviamente il più stralunato, pazzo, sfigato e brutto e secchione della classe.
E poi, per mia fortuna, sono inciampata in una vecchia cassetta del lontano 2000. Una dolce ed emozionale accozzaglia delle mie canzoni preferite:
TURIN BRAKES feeling oblivion
the road
CAKE friend is a four letter word
DAVID BOWIE heroes
JEFF BUCKLEY lover, you should've come over
CURE friday I'm in love
AIR all I need
LA CRUS come ogni volta
GREENDAY time of your life
SEMISONIC secret smile
BLUR the universal
CRANBERRIES linger
CLASH should I stay or should I go
RADIOHEAD high and dry
PEARL JAM daughter

un vecchio ritaglio della mia vita. come ogni momento della tua vita in cui sono intessute una variegata e strana serie di canzoni. ed emozioni.


WHEN I GO FISHING FOR THE WORDS I'M WISHING YOU'II SAY TO ME I'M REALLY ONLY PRAYING THAT THE WORDS YOU'LL SOON BE SAYING MAY BETRAY THE WAY YOU FEEL ABOUT ME*
*( "Friend Is A Four Letter Word" C a k e )

e il cerchio si chiude.
sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 01:23 | commenti (12)


giovedì, 14 ottobre 2004
 

ASCETISMO E FATICA. non capisco, credo di essere rimasta incastrata in una lastra mentale di ghiaccio zen.

Mercoledì sera: Ieri sera ero a vedere questa squadra. che io adoro, e tifo, con più o meno assiduo rigore da dieci anni circa. Questione di basket, bolognitudine, amicizia, vecchi ricordi. Di quando la suddetta vecchia si ritrovava a scorrazzare avanti e indietro seguendo con gli occhi e il cuore solo un pallone. La vecchia sarei io, a 13 anni a giocare nella squadra femminile di basket del mio paese. Vecchi ricordi insomma. L'incastronaggio delirante di una settimana in dolorosa perdita di soldi. Soldi che sfumano dietro Ferrari in fuga attorno ad un palazzetto dello sport. Bologna. Il basket e l'universo d'alta borghesia che lo colma ogni volta che il parquet si accende di passi calpestanti, palle che rimbalzano, urla e luci, una curva, la fossa e il rimbombo dei tamburi, le schiene nude e tatuate degli animatori della folla. E i cori. i cori che restano nella mia testa mente torno a casa con l'autobus, mentre apro l'uscio di casa ed investo di fortitudine vittoria anche le mie coinquiline. I cori che risalgono alla superficie tra un pensiero e l'altro, tr auna folata di gelido vento e altro. Altro. Le invettive contro gli arbitri, i delicati inviti ad andare a casa rivolti dai fortitudini ai tifosi avversari, casualmente di Milano.

Bolognese doc per una sera. Davanti agli occhi azzurri di GianMarco Pozzecco. Davanti a mille persone in febbricitante delirio per ogni tiro da 2 spazzato via dal canestro, per ogni parabola imperfetta di Basile, per ogni volta che la mano di Pozzecco andava ad indicare testa. per ogni fallo non fischiato per ogni canestro per ogni sussulto, come un crescendo di emozione, mille luci che invadono il tuo ego pensante. vivere un momento perché è unico, perché sei con degli amici e di fronte a te il sogno di una vita, vedere la fortitudo a Bologna.

stronzate, insomma. che colorano nere notti autunnali dal freddo insidioso e carnivoro. perforanti e perforate membra cerebrali. in stasi. finché l'inverno non passerà. finché la stasi, il limbo non si estinguerà da sè.

 

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 14:11 | commenti (7)
 

Martedì sera: L'INDISCRETO FASCINO DEL PROFILO DI GAEL

Il nuovo film di Almodovar non mi ha soddisfatto a pieno. Trovo la trama eccessivamente complicata, i personaggi che si perdono nel testo e con ciò perdono spessore, prodondità. Non riescono a creare un legame con lo spettatore, Almodovar che non si schiera, l'unica posizione palese è quella contro la pedofilia e la chiesa. Gael Garçia Bernal che perfora lo schermo ma non incide come personaggio. Almeno, questo è quello che è accaduto a me. Lo rivedrò, è sicuro, ma non mi ha lasciato quel caldo eccentrico sapore che ho sentito dopo aver visto "Legami", o "Kika", "Tutto su mia madre", "Carne tremula" con lo splendido Bardem, e poi "Tacones lejanos" e forse il mio preferito, "Parla con lei".

Insomma, non mi ha convinto a pieno. L'unica cosa di cui sono fermamente convinta è la bravura con cui Pedro scova i suoi attori. Geniale l'ex infermiere innamorato Benigno, qui alle prese col ruolo di un travestito buffo e ballerino. geniale. E sublime, semplicemente sublime Gael Garcia Bernal. grazie Pedro. Per i tuoi personalissimi primi piani di fisici dettagli e per gli occhi di Zahara. Qui sas qui sas qui sas...







sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 13:53 | commenti (2)


mercoledì, 06 ottobre 2004
 

between planets

 

Venerdì esceil nuovo film di Almodovar, "La Mala Education". Oggi ho assistito alla prima lezione di Storia dell'Architettura Contemporanea. é uscito il nuovo album di Nick Cave and The bad seeds, "Abottoir blues". Devo scegliere uno o più insegnamenti tra tutti quelli dell'ateneo. di primo vago acchito ho sbattuto la testa contro i programmi di scienze della comunicazione, ma sono indecisa. Senza considerare il nuovo singolo degli U2.

La realtà. essere cullati dentro un limbo di fragole e panna. Scaduta. Non avere considerazione delle responsabilità vere. quelle concrete e reali. non fittizie. Sere che accadono e scorrono davanti agli occhi, "Animal House" di John Landis, con un John Belushi da risate. splendido. spalmati su un divano, a casa di amici.e poi concludere la serata con "Ma che musica maestro" con Franco e Ciccio. Ci sono queste e poi altre cose e persone e fatti e momenti.

L'angoscia? ci sono giornate in cui nessuno sembra volerti ascoltare. in cui avresti bisogno solo di una parola. non una soluzione. Giorni in cui sembra di essere ingabbiati dentro sabbie mobili, il cervello sotto cottura sciolto per le ferite di un acre sole d'ottobre. Si accende l'inverno notturno delle corte giornate e si spegne il contatto umano. forse. Ma il freddo può davvero raggelare i rapporti al contrario dell'estate?

Esiste davvero il blocco dello scrittore? la lingua intorpidita, la gola secca, mani in sudorazione, idee in fuga. disagio corale di ogni singola cellula del tuo corpo. disagio. impercettibile e inproduttivo. incapacità di costruire pensieri sensatamente collegati. capacità di pensare in allegro sciopero. crisi. degenero. tremolante degenero. scivoloso degenero in succosa avidità di fertile creatività.                            

cadere e poi crollare. e poi sentire che è solo un altro giorno che se ne deve solo andare via dalla tua pelle. anche se. esiste davvero il blocco scrittore?

 

ma soprattutto, è umanamente accettabile inserire così tante domande in un post?

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 19:18 | commenti (13)


domenica, 03 ottobre 2004
 

" MA TU QUANDO PIANGI , PIANGI PER FINTA ? "

Ieri sera ho cenato da amiche e poi siamo andate a vederci l'ultimo film di Piccioni, "La Vita Che Vorrei", con Luigi Lo Cascio e Sandra Ceccarelli. Poi siamo tornate a casa e ci siamo ubriacate.
Comunque. Il film è una bella fetta di 2 ore e 10 circa. Il primo tempo scorre via davanti agli occhi con gradevole velocità, il secondo comincia a rallentare e il finale, a mio modesto parere, è pessimo. O meglio, assemblato male. Combinato così, tanto per chiudere il film.
La storia è un intelligente intreccio tra realtà e finzione recitativa, il tutto con la coscienza di raccontare una storia d'amore. I due attori, già insieme in "Luce dei miei occhi" dello stesso Piccioni, interpretano la parte di due attori, che si conoscono sul set di un film in costume ambientanto nell'ottocento, si studiano vicendevolmente e alla fine scivolano lentamente dentro le reti di una tormentata storia d'amore. E definirla storia d'amore è riduttivo. Perché un pregio di questo film, sempre a mio modestissimo parere, è il fatto di aver raccontato i tormenti, le contraddizioni, le incomprensioni, le diversità che possono emergere il campo di contatto tra un uomo e una donna senza scadere nel banale o nel mieloso. Ok, forse eccessivo tormento ed eccessive paranoie, ma i due protagonisti sono l'uno l'esatto opposto dell'altro. Lui egoista, calcolatore, incapace di esternare i propri sentimenti. Lei angosciata e complessa ma tesa verso il contatto con gli altri, una sorta di bisogno di aiuto esterno schiacciato dentro di sè che scatena la gelosia e l'irritazione di lui.
Interessante, perché la storia tra i due si snoda attraverso i percorsi del film che stanno girando nella diegesi e poi fuori dal set, nella vita di tutti i giorni. C'è un'intensità che Piccioni riesce a far trapelare soprattutto dentro i dialoghi ma al di là del rapporto tra i due c'è tutta la dimensione metacinematografica del film. Il film con conti e duchesse dell'ottocento, il set, i battibecchi tra registi, attori, l'essenza umana ed esistenziale di un attore. Lo Cascio e la Ceccarelli che discutono sulla finzione e simulazione dell'atto recitativo, quanto ci sia di vero o sentito dietro ad un pianto, o nell'interpretare qualcuno che sta morendo. La Ceccarelli spiega che per lei interpretare uno stato d'animo o una situazione che non ha mai vissuto è praticamente impossibile. Si deve agganciare alla realtà. Ed io penso, intanto, che davvero non è così semplice recitare.
E se ripenso a ieri sera mi torna alla mente una scena piuttosto esplicativa del film, ovvero quando Laura (Sandra Ceccarelli) vestita con gli abiti dell'ottocento, in pausa da una scena, vede Lo Cascio partire su un auto e lo insegue mentre Piccioni la guida con la macchina da presa verso il suo non raggiungerlo, e lo sguardo di lei perso finché non la vediamo uscire dal set e confondersi tra la folla, in mezzo a gente vestita normale. ecco, il suo sguardo tormentato e il distacco visivo tra il vestito e la gente che cammina per la strada attorno a lei.
Invece dello monosguardo di Lo Cascio non vorrei parlare. L'ho adorato nei "Cento passi" e ne "La meglio gioventù". Poi alla Mostra del cinema a Venezia l'ho visto in "Occhi di cristallo" nuovo film di Eros Puglielli e ho dormito per tutta la durata del film. L'ho anche visto di persona e lo ritengo un più che pregevole rappresentante della razza maschile però a volte è davvero troppo:monoespressione-incollata-addosso...


sono cose che capitano, suppongo. Come le domeniche di sole, un giardino zen da curare nel cuore e terra arsa nel cervello. Oppure un'aria gelida, senza musica, che circola per le tue vene. Aridità di vocali e consonanti. Sovrabbondanza di pensieri. Aridità di azione e parola. aridità di futuro. insomma, come quando fuori piove e vorresti rimanere a languire in un angolo del letto e in sottofondo Patti Smith che ti parla. o Nico e i Velvet Underground che sussurrano note. nemmeno l'ombra di una forza, per uscire e affrontare il resto.
fuori dal mondo.
fuori dal tempo.

accade. ogni tanto. I suppose,
sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 15:29 | commenti (14)


venerdì, 01 ottobre 2004
 

V e n u s I n F u r s : I am not your autumn moon, I am the night *


Ok.
Accadono i cinque minuti che durano un'ora e mezza. nella quale i tuoi occhi sbarrati non riescono a chiudersi, non riesci a dormire. mille vorticosi metropolitani pensieri.
Insonnia fottuta insonnia insonnia milanese.
So che non ce la farò mai a ultimare la mia maledetta tesina su Tarantino. Sapevo da tempo della mia insita allergia a qualsiasi tipo di scadenza e/o responsabilità. Quello che non sapevo è che l'inquietudine non si cura. Almeno è ciò che comincio a temere.
Vorrei che piovesse. L'autunno è pioggia. è foglie gialle, marroncine. Terreno umido, aria dal profumo sapido e scivoloso. L'autunno è pioggia, è cielo cupo e coperto. è stare sotto le coperte mentre fuori diluvia.
Due sere fa ero a una festa, a casa di amici. Il caldo abbraccio umano dei vecchi amici, giù a Bologna. Era una serata di anniversari e benvenuti. Una di quelle serate fumose e alcoliche, da nebbia negli occhi, vino sdraiato sul pavimento della cucina, vai e vieni per la stanza, per la cucina, per il bagno. cara vecchia casa fondazza. Una casa che ha visto di tutto, feste di ogni gradazione alcolica e non, facce, combinazioni, confessioni, addii. confessioni. Inizialmente mi stavo annoiando. Si tratta della mia insospettabile (ah!) capacità di avere la testa altrove, tutto qui. Però la noia. Sentirti inadeguata in ogni dialogo, mangiare soporifere tartine a bordo del divano. sentirti stanca e inutile, come la birra senz'alcol.

Solo che poi accade qualcosa, che si staglia in un antro indefinito della casa. Il tasso alcolico che lievita, capire attraverso discussioni e voci e sguardi che è semplicemente bello essere lì. capire che sei tra le persone giuste. Anche se, forse il buio pesto e silente notturno, forse le derivazioni etiliche, ecco ho sentito la paura come uno strato di lana pesante, addosso. Come una città come Bologna, l'università, la sua dimensione non ardua da indossare possano rivelarti amicizie incredibili, nate con soave e poetica facilità. La stessa facilità con la quale poi ti capita di vederle svanire via, dentro l'alba.
Ecco. La paura che tutto sia così labile e fragile da sorreggere fra le dita. Tutto così a portata di vento. Non vero e non reale. Eppure fantastico, mentre osservi la scia passarti a un centrimetro dal naso.

Tutto questo. La sinuosa alchimia creata dall'amicizia, un mercoledì di fine settembre. Quando il pensare ai tuoi amici è qualcosa di semplicemente sublime. Tutti. Anche la Sabrina alle prese con "Coronation Street", acque aromatizzate e finte lasagne italiane già pronte. Il tutto in Irlanda. ovvio

E non pensare a tutto il resto. Tutto il resto che crolla, come frammenti di una torta non ben riuscita. Non pensare di essere una scrittrice fallita. con una pessima padronanza emozionale, tra l'altro.
Perché dentro una settimana possono coesistere serate che ti sorprendono. Freddi notturni giovedì da alienazione ingestibile e mercoledì da codardi che bussano alla porta e dopo fette di noia ti invitano a cena con il passato. Mercoledì mi è capitato di fare un po' di conti col passato, nel bel mezzo della serata. Se mi guardo indietro ho combinato qualche danno, roba che sta alle mie spalle, ma penso succeda un po' a tutti. E ho cercato di rimediare, accantonare, dimenticare. Solo che è buffo ritrovarsi una scheggia di passato così, completamente azzerata nell'oblio, davanti ai propri occhi e soprattutto finalmente farci i conti.


e chiudere il cerchio con un sorriso per poi lasciare che si dissolva come una stella nell'inesplicabile fondo della notte.




* "I am the highway" Audioslave
sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 15:47 | commenti (5)