Il Cinefilo Errante

   "Avete mai confuso un sogno con la realtà? Avete mai rubato qualcosa quando tenevate la cassa? Vi siete mai sentite tristi? Avete mai pensato che il vostro treno si muovesse, mentre invece eravate ferme? Forse ero solo pazza, o forse erano gli anni Sessanta. O forse ero solo una ragazza interrotta."

 

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lunedì, 27 settembre 2004
 

lavorare con lentezza, senza fare il minimo sforzo...

Quando non riesci a lavar via il ricordo le cose cominciano a farsi terribilmente fastidiose. Ad esempio. Certi quaderni dal lido che ti rincorrono per le oniriche stanze del subconscio. Il sonno. Non riuscire. Visualizzare, come un automa, ogni segmento di un'esperienza che si è infilata, scaltra e silente, dentro le viscere del tuo corpo. Forse perché non ero mai stata al festival di Venezia.

Comunuque. Questa notte ho sognato Massimo Coppola. E chi conosce quest'uomo e lo ammira quanto me, può capire. Tutte le volte che quel geniaccio passeggiava per il lido, e i miei occhi in fase adorante. Poi ho ricordato. Alla mostra del cinema, la sera che con i miei amici siamo andati a vedere "Lavorare con lentezza" di Guido Chiesa e davanti ai miei occhi, spalmato su uno schermo, c'era proprio lui. lì. a recitare nel film su Radio Alice, Bologna e il movimento studentesco anni '76-'77. Il film uscirà nelle sale il primo ottobre e sinceramente sento di consigliarlo. Affronta temi pesanti, riporta alla mente immagini vecchie di scontri polizia-gente comune. Divide insomma. La sera che lo vidi al Lido, al palagalileo, ne uscii contenta, ma nelle orecchie cominciavo a captare opinioni discordi. Credo sia abbastanza naturale e plausibile. Come naturale e plausibile è stato raccogliere opinioni discordi a proposito di "Fahrenheit 9/11" di Michael Moore. E aggiungo che io, il film di Moore, non l'ho ancora visto.

Il punto è che i film che scuotono la coscienza, fanno parlare e discutere vanno sempre visti. Non tanto per quell'io c'ero. Io ho visto. Tanto perché, come dice il mio professore di critica cinematografica, i film vanno visti tutti. sempre.

(sono una cinefila errante, per il momento è scaduta la mia febbre da scrittura. vado a ultimare le visite di bentornata nella città dei tortellini. c'è un sole che si insinua tra i portici e ti regala sorrisi. bella giornata, insomma.)

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 13:38 | commenti (4)


venerdì, 24 settembre 2004
 

LA FENOMENOLOGIA DEL CAMBIAMENTO

Dunque.Cambiare casa, seconda parte.

L'acqua che scivola, lungo il soffitto vetrato. Il puzzle di amici che lentamente si ricompone. Tratti, voci che si riassemblano. Schegge di ordinaria follia che rimbalzano negli occhi e ti restituiscono tratti di vita urbana chiusa in una cassetto. mesi fa. I traslochi sono per definizione pura dannazione. almeno credo. Raccogli e sposti e accade, ogni identica volta, che si crei un'intercapedine tra le due azioni e lì, proprio in quell'intercapedine vanno a infilarsi alcuni oggetti che poi non ritroverai mai. La fenomenologia del trasloco che si sfalda dentro di se, un'emorragia interna, un mal di testa incredibile. Perdi la pazienza, perdi le cose.

Finalmente, tyler durden insegna, ho ripreso a dormire. ma dormire davvero. Come una bambina. è che cambiare casa significa anche cambiare vita, spesso. O forse sono sole le piccole stelle che ruotano in questo mio microcosmo. Tornare e risentire i battiti di ciglia di quella che un po' consideri la tua famiglia. Esplorare il nuovo territorio di insediamento. Risentire sulla pelle il rumore ruvido e secco delle notti bolognesi. La cosa buffa di questo mio tornare, oltre all'analisi fine a se stessa e figlia del cambiamento, sono una serie di sfumature azzurre. Del tipo. Gente che non vedi da mesi e la prima cosa che ti dice correndoti incontro non è "ciaoo-come va-come stai-com'è andata l'estate". no. è: "ma tu hai parlato con Tarantino?!?!????". La successiva cosa buffa è che tale notizia l'hanno saputa da gente che tu non conosci. O che non vedi e senti da mesi. E allora ti viene da grattarti il mento.

E chiederti perché la vita sia così amabilmente amara e indiscreta, a volte. Chiederti se c'è qualcosa di strano. Quando tutti i tuoi amici continuano la solita vecchia routine di frequentare sale di cinema, e invece tu, visionaria cinefila errante, non riesci più a cogliere un minimo impulso verso una sala cinematografica. O forse ho visto troppi film e l'indigestione è ancora un lenzuolo fresco non asciugato.

Intanto a Bologna finalmente han fatto iniziare l'autunno. Piove, nella pioggia trascinata dal vento. Nelle strade impolverate dal vento, corsi nuovi da asssaporare, esami vecchi da decidersi a deglutire. Le ombre lunghe dei dolci ricordi. L'estate, che per me ha assunto significato solo nel suo prolungamento finale. Non ci sto capendo nulla, vorrei solo comprarmi un cappello. O tagliarmi i capelli.

Riflettere sull'idea di tagliarsi seriamente i capelli. davvero corti. Nella seria e lucida constatazione che la vita è una saponetta rosa che ti sfugge costantemente dalle mani. e Bologna è una piscina dove nuotare è dolce e suadente come uno spritz annacquato.

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 18:51 | commenti (6)


martedì, 21 settembre 2004
 

D E L L ' I N S T I N T I V I T à


Tornare nella dirty old Bologna. Cambiare casa. Ripensare ai soliti percorsi da pedone per tornare a casa. Piazza Maggiore, la Feltrinelli di via dell'Archiginnasio. Piazza Galvani. Il Tribunale. Cancellare con un colpo di gomma sfumature invisibili. Rivedere negli antri bui del cervello il sapore notturno di Bologna, delle mille notti vissute fino all'ultimo possibile sorso, fino all'ultimo raggio di buio prima che fosse semplicemente giorno. Tirar tardi che più tardi non si può fino a sentire il peso soffice di una vita così. E poi svegliarsi prima di quanto sarebbe forse lecito. Svegliarsi e ricucirsi addosso una nuova giornata, fatta di sole, dipartimenti, sfattanza, volti, biblioteche, libri e vite incrociate.
Ecco come nasce un anonimo e inutile post che non sapevi come iniziare. Quando non sapevi ché diavolo scrivere. solo che avevi voglia di scrivere qualcosa.
E pensare alla mostra di Dalì a Palazzo Grassi a Venezia, sfuggita tra le dita e catturabile fino al 16 gennaio 2005. Oppure pensare all'ennesima valigia, sempre troppo stracolma e difficile da trascinare. Pensare al bruciore degli occhi e alla stanchezza.

Tornare nella dirty old Bologna. Risentire il profumo dei Giardini Margherita di notte. Le facce troppo belle e troppo giuste degli amici che hai attorno. Cambiare casa. Tornare per l'ingresso finale. L'ultima ad arrivare. Dopo giorni di messaggi e telefonate per capire dove sei e perché non sei ancora tornata.
Sono mesi ormai che nn riesco a leggere qualcosa che non sia inerente al cinema e all'università. Non riesco a ritrovare la bucolica calma della lettura. almeno per me è così.
Scivolare giù attraverso la via emilia, consapevole che qualche caro volto se la sta spassando in ben altri stranieri lidi. Ritornare nel caldo abbraccio, come una vecchia rustica cucina ed un camino enorme pronto a riscaldarti.
E poi ripensare, maniacalmente, al titolo della canzone dei Chemical Brothers dentro quel "Lost in Translation", maledetta sublime canzone di cui non riesco a ricostruire titolo e album.

Tornare. verbo intransitivo. Ricordare. verbo transitivo. Muovere, con velocità calcolata, il cursore del pensiero lungo una sottile linea vagamente tremante. Inguaribile instintività che cozza contro cocci di vetro sdraiati su tappeto rovente. Scorci dall'alto di Milano, da un balcone. Scorci che tolgono il fiato, che vorresti dipingere o almeno chiudere dentro una foto. Scorci in sussulto di una città dall'alto.

Ah, domattina: sveglia 8:30





















sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 01:16 | commenti (15)


giovedì, 16 settembre 2004
 

Q U A D E R N I D A L L I D O : 4. Nodo alla gola: se l'acqua lava via anche il ricordo

Non può piovere per sempre. E invece a Milano continua a piovere. Gli amici, quelli con la S. maiuscola stanno per partire. L'ennesimo anno accademico, sta per iniziare.
A Venezia invece splendeva il sole sinistro di primo settembre. Quello che ti allieta, quello che spingeva fronde di famiglie verso il Lido, la mattina sul traghetto. La mia vita da stagista-pendolare. Ogni mattina dovevo prendere il traghetto. Due, se ero fortunata. Perché il diretto dalla Giudecca funzionava solo dalle 9:00 alle 11:05. Se no, Isola della Giudecca-S.Marco. S.Marco-Lido. E quintali di famiglie, bambini, ragazzi dirottati verso le spiagge, in cerca di sole. Per non parlare degli operatori tv stranieri. Tutti assiepati, i respiri contratti. Tutti schiacciati dentro un solo traghetto. E i lenzuoli appesi per Venezia con le scritte di protesta per il moto ondoso, l'eccessiva velocità lungo i canali.
Non ce n'è. I giorni scorrono via, e con essi i ricordi. Ritorni nel tuo borgo d'origine e ritrovi le fedeli amiche di sempre, quelle vere perché rimaste nonostante l'usura del tempo, quelle pronte ad ascoltarti, a ridere, a scherzare. a capirti. Ritrovi la pioggia che inzuppa i pantaloni sempre troppo lunghi, le telenovelas con le nuove puntate. Vorrei trovare una canzone da incastrare in questi momenti, ma non mi viene in mente nulla di preciso.
Mi torna in mente la sera che ho visto "Lavorare con lentezza" di Guido Chiesa. La Bologna degli anni '70, Radio Alice, l'amore libero. Mi vengono in mente i Jefferson Airplane, li adoro. Dicevo, Radio Alice. Una sera, forse era gennaio, ero a bere in via del Pratello e mi ricordo che beccai la scena delle scritte sui muri. La strada quasi completamente bloccata per le riprese del film. Quell'aria magica da set. Nel film ho ritrovato facce simpaticamente familiari. Un'ex a fare la comparsa, un tipo del dams, e Massimo Coppola. Che una volta conduceva "Brand:new" e quest'anno invece "Pavlov", su Mtv. E ogni volta che lo incrociavo, in giro per il Lido, era un'emozione assolutamente impagabile.
Una sera invece mi sono beccata la proiezione di "Enduring Love" di Roger Michell, tratto dal romanzo di Ian McEwan "L'amore fatale". Avevo amato il romanzo, secoli fa quando uscì in libreria. Il film mi è parso eccessivamente riduttivo rispetto a tutto il dibattito tra filosofia, etica e concetto d'amore che avevo trovato dentro il libro. Però senza scadere nei banali equivoci da paragone, devo dire che il film merita. Non ho idea di quando uscirà nelle sale, però è un bel salto di qualità per il regista. considerando che tra i suoi precedenti film c'era "Notting Hill".
Tra i film invece che mi sono piaciuti di più mi sento di consigliare "Palindromes" di Todd Solondz. Alla fine della proiezione con cast, in Sala Grande, Scarlett Johansson era l'unica della giuria in piedi ad applaudire entusiasta. Lui è il regista di quel geniale film che è "Fuga dalla scuola media" e di "Happiness". Poi beh, per carità, "Mar adentro" di Amenabar. Che ti smuove quelle quattro corde sensibili, dentro, e ti fa sembrare tutto incredibilmente traslucido, se visto attraverso quello schermo di lacrime.
La realtà è che la tristezza è una scia rossa che ti insegue. Che la mancanza è un nodo alla gola pronto a soffocare ogni minimo tentativo di respiro.
Che mi sento una merda per non aver salutato, come avrei voluto, una certa persona. con la esse maiuscola.
Che tornare a Bologna questa volta ha un sapore strano, agrodolce. O forse è solo immaginazione.
La realtà è che

Oggi pomeriggio, sotto nuvole vagamente birraiole e molto confuse sul da farsi, se scegliere pioggia, sole o forse neve, ho sentito un pensiero fare cortocirtuito nella mia testa. è che pensavo. Forse la difficoltà più dolcemente amara arriva quando ci ritroviamo a giocare con le estremità dei sentimenti. pensavo. Come maneggiare la gioia. Come maneggiare il dolore. o meglio. Come maneggiare la mancanza. Che, per personale definizione, è un taglio tre dita più alto partendo dall'ombelico e poi spostandosi più a sinistra. Prima della milza. è lì che si sparge il liquido, è lì che brucia la mancanza. Incastrata.


sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 20:19 | commenti (2)


mercoledì, 15 settembre 2004
 

Q U A D E R N I D A L L I D O: 3. Se stasera sono qui....è perché lavor(avo)o in uno stand...accanto al Casinò

Quel rettangolo di stand. I miei pomeriggi al Lido.

sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 14:44 | commenti (22)


martedì, 14 settembre 2004
 

Q U A D E R N I D A L L I D O: 2. Venezia dissolata, come una fessura nel cervello


Una sera, dopo l'ennesimo spritz, con il compare di sventure Simon, siamo capitati dentro una sala dove proiettavano 'il film a sorpresa'. Si trattava di "Binjip" del coreano Kim Ki-Duk, a mio parere il vero Leone d'oro di questa 61esima mostra.
Il sapore dell'alcol.
Un'altra sera invece, mentre sorseggiavo drinks in un baretto, all'aperto, ricevetti una telefonata da mia madre. Il kaos del Lido. Mi alzo e mi allontano, e quattro passi più in là mi ritrovo di fronte Nicole Kidman che esce dalla proiezione con cast del suo ultimo film "Birth". Se avete letto i giornali, stra fischiato. Se invece vi è capitato di fare 2 chiacchiere con un giovane attore americano avreste potuto sentire pareri molto più positivi. Magari l'attore si chiamava Joseph Gordon-Levitt, ottimo coprotagonista del nuovo film di Gregg Araki "Misterious Skin". Forse potreste non essere d'accordo, ma non capita tutti i giorni di parlare con un bravo attore americano, un bicchiere di rosso fra le mani. E il pensiero della prima volta che vidi quell'attore, in un telefilm di italia 1, una volta passato verso pomeriggio centrale, di recente l'ho ritrovato per caso nelle buie notti televisive. "Una famiglia del terzo tipo". Se qualcuno ha presente. era il ragazzino della famiglia di alieni sbarcati per caso sulla terra, il più piccolo. Di fronte a me a parlare di film e di quanto sia spaventoso come gli attori a volte si credano così importanti da acquisire una distanza abominevole da tutti. Tirarsela, insomma.
E ripenso alla giurata Scarlett Johansson in sala grande, nel Palazzo del Cinema, alle proiezioni dei film in concorso. Giovane e brava fanciulla, barricata dietro cappellini, foulard, occhiali. Paura della fama, eccessivo divismo? Comunque è la stessa che era stata avvistata alla Global Beach, spiaggia occupata dai no-global, insieme a Tim Robbins. Almeno così mi raccontò un pomeriggio, davanti ad un bacardi bay alla Terrazza Martini, la cara Gaia, giornalista de La Repubblica.
Anche se una delle scene più belle è accaduta giovedì scorso. Ero in giro per l'Excelsior, e come accade a molti, dovevo andare alla toilette. Solo che quella sera nell'hotel si teneva la prestigiosa festa di beneficienza dell'unicef, con le varie Cucinotta, Mia Farrow a fare da madrine. Così mi ritrovo nel bagno più bello e luccicoso che la mente umana possa sognare e davanti a me 4 elegantissime donne. Impegnate a tirare a lucido la pelle segnata dall'età, il rossetto perfetto, il profumo, la sottile linea nera dell'occhio, la scollatura. Immagini shock soprattutto se capita di accendere il tastino dell'audio. Discorsi sui bambini che muoiono di fame in Africa, le donne seviziate, rapite. Tra quelle ovattate signore c'era anche un'attrice tv di modesto successo. Destabilizzante, ecco.
O come il primo giorno di festival. Nei sotterranei del Casinò, a preparare le cartelle stampa. come piccoli lavoratori precari, ma. Raul Bova che sbuca nella stanza, accompagnato da una guardia del corpo che si accorge di aver sbagliato ingresso, solo che è troppo tardi. Lui ci guarda, io mi rendo conto della sua abbastanza visibile bellezza, ed uscendo dalla stanza ci saluta e ci augura buon lavoro. Piccoli stagisti crescono, insomma.

Oggi è martedì, e Milano sguazza nell'acqua e nel vento. Fa freddo e l'aria odora di ottobre. anche se siamo solo in Settembre. Mi mancano le zanzare veneziane, quelle che ti mordevano i nervi, oltre alle vene. fino a portarti all'esaurimento, talmente il prurito.


sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 18:29 | commenti (4)


lunedì, 13 settembre 2004
 

Q U A D E R N I D A L L I D O : 1. speechless / Addio Terrazza Martini


Tornare a casa dopo 12 giorni passati al festival di Venezia può essere doloroso. Capita. Succede, quando è la tua prima volta alla mostra, quando era il 30 agosto e un afoso pomeriggio ti vedeva salire su un treno nell’iper caotica stazione centrale di Milano. Partire sola guardando ad est, e non guardando a cosa sarebbe potuto succedere o meno. Partire e basta.
Partire ed arrivare. Vivere intensamente tutti i giorni della mostra, perché hai un lavoro da fare, dentro uno stand, i kaos ellittico che si sparge dentro il Lido, la gente, stampa, industry, accrediti, colori e volti. Avevo una tabella di marcia, o di turni se volete, e un accredito al collo. E la cosa più bella sono le altre 11 persone che ho trovato a lavorare là, con me. Ovvio che il rapporto non fosse uguale con tutti, ovvio che con certe persone ci sia stata una serie di sfumature in più.
È buffo perché non riesco a mettere in ordine le cose, ho un incredibile nodo dentro, ogni filo ingarbugliato. È solo che quando non ti aspetti nulla e poi invece ti ritrovi a vivere giornate a dir poco stupende, beh è difficile maneggiare la felicità. Ed andare avanti.
Ripenso alle scale del Casinò. Solo un paio di volte ho preso l’ascensore, in una di quelle mi sono ritrovata di fronte il direttore Marco Muller. Dicevo, le scale del Casinò. Primo piano: Sala Perla. Secondo piano: presso room, rigorosamente riservata solo alla stampa. Terzo piano: sala Conferenze stampa. Ne ho viste alcune di conferenze. In alcune avrei voluto entrare ma l’ansiogena calca da star in arrivo me lo impedì. Di certo posso dire che c’ero quando davvero avrei voluto esserci. Ovvero alla conferenza degli “Italian kings of the B ’s”, con Joe Dante, Marco Giusti, il direttore Muller, Barbara Bouchet e il caro vecchio Quentin.

N o n s i s e v i z i a u n T a r a n t i n o

Se vogliamo parlare del mio idolo, c’è da dire che i 41 anni a Quentin stanno facendo un po’ male. Potrebbe dirvelo anche un mio amico giornalista che una chiara notte da lido, alla terrazza dell’Excelsior, quando era tutto troppo buio e il bar chiuso, si è visto il tal Quentin Tarantino accompagnarlo nella riservata Terrazza Martini, e di nascosto aprire il bar e porgergli un cocktail. Perché la realtà è che quest’uomo è arrivato al Lido il 31 con due scelte importanti: fermarsi per tutta la durata del festival, e girare senza scorta. E così è stato. Cioè è stato che i miei occhi da accreditata aficionada dell’ Hotel Excelsior, in tale posto hanno visto di tutto. A parte le attricette di seconda mano in cerca di fama e/o attenzione e/o un contrattino di lavoro, a parte i mille e più visibili contributi della chirurgia estetica sui volti di mille e più donne, sopra tutto ci stava lui, Quintino. Che se lo beccavi di luna positiva era capace di stare in posa anche per 3 foto di seguito, perché una macchina digitale, a volte, può sbagliare, si sa. Capace di ascoltare una piccola brunetta (rincretinita completamente, fidatevi) che cerca di parlargli in inglese. Senza riuscirci. E che dopo l’incontro fatale le pare di camminare su una nuvola, e a chiunque vede comincia a blaterare il suo nome e oh, Quentin. Oh Quentin.
Solo che la realtà è che dopo 12 pomeriggi passati a bere a gratis all’Excelsior arrivi a una conclusione. La prima: il mio fegato non sarà più quello di una volta. La seconda: a quei pomeriggi corrisponde anche Quentin. Solo che lui presenziava là già dal mattino. Io almeno al mattino dovevo lavorare.
Insomma, non l’ ho visto benissimo. A parte i chili in eccesso, un certo gonfiore da alcol, un certo sguardo troppo vigile e attento. È diventato la mascotte del festival. Parlava con tutti, solo che non voleva essere interrotto in conversazioni importanti. Tipo un pomeriggio di lunga chiacchiera con Mike Figgis, entrambi seduti al tavolo a fianco al mio. Orecchie tese ad ascoltare…
Comunque dicevo, la conferenza stampa dei b movies italiani. Ok entro nella sala con la mia amica Anna, ci sediamo e iniziamo a scherzare con l’amico giornalista che scrive su una delle più importanti riviste di cinema specializzate. Ok. Nemmeno mi accorgo che di fronte a me è seduta Victoria e Pif delle Iene. Che poi si mettono a scherzare con noi. Nemmeno mi accorgo sul finir della conferenza di Victoria che si alza, parla a Quentin e in me che non si dica scatta verso di lui e lo ammanetta. Giuro. Anzi, non vedo l’ora che ricomincino Le Iene, magari in un fotogramma ci sono anch’io.

E poi, dentro il buio della notte, prendere il traghetto e tornare all’ostello. Dentro il buio della laguna, scorgere il riflesso dei propri contorti pensieri. il fatto è
che non riesco a non pensare alle persone speciali che ho conosciuto in questi giorni veneziani. È solo che penso a quanto sia difficile, a volte, tirar fuori, nella luce, i propri sentimenti.




* Notes: presto I Quaderni dal Lido avranno un ricco contributo fotografico, grazie soprattutto a Maurizio, fotografo ufficiale della gita al lido.
sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo | 18:28 | commenti (5)