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lunedì, 30 agosto 2004
V E N E Z I A M I A C A R A S T O A R R I V A N D O
Oggi parto per Venezia. Il mare temo abbia otturato la mia docile vena scrittoria e sento una certa difficoltà nel trovare parole nuove per un post. O forse è solo perché riesco meglio a scrivere di notte. chiedo venia,
Di certo il mare ogni tanto aiuta. serve a lavar via certi recenti residui rimasti sulla pelle, e cicatrici nuove pronte a mimetizzarsi lentamente. Forse è solo che questi nove giorni di mare sono scivolati con un rumore silente attraverso stanze oscure e le sfumature che hanno lasciato nell'aria, forse, sono ancora semplicemente troppo fresche per essere tradotte in parole. O forse 5 cinque giorni in tenda hanno abbastanza distrutto la mia schiena e altrettanto qualche cellula cerebrale.... Di certo, tutto è passato via, come uno schiocco di dita. Lo stesso freddo tagliente rumore.
Forse è perché non è successo nulla di che. Forse è perché mi sono ancor più resa conto di avere un carattere troppo spigoloso e fragile per resistere con piglio alle intemperie altrui.
Comunque tutto scivola, scorre.
E stasera sarò a Venezia. E domani sul Lungomare Marconi con un accredito al collo e un gancio teso al cuore. E la felicità che si può sprigionare dentro una fanciulla poco più che ventenne in momenti del genere, è paragonabile al sospiro teso e tirato di quando guardi un pallone da basket fare una parabola e centrare un tiro da 3 punti. o forse è solo confusione e felicità.
Ecco, comunque. Io parto. Per quanto riguarda questa mia personalissima creatura chiamata blog spero sinceramente di poterla nutrire dell'aria festivaliera veneziana. Farò il possibile.
L'unica traccia visibile, in questo giorno di acre sole, è il ricordo della mia invidia verso qualsiasi forma di pass appeso ad un collo, quando credo fosse giugno, e la sottoscritta, nell'acre sole bolognese, scriveva un post sulle vacanze romane. Il primo post ad aprire il corso di questo blog, così cinefilo-intimista, come disse un giorno la saggia S.
Ed ora vado. Ad affrontare le mie paure. prima fra tutte quella della preparazione della valigia. e l'aggravante destabilizzatore è che giusto ieri sera ne svuotavo una di valigia, ed ora pronta per un'altra storia da raccontare. E a proposito di valigia, siccome questo blog è anche cinefilo, mi viene sempre in mente un bel film con William Hurt, attore che io personalmente adoro: "Turista per caso" con tutte le indicazioni per mettere le cose giuste in valigia....peccato che tali dritte che non riesca mai a ricordarmele.
venerdì, 20 agosto 2004
ALONE IN KYOTO r e p r i s e
Ho rivisto "Lost in Translation". Suppongo che la componente autolesionista faccia un po' parte di ognuno di noi.
è che ogni volta che vedo questo film mi rendo ancora più conto di quanto mi senta alienata, troppo spesso, nei confronti degli altri. Un'estate in città. Facce che non rivedevo da anni. e facce che non rivedevo da mesi.
è che non c'è nulla di più sublime e complicato dei rapporti umani. un uomo e una donna.
Amo questo film per tutti quei momenti in cui ti ritrovi di fronte a qualcuno e vorresti dire milleecentoeventimiliardi di fantastiche parole ma. in quell'istante. un treno attraversa la desolazione del tuo cervello e semplicemente accade che non riesci a dire nulla. Non riesci a fare nulla.
Oppure, meglio, accade di fare qualcosa ma il risultato sono inutili graffi sotto una tela già usurata. ti senti un kaos analogico nella testa e di fronte il nulla.
I rapporti umani sono la cosa più insidiosa e dolorosa che ci sia. Succede quando non riesci a vedere il lato luminoso delle superfici, ed è solo il buio causato dalla tua insicurezza. la sensazione tattile di desiderare qualcosa che ti sta sfuggendo e il problema è che non sai cosa fare. come agire.
Ed è ogni volta fantastico il brivido che assale prima di partire. le situazioni irrisolte. Tra l'altro dovrei ancora fare la valigia. ma. La mia testa è una strada ipertrafficata e luminescente di Tokyo. non riesco a non pensare, certi silenzi capaci di far male in un modo così altezzosamente semplice.
I rapporti umani sono la cosa più dolceamara, incredibile e tagliente di questo mondo.
Domani mattina accade che finalmente iniziano le mie vacanze. ovviamente mentre quelle degli altri volgono al termine. Comunque, parto. quindi scriverò. al mio ritorno.
è solo che ci sono giorni che sembrano sushi congelato che non riesci a digerire. ci sono giorni in cui tutto fa un po' male.
(musica)
QUANDO UN FILM è TALMENTE INCASTRATO IN UNA SOTTILE INTERCAPEDINE DEL CUORE:
the Jesus and Mary Chain "j u s t l i k e h o n e y"
Listen to the girl
As she takes on half the world
Moving up and so alive
In her honey dripping beehive
Beehive
It's good, so good, it's so good
So good
Walking back to you
Is the hardest thing that
I can do
That I can do for you
For you
I'll be your plastic toy
I'll be your plastic toy
For you
Eating up the scum
Is the hardest thing for
Me to do
Just like honey (x 17)
sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo |
19:15
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giovedì, 19 agosto 2004
WHEN THE IRISH SKY IS LOOKING AT YOU AND A WORTHY GUINNESS IS SWIMMING IN YOUR BLOOD
Film ambientati in Irlanda: in NoN rigoroso ordine di importanza.
(a t t e n z i o n e : questo è un servizio pubblico sfruttato x scopi privati. ma a fin di bene, è un piccolo regalo. La destinataria (S.) lo sa.)
- "La moglie del soldato" Neil Jordan 1992 : giusto solo per ascoltarvi "Crying Game"...non ricordo nemmeno di chi fosse la canzone...non male però
- "Nel nome del padre" Jim Sheridan 1993 : Una chiara freccia dentro la questione irlanda del nord, ma assolutissimamente lontano dai futili film tipo "l'ombra del diavolo" con Brad Pitt e Harrison Ford, dove la questione IRA è solo un pretesto da trama. Qua si parla di una storia vera, ingiustizie palesi, occultamenti assurdi. roba da farvi venire un acre odio verso cerca english-ipocrisia. per non parlare di Bono che canta. uh uh
- "The commitments" Alan Parker 1991: splendido. musicalmente splendido. Ritrae ancora la vecchia sporca Dublino, prima che gli anni 90 cominciassero a rombare e la verde Irlanda a chiamarsi 'la tigre celtica'. fondamentale x capire una città dove ad ogni angolo chiunque si mette a cantare, e chiunque camminando lo ascolta con piacere. fondamentale x capire la zona in cui la sottoscritta si ritrovò a vivere un anno fa. (i palazzoni alti e pericolosi dove abita una delle sfigate coriste del gruppo erano proprio dietro la mia minuscola villetta a schiera. la zona si chiama Ballymun. ed ha la fama di quartiere più pericoloso di Dublino. eh, )
- "Il Campo" Jim Sheridan 1990 : storia truce di un vecchio che non vuole abbandonare le proprie terre. Essenziale, giusto solo per la scenografia, certi scorci, le scogliere e l'oceano. Dopo averlo visto secondo me è quasi impossibile resistere al richiamo di vederli dal vivo quelle infinite valli verde smeraldo. Ah, L'Irlanda...
- "Michael Collins" Neil Jordan 1996 : modesto come film. a mio modestissimo parere. Però importante da un punto di vista sociale.
- "Un uomo tranquillo" John Ford 1952 : Ford che torna a casa. insieme a John Wayne. eee beh.
- "Amiche" Pat O'Connor 1995 : ...mmh, giusto perché c'è Chris O'Donnell...
- "Una scelta d'amore" Terry George 1996 : sempre filone Irlanda del Nord. sempre storia vera. Bobby Sands e lo sciopero della fame dei primi anni '80. crudo.
- "La storia di Agnes Browne" Anjelica Huston 1999 : un tuffo nella vecchia povera Dublino degli anni '60.
- "Il mio piede sinistro" Jim Sheridan 1989: immancabile.
- "Ballando a Lughnasa" Pat O'Connor 1998: lo ammetto, non l'ho visto.
- "Le ceneri di Angela" Alan Parker 1999: dal bel romanzo di Frank Mc Court.
- "About Adam" Gerald Stembridge 2000: scanzonato umorismo irlandese, ma il film sinceramente non è un granchè.
- "The Snapper" Stephen Frears 1993: mitico prodotta di quella geniale mente che è Roddy Doyle. spassoso. ed eloquente. per farvi capire quanto, seriamente, bevono gli irlandesi.
- "Due sulla strada" Stephen Frears 1996 : terzo della trilogia di Doyle (insieme a The Snapper e The Commitments). il dolce amaro umorismo irlandese contro la triste realtà socio-economica di allora. più i mondiali di calcio del 1990 con L'Irlanda allegramente qualificata, e altrettanto allegramente eliminata (toh!) dall'Italia.
- "Intermission" John Crowley 2003 : Questo nn l'ho visto. é uscito a Dublino l'anno scorso mentre mi trovavo là e ne sentivo parlare piuttosto bene. Il problema è che in Italia l'hanno distribuito...sì, tipo x una settimana e basta. da recuperare
- "Hidden Agenda" Ken Loach 1990 : anche questo purtroppo non visto, perché ahimé difficile da trovare. sempre sul filo Irlanda del nord e polita Thatcher. me lo consigliò tempo fa un professore. fidiamoci.
Si ringrazia il prezioso libro "Stills, Reels and Rushes" di Michael Gray, comprato dalla sottoscritta un docile pomeriggio di settembre, un anno fa, nel bookshop dell' Irish Film Center nel cuore di Temple Bar, Dublino.
Ah, la lista è ovviamente aperta ad altre aggiunte. a chi ne sa e ha voglia di aggiungere.non mi illudo di conoscere tutti i film ambientati in Irlanda. sono lontana dalla meta. Ed aperta anche per una possibile classifica...il mio preferito credo sia "The Commitments"...
domenica, 15 agosto 2004
"ALONE IN KYOTO" *
Ieri sera ero a Verbania. lago maggiore.
oggi invece sarebbe ferragosto.
oggi è un sasso che lancio nell'acqua. oggi sono io, completamente alienata.
sono una serie di canzoni concatenate fra loro. sono il sonno inconcluso di chiara che si spezza tra le lenzuola del mattino. sono l'ultima sigaretta prima di andare a letto.
è che pensavo. la comunicazione e la incomunicabilità. e poi la capacità di vivere con soddisfazione la propria vita, e la capacità di restare ciechi pur spalancando gli occhi.
è come voler andare in australia ma ritrovarsi su una barchetta. e remare. e remare. e non accorgersi che forse quello non è il modo giusto.
è che quando non dormi la notte, oltre a sentirti un po' tyler durden, capita di non sentirti in alcun modo. capita di scivolare da un angolo all'altro del letto, scorgere il giorno nascere dalle crepe di una tapparella. sentire il letto diventare un non-luogo. I rumori, una città che si sveglia, il bagno, la cucina, la porta, il telefono che squilla. Sognare per 20 fantastici minuti e poi ripiombare nel cupo buio azzurro di una camera da letto. Il silenzio che avvolge il corpo come una crema suadente ed è pieno agosto. Sentire, nel silenzio, la pelle bruciare. Sentire, nel silenzio, che è tutto sbagliato, e quando sarà giorno e ormai fuori dal letto, sentire, nelle finestre spalancate, il sole bruciare negli occhi e un'ordinaria mattina lentamente degenerare.
ci sono giorni che andrebbero fatti leggere a posteriori a persone particolari.
è che ci sono giorni che andrebbero cancellati di netto. punto e basta.
Scusate,ma il velo intimista si è fatto preda di me e mi ha semplicemente soffocata.
* "A l o n e i n K y o t o" è una canzone degli Air, ed è una delle piccole perle che compongono la colonna sonora di uno dei film più belli del 2003: "LOST IN TRANSLATION" di Sofia Coppola.
lunedì, 09 agosto 2004
ALL I NEED IS A LITTLE TIME TO GET BEHIND THIS SUN AND CAST MY WEIGHT
Quando guardi fuori dal finestrino di un’auto e le altre auto scorrono via, iperveloci pennellate sopra il volto notturno di una città. M i l a n o.
In queste sere mi sono staccata dallo status di abitante-dell-hinterland-milanese, e mi sono gettata a capofitto nella metropoli.
Quando chiudi gli occhi e senti un rumore denso rigirarti nella testa, e le infinite voci di una città che sembra sempre costantemente Correre e mai Pensare, sempre parlare e mai sentire. Una metropoli che non dorme e respira. Ipercinetica. Caotica. Disorientante.
Però seduta in un’auto, lo sguardo lasciato cadere lungo le corsie della tangenziale, lungo i viali, i piazzali, le strade, gli incroci, può accadere di cogliere per un flebile istante il cuore pulsante di questa città. Milano o si ama o si odia. Io fin da piccola ho creduto di amarla. Ma in un modo sinistro, che scorre lento sottopelle. Non saprei spiegarlo. E mentre un agosto anomalo si scioglie dentro l’afa e tra le stelle, succede che grazie ad una persona mi torni in mente un libro letto poco tempo fa. sempre per la serie P a l a h n j u k: “SOFFOCARE”. Solo che eccola, la mia fobica abitudine di copiarmi le mie frasi preferite ogni volta che leggo un libro. Eccola, la fobica abitudine spuntare dal mio moleskine:
- << l’arte non nasce mai dalla felicità >>
- A fingerti debole acquisisci potere. E al tempo stesso fai sentire le persone più forti. Lasciandoti salvare, tu salvi loro. La gente ha tanto bisogno di sentirsi superiore a qualcuno.
- È buffo come uno non pensi mai alle donne che ha già avuto. Sono sempre quelle che ti sfuggono a rimanere indimenticabili. [n.m. ciò vale anche per le donne nei confronti degli uomini…..o no?]
- Io voglio soltanto qualcuno da salvare. Voglio una persona che abbia bisogno di me. Che senza di me non possa vivere. Voglio essere un eroe, ma non una volta sola.
- Le dipendenze, disse, sono solo uno dei tanti modi per curare lo stesso problema. Le droghe, la bulimia, l’alcol, il sesso sono solo strumenti per trovare un po’ di pace. Per sfuggire a ciò che conosciamo. A quello che ci insegnano.
- Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo. Sani di mente o pazzi. Stinchi di santo o sessodipendenti. Eroi o vittime. A lasciar che la storia ci spieghi se siamo buoni o cattivi. A lasciar che sia il passato a decidere il nostro futuro. Oppure posiamo scegliere da noi. E forse inventare qualcosa di meglio è proprio il nostro compito.
C a n z o n e d e l g i o r n o : “Asleep from day” Chemical Brothers, album “Surrender” 1999 Perché certe cose a volte si possono spiegare solo attraverso una canzone.
venerdì, 06 agosto 2004
Cammina, idiota
una domanda: avete per caso visto il video dei The Hives: "walk idiot walk".
una domanda: ma non è che ci stanno ingannando davvero e gli anni 80 non sono davvero mai finiti?
....mah
giovedì, 05 agosto 2004

IL DOTTOR TARANTINO, OVVERO: COME IMPARAI A NON PREOCCUPARMI E AD AMARE IL KUNG FU
N o n r e s i s t o . Da quando ho saputo che Quentin Tarantino sarà a Venezia, il mio corpo, la mia mente. Il mio idolo sarà a Venezia. Chi mi conosce bene sa quanto posso essere amabilmente fastidiosa non appena si tira in mezzo il Suo nome ed io attacco in uno dei miei Logorroici Monotematici Monologhi. Dai tempi delle medie, sarà stato il ’95 o il ’96 quando scoprii “Pulp Fiction”. Ecco. E poi la successiva riscoperta de “Le Iene” . poi il quarto episodio intitolato “l’uomo di Hollywood” all’interno del film “Four Rooms” . e come non dimenticare quel “Jackie Brown” visto per la prima volta in francese a casa di una mia cara amica nella terra d’oltralpe. Anche se, lucidamente, credo che la mia infatuazione nei suoi confronti sia scattata durante la visione di “Dal Tramonto All’Alba”. Ok, accanto a lui c’era George Clooney, ma volete mettere quel sussulto da psicopatico che spiccava dall’occhietto traslucido del buon Quentin? E poi la pausa, l’attesa. Quentin che si ricicla come attore un po’ di qua e un po’ di là, novello prezzemolino (vedi puntate di “Alias”, rai 2) finché. Finché, una certa sera del lontano 2000, Quentin Jerome Tarantino, interrompe la creazione di quello che sarebbe dovuto diventare il suo quarto film (tale “Inglorious Bastards” a cui invece starebbe lavorando ora), perché folgorato dal ricordo di un soggetto abbozzato anni prima con la cara vecchia amica Uma. Thurman. Per la serie, mi ritorni in mente. Ed ecco Quentin mettersi al lavoro su quel soggetto, focalizzare quell’obiettivo, il tutto come regalo per il trentesimo compleanno dell’ex Mia Wallace. E quel regalo sarebbe diventato un certo Kill Bill vol. 1 e vol. 2. E ora Quentin sarà a Venezia. A presentare un progetto di recupero – intitolato Italian kings of the Bs: Storia segreta del cinema italiano - per quanto riguarda un certo cinema italiano dimenticato, sconosciuto degli anni ’50, ’60 e ‘70. Chissà quanto gli s’illumineranno gli occhi di gioia a vedere e a parlare di autori come Castellari, Margheriti, Bava, Di Leo… E mi ritorna in mente quella scena di “Jackie Brown”, nella casa di Ordell (Samuel L. Jackson) quando lui e Robert De Niro se ne stanno lì appollaiati sul divano a guardarsi in tv “La Belva Col Mitra” di Sergio Greco (1978).
Beh, ora posso tornare alla stesura della mia tesina su Tarantino….e guardarmi “ i tre dell’operazione drago” con Bruce Lee della serie il grande cinema delle arti marziali, appena comprato in edicola…non avrei mai pensato di vedere un film di Bruce Lee, e invece….santo Quentin…..
mercoledì, 04 agosto 2004
O r e 8 : 3 9
Ci sono cose che farebbero inkazzare il tuo dentista.
Ci sono mattine che profumano di ore 7:01 e si trascinano per il resto della mattinata con un acre odore di alcol incollato al braccio. Non è una finta tragedia. È la realtà di due occhiaie cupe che guardano il mattino cambiare faccia.
Ci sono mattine in cui ti ritrovi nell’ospedale della tua città, l’ospedale in cui sei nata 22 anni fa. a fare dei banalissimi prelievi. Succede che stai lì seduta, il braccio disteso, un’infermiera con lo sguardo indagatore puntato sul tuo braccio e le tue vene, invisibili tracce che sfuggono. Un braccino normale e nessuna vena in esposizione, sorbole che peccato.
Mentre l’ago pizzica un ricordo insito e schiacciato in fondo al cervello, non riesco a guardare quel filo rosso di sangue uscire proprio dal mio braccio, non riesco. Perché il mio stomaco emana sentori di f a m e, perché mia madre infermiera accanto a me declama l’universale utilità di avere vene “fantastiche” e la traduzione è: quando fai il pugno e un laccio emostatico ti cinge la parte superiore del braccio, proprio lì nell’incavo del tuo braccio dovrebbero saltare all’occhio delle linee sul verde, dette anche vene. Ma non importa,
con 4 fialette coloro rosso scuro il mondo là fuori può essere più bello e le nuvole grigie che decorano il cielo porteranno pioggia anche oggi? Mah, troppe domande, troppe domande. Sono sveglia da troppo tempo, non ho ancora mangiato e soprattutto fuori, nel corridoio, seduto, vedo un uomo sulla cinquantina abbondante, capelli corti, pizzo curato e uno sfavillante tatuaggio sul braccio destro. Strabuzzo gli occhi. Alzo il sopracciglio sinistro. E davanti a me la faccia di Elvis Presley. Delineata su di un braccio. E assolutissimamente non so perché, ma la mia voce si risveglia, e avvolta in un velo impercettibile, comincia a sfornare le note di ‘ love me tender ’.
E nello stesso istante i miei occhi non visualizzano me rincretinita canticchiare ‘ love me tender ’ per i corridoi di un anonimo ospedale della corsia obliqua che cinge, a sud, Milano, m a i miei dolci occhi vedono Sailor e Lula abbracciati, lui cantarle la zuccherosa canzone, e il demiurgo Lynch lanciare i titoli di coda su quel gioiellino kitsch di film che è “Cuore Selvaggio”.
E pensare che un anno fa, a quest’ora, delle soporifere birraiole nuvolette guidavano il mio passo, lungo le strade, lungo i banconi dei pub, attraverso gli occhi, le parole, i respiri di una città che mi ha tagliato il cuore. La città dove ho lasciato il mio cuore. E a volte temo di aver dimenticato là anche la memoria, l’acutezza, un certo velo di gioia. Può una semplice città lasciare un solco così profondo? Non lo so.
So solo che questa città si chiama Dublino.
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