|
venerdì, 30 luglio 2004
IO E LA RELIGIONE
"Il Settimo Sigillo" Ingmar Bergman
"L'Ora di Religione" di Marco Bellocchio
giovedì, 29 luglio 2004
STO DORMENDO? HO MAI DORMITO?
>> “F i g h t C l u b” di Chuck Palahnjuk <<
- Se potevo svegliarmi in un posto diverso, in un momento diverso, potevo svegliarmi diverso io stesso?
- Gente che conosco, che una volta andava a sedersi in bagno con una rivista pornografica, adesso va a sedersi in bagno con un catalogo Ikea.
- Compri il divano, poi per un paio d’anni sei soddisfatto al pensiero che, dovesse andare tutto storto, almeno hai risolto il problema divano. Poi il letto perfetto. Le tende. Il tappeto. Poi sei intrappolato nel tuo bel nido e le cose che una volta possedevi, ora possiedono te.
- Forse l’automiglioramento non è la risposta.
Forse la risposta è l’autodistruzione.
- “quello che devi considerare” dice “è la possibilità che a Dio tu non sia simpatico. Potrebbe essere che Dio ti odi. Non è la cosa peggiore che può capitare”.
- “La pubblicità ha spinto questa gente ad affannarsi per automobili e vestiti di cui non hanno bisogno. Intere generazioni hanno svolto lavori che detestavano solo per comperare cose di cui non hanno veramente bisogno. Noi non abbiamo una grande guerra nella nostra generazione, o una grande depressione, e invece sì, abbiamo una grande guerra dello spirito. abbiamo una grande rivoluzione contro la cultura. La grande depressione è quella delle nostre vite. Abbiamo una depressione spirituale."
mercoledì, 28 luglio 2004
DELLA SOPRAVVIVENZA ESTIVA
Diciamo che l’estate non mi è mai piaciuta. Diciamo che detesto l’imposizione di regole. Estate = caldo = vacanze = divertimento.
Quando l’equivalenza sopra è semplicemente assente, e il tuo corpo è destinato a restare Lontano da qualsiasi luogo definibile Di Villeggiatura, ecco. L’estate assomigliare ad un ostacolo arduo da superare. C’è la noia appiccicosa. Il lavoro estivo. Oppure non c’è il lavoro estivo e c’è la noia pruriginosa di Doverti Cercare un lavoro.
C’è l’ombra di due anni passati in una città dal gusto sapido e sublime, e c’è il tonfo di ritorno estivo. Un paese troppo stretto per il mio respiro cerebrale.
Ecco. L’estate è la pozzanghera che resta dopo la pioggia. Una pozzanghera di domande, il ritorno a casa degli studenti fuorisede. Quanto Può Essere Sudicia e Insulsa – anche solo a livello Morale – la tua personalissima pseudo metropoli di provenienza. Ci finiamo dentro tutti. Il tunnel del confronto. Il ritorno.
Così,
nelle valli assolate di una padan pianura, possono stonare tutte le facce di paese. I dialetti, i gesti, gli sguardi, i saluti. Può suonare tutto dannatamente storto, persino il chiaro e lucido specchio di casa tua. Il riflesso di qualcosa lasciato alle spalle. Prendere un treno e scivolare giù, sconfinare di regione e lasciarsi alle spalle il ritratto triste di un passato. E rivederne i colori sbiaditi, ora, di ritorno, in questa estate. Può far male. Non riconoscersi più,
Diciamo che nel mezzo di questa finta tragedia può sorgere da un angolo breve ed impolverato del cervello, l’insano bisogno di attaccarsi a qualcosa. La Presunzione di Ancorarsi alla Cultura. o qualcosa che gli somigli. E lasciare che uno spiraglio scorra verso il terreno fertile del blog. Per un piacere che non ha nome, per un qualcosa che assomiglia alla condivisione, ai segnali del rito. O perché la curiosità è una linea sottile il cui inchiostro sembra non esaurirsi mai….
- cd : “Wave of Mutilation” Pixies
“Stories from the city, stories from the sea” PJ Harvey
- film: “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri, 1970
<< perché dietro ogni sovversivo si nasconde un criminale e dietro ogni criminale si nasconde un sovversivo…>> è il 1970. la colonna sonora di Ennio Morricone si sublima in un motivetto ormai conosciuto (ripreso tra l’altro durante il tour 2003 ‘Amorematico’ dei Subsonica…la band di Torino a rifare le celebri note, dietro di loro lo schermo e le immagini del film, e quel Gian Maria Volonté in straordinaria forma).
primo film italiano sulla polizia. Gian Maria Volonté superbo. quanto la somiglianza con il figlio Luca, arruolato presso le fila dell’UDC.
giovedì, 22 luglio 2004
BOLOGNA E L'UNIVERSO CIRCONCISO DI LUGLIO
Magari capita anche a voi di stare dentro un vaso di pandora. di profumo. L'obiettività slegata. è Luglio, un esame alle spalle e la città di burro e tortellini spalmata su un divano che mi guarda e dice. sussurra. Cosa diavolo ci fate ancora Voi. Stranieri. Qui. é la rete metallica dei rapporti interpersonali, è la mappa traslucida delle serate multicolori. Sono le mille cose, i mille volti. Tutto prima di tornare a casa.
E stando nel limbo è come un acquario. siamo pesci, la nostra pelle ruvide scaglie. Inquiete notti, mentre le piazze notturne mano a mano si spopolano, quell'universo di diseredati-fuorisede si stinge lentamente...lentamente....è sola un'altra estate, tornerà Settembre.
L'universo pallido e amorfo di luglio rivela spettacolari notti stellate in piazza Maggiore. La Piazza. con quella bellezza. Qualche sera fa c'era un certo Francesco Rosi, a presentare il suo "i Magliari" del 1955, con un Alberto Sordi da squisiti monologhi strappa-risate e poi Rosi, un monumento del cinema italiano laggiù, su un palco, a spiegare che sono solo immagini proiettate su un lenzuolo bianco ed enorme. Un lenzuolo, capace però di scavare dentro, con le unghie e tirar fuori emozioni che la sola parola emozioni svilisce. Credetemi. Quella vecchia storia della passione del cinema.
ecco. Rimanere a luglio tra i vicoli impolverati e i dipartimenti vuoti, a Bologna, significa anche questo. Incappare nella regal piazza, sentire l'eco di bei concerti vicini/lontani (vedi Ferrara), scorgere ritagli di strade tipo Vicolo Bolognetti, dove dal 9 luglio, ogni venerdì fino alla fine del mese, proiettano film di Mario Bava. Esperienza unica. E se non avete mai sentito questo nome, provate a chiedere informazioni a un certo Quentin Tarantino, che lo adora tanto da citarlo in ogni dove, persino nei ringraziamenti al termine di Kill Bill 2.
è come se questa città respirasse cinema. è non voler vedere altro. I volti stanchi, turistici, abbronzati o meno abbronzati...la febbricitante attesa di lasciare il covo caldo cittadino. Mentre i miei occhi vedono solo queto silente rumore di cinema, che si muove sottopelle, nella città. In cerca di immagini. Di sogni.
poi capita, che venerdì scorso, 16 luglio, dopo la proiezione del film di Mario Bava "Cinque bambole per la luna d'agosto" abbia fatto seguito un film, semi-opera prima. "The Human Film" di Walter Ciusa, road movie fedele e intelligente sulle vicissitudini di un americano a Bologna, un certo Ted, a detta di molti, l'americano più famoso di Bologna..........ma questa è un'altra storia. E magari ve la racconto un'altra volta.
lunedì, 12 luglio 2004
ALTRE STORIE, ALTRI MONDI: I Festival reggae!?!
Verso est. Verso il Friuli. Verso Udine e poi su, verso le montagne. Dal 2 al 10 luglio proprio là, verso lì, c’è stato un festival reggae, tale RototomSunSplash. Non è male ritrovarsi immersi dentro un verde d’altri tempi. Unico skazzo: per arrivarci è un po’ un delirio in bilico tra il labirinto e il senso del perduto, però giunti in cima, nel bel mezzo di paesini dai nomi inquietanti tipo Buja o Tolmezzo, ecco l’angolo di paradiso reggae pulsare per voi. Funziona da 11 anni questa macchina organizzativa, sempre in Friuli, ma prima lungo i lidi di Lignano Sabbiadoro. È finita, sì, siamo al 12 luglio…però ce n’erano di anime barcollanti e non in quel parco, e chissà quanti ricordano, quanti ricordi. Innanzitutto chi ha suonato: ennesimi Africa Unite e Sud Sound System; un certo Julian Marley. E poi chi non ha suonato: certi Cypress Hill, troppo indignati per un diluvio universale che si è abbattutto al parco del Rivellino per la precisione martedì sera. E per la precisione, o il semplice interesse di chi mi conosce (!) quel tal diluvio si è abbattutto anche sulla mia testa. E le mie scarpe e la mia maglietta E pantaloni, decisamente troppo estivi per una serata di luglio dal freddo invernale. Insomma, io c’ero. Nei due giorni forse più densi di pioggia e fango. E può succedere che la tenda crolli o che una tenda non ce l’abbiate nemmeno, perché pensavate di trovare il proverbiale sole di luglio, e invece…E invece, a parte la proverbiale stupidità delle 22enni, tutti abbiamo qualcuno, se pur nascosto che ci ama, o perlomeno ci vuol bene, e quindi può anche capitare di finire – assolutissimamente in gran segreto – nella stanza d’albergo di un amico. Un certo amico che al collo aveva un pass…mm, meglio non mettere la gente nei kasini.
Condizioni metereologiche a parte, ciò non ha guastato una cerca atmosfera, di rilassatezza, nebbia giamaicana, vago sapore di figli dei fiori, anche se chi vi spiega, in quegli anni 60 non c’era ancora…
Comunque dopo una settimana di positive vibrations e basta forse è plausibile una sottile nausea insinuarsi nel cervello, e non c’è da stupirsi se il ricordo del posto vi porta alla mente facce di ogni tipo, veri e finti rastaman, fighetti che vogliono fare gli alternativi alla moda, elfi, hare krishna..(si scriverà così?)famiglie al completo con bimbi allegri e saltellanti, adolescenti, ragazzi e non più ragazzi…Forse è questo il fascino, la non ghettizzazione, non indignarsi di fronte a tante maschere, ma lasciarsi cullare da un mare così eterogeneo. E a volte unito. Come quando sotto un sole friulano, un numero imprecisato di persone così diverse e così unite andò a formare, una certa parola P A C E…
[This one goes to Arturo…grazie]
Giovedì 3 Giugno 2004
RIFLESSI DI CINEMA: vacanze romane
Ecco. Una cosa è studiare la storia del cinema. O meglio, la storia della critica cinematografica. Poi. Metti una sera a Campo de Fiori, Roma. Sera del 1° giugno, ore 23:00 circa. In una minuscola traversa di via del Pellegrino, sulla destra, andando dritti dritti verso Campo de Fiori, mi imbatto in un femminile vociare americano, sulla sinistra, mentre sulla destra, attenzione, il suddetto vicolo è completamente chiuso all’accesso e alla vista grazie a 5 simpatici ometti vestiti di nero con auricolari inclusi. Ecco. Cammino per Roma tranquilla e nonostante una scena del genere sembri molto: “fan accanite attendono fuori dal ristorante famosa star di turno”, cerco di ignorarla palesemente, ma è difficile. Vi spiego. Pochi metri più in là, si distende una fila di 6 camion - Trasporti Cinematografici - e poi cartelli indicanti ‘location n° 2 ’, vigili urbani sparsi a caso per la strada, e un paio di auto sospette con vetri posteriori oscurati. A t t e n z i o n e. Capita così di realizzare, tornare indietro lungo la via. Insomma, martedì sera, 1° giugno, nei pressi di Campo de Fiori, Steven Soderbergh stava girando una scena del suo nuovo film: “Ocean ’s twelve” con Brad Pitt. Ed io, ignara turista per caso nel bel mezzo di Roma, mi sono ritrovata proprio lì, davanti al set. Il giorno prima era stata girata una scena con George Clooney. E stando a voci di corridoio, pardon di via del Pellegrino, la troupe dovrebbe fermarsi in città per altre 4 settimane. La cosa incredibile è proprio il capitare per caso dentro l’attesa, il tendere il collo oltre le guardie del corpo, quel cercare, di, captare un capello biondo di Brad…o cercare di ricordarsi che faccia abbia Steven Soderbergh… … È alquanto noioso, credetemi, stare di fronte ad un set blindato, con attorno curiosi di passaggio, sciacquette in minigonna a caccia di un pass per entrare e disposte a tutto (sono cose che si capiscono a distanza), una troupe infinita che si spande dentro e fuori il set, tra le strade, in mezzo a Campo de Fiori, dentro i bar, i ristoranti. Un popolo che si muove scaltro e fiero davanti ai miei occhi, insigniti del gran potere del magico cordoncino rosso appeso al collo; per non parlare delle vassalle di produzione che di nascosto dispensano pass ad amici e amiche. Il tutto finché il set comincia a smontarsi, i movimenti diventano frenetici, il tavolo imbandito di cibo all’interno del set ormai svuotato, la gente che se ne va, la gente che mormora. B r a d P i t t, d o v’ è ? E il buio languido di Roma giace sui volti, le auto dai vetri oscurati si muovono in fila, caute e poi veloci finché il novello Achille del duemila, esattamente come in un film, appare di completa sorpresa dietro una saracinesca alzata e chissà, saranno i suoi capelli cortissimi biondi, o i docili lineamenti, o il maglioncino che lo avvolge, o quell’ aurea bellezza o forse semplicemente l’Alcool a farmi sembrare tutto Dannatamente finto, persino il Brad che prima di sgattaiolare dentro una scurissima jeep targata Olanda alza il braccio destro e fa ciao ciao con la manina. Mah. Mi chiedo dove staranno andando. Quale albergo. Ma poi mi chiedo dove diavolo Noi stiamo andando, quando, scomparsa l’auto, l’acme della notte romana si affievolisce su se stesso e io mi guardo attorno, tornata alla realtà, ed è un crogiolo di vanità e illusioni, sogni, confini di realtà che non si distinguono. Perché in fondo, cos’è la celebrità. Non è forse questa la domanda più antica del mondo?
E così anche un’altra serata romana è andata. Sfuggendo via dalle dita come il vento, come un bel film che ti ha riempito cuore e testa ma che ahimè, è già finito. E nella scia lasciata dalle auto nere in fuga, ci sono due ragazzi in macchina, bloccati nell’ hollywoodiana coda, che mi chiedono cosa sta succedendo. Beh, a pochi metri di distanza da voi, in una scurissima jeep con targa olandese c’è seduto niente-popò-dimenoche Brad Pitt, dico. E la risposta da parte loro è solo una calda e semplice ilare risata.
sapientemente ed erroneamente blaterato daGogo |
17:41
| commenti
|
|